sabato 16 maggio 2015

Lezioni di storia

Ascolto  sempre con grande interesse questa trasmissione, che è un a delle più  accurate proposte della  Rai, anche se  il conduttore,  molto intelligente e preparato, non sempre fa tutte le domande che deve.

 Il  mercoledì 13 maggio, l’argomento era  sulla guerra alle Falkland, tra l’Inghilterra e l’Argentina, dove al potere c’erano i militari fascisti, che facevano sparire gli oppositori.

A quell’epoca io lavoravo al MAE, e  organizzavo un Convegno per l’insegnamento dell’italiano,  sotto la direzione di Sergio Romano,che dirigeva il dipartimento delle Relazioni culturali con  l’estero,

 Il Governo era completamente spaccato: Il presidente del Consiglio era Spadolini, repubblicano, completamente dalla parte degli inglesi, paese democratico,  mentre il Ministro degli esteri era Colombo, favorevole agli Argentini.

 Romano non aveva voluto invitare all’inaugurazione del Convegno Spadolini, per non compromettere le sue relazioni con Colombo, Min. degli esteri, con il quale, era sostanzialmente d’accordo, essendo lui di famiglia fascista, favorevole a Salò,  come dice nelle sue “Memorie di un conservatore”.

Vorrei allora ricordare  alcuni episodi per mettere in evidenza l’assenza di domande importanti alle quali Ernesto Galli della Loggia avrebbe potuto rispondere.

                                                             *** .
- Maggie vuole menare un po’ le mani? - aveva detto Reagan, ridendo. E aveva assicurato  la sua benevola neutralità.
-         Il mio cuore batteva per "l'Invincible", la portaerei inglese. L’Italia aveva fatto malissimo a vendere all'Argentina gli AER Macchi, favorendo i generali fascisti, gli stessi  che facevano sparire anche i nostri connazionali. Aveva ragione Spadolini. -
Lo avevo dichiarato al capo del mio ufficio (Ricerca e programmazione” ) ,  il consigliere Monaco Sorge,  senza complimenti.
- Ma no !...mi aveva risposto inorridito. L’Italia ha tanti in interessi in Argentina.  
- Le madri italiane della Plaza de Mayo si sono  fatte ricevere dal Presidente Pertini. I valori etici per lui contano più degli  interessi. (traduzione: delle tangenti, volte a foraggiare i partiti politici ). Gli Aer Macchi erano una bella torta,  e ne volevano tutti un po’. -

La Resistenza antifascista continuava, la linea delle alleanze politiche era assolutamente trasversale all’interno della coalizione al potere.
Se Ugo La  Malfa si era battuto contro Sindona, mandando il povero avvocato Ambrosoli a fare l'ispezione sui suoi traffici, Pertini e Spadolini  avevano fatto blocco contro Craxi e la D.C, favorevoli a Licio Gelli e alla loggia P.2,  largamente implicati  nel commercio con i paesi dell'America Latina. Gaetano Stammati, ministro del Commercio con l'estero,  aveva firmato  moltissimi contratti di vendita e di  armi e di  aerei.  Bene “alloggiato” anche lui.

 Era stata nominata una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, su raccomandazione della Suprema Corte e del Consiglio superiore della magistratura. Era presieduta da Tina Anselmi, democristiana, valorosa partigiana. Per lei  avevo e ho sentimenti di stima e gratitudine.
 Ma  Craxi  aveva difeso Gelli, con il pretesto che la metà del listino della Borsa era crollato al momento del suo arresto. In realtà temeva  ricatti e rivelazioni. C’era un comitato anti-Loggia, all’interno del Psi, ma aveva ricevuto delle consegne: profil bas  e calma zen. Così mi aveva detto Covatta, un parlamentare ischitano, socialista, che avevo incontrato in un dibattito
Seguivo con interesse sui giornali la notizia che il giudice Carlo Palermo, sulla base di una testimonianza di Falco Accame, socialista, aveva istruito un'inchiesta sulle tangenti  provenienti dal traffico di armi  col Medio Oriente. Non mi piaceva affatto che Bettino Craxi si fosse messo a tuonare contro il  giudice, (anticipando di dieci anni i costumi berlusconiani).
La separazione dei poteri  a me  pareva essere il fondamento della democrazia ed era nella Costituzione. Il controllo giudiziario contro  gli abusi e la corruzione  del potere esecutivo era indispensabile. Invece quel giudice aveva subito un attentato, sulla via per Trapani, e si era dimesso dalla magistratura. Falco Accame, deputato socialista, aveva testimoniato sui finanziamenti di Gelli al partito. Risultato: non venne rieletto alle elezioni del giugno '83.
                                                      ***
La  rivista Mondo Operaio, in via Tomacelli  mi aveva invitato a un  dibattito su quanto accadeva in Argentina, il tema  scottante era quello dei desapparecidos e delle madri de la Plaza de Mayo che Pertini aveva ricevuto.
. Sul palco c'era  Silvano Labriola, (il cui nome figurava nella lista degli "alloggiati"). Accanto a lui anche la bellissima Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri, fedelissima di Bettino,  e Pio Marconi, un vecchio amico.
 La linea dei diplomatici  in servizio  alla nostra  Ambasciata a Buenos Aires era favorevole ai militari, come del resto avevano raccontato  i  giornali. - Non era vero che erano in pericolo. Tornassero a casa- loro. -  aveva detto  un  consigliere.
Quando la parola tornò alla sala andai al microfono.
- I diplomatici, vincolati com'erano a decisioni governative e alle indicazioni del Ministro degli esteri, al massimo potevano scegliere  i menù e i posti a tavola.  Piuttosto che facevano i politici? - Guardavo  Labriola negli occhi. - Perché avevano venduto gli Aer Macchi all'Argentina,  dove  i militari  al potere facevano sparire i nostri connazionali? -
 Io per mia fortuna non ero diplomatica ed ero, si, socialista, ma, a differenza della signora Boniver, decisamente craxico-indipendente.
 Il giorno seguente Claudio Martelli, accompagnato da Gaspare Barbellini Amidei, aveva organizzato una speciale conferenza stampa,   per lamentarsi delle cosiddette "calunnie mendaci" che Repubblica  riversava sul  Partito socialista  e sul suo conto.  Gli avevo quindi chiesto che cosa pensava degli Aer Macchi e della corruzione tangentizia. 
- Lui – protestò  - delle tangenti  percepite sulla vendita  non sapeva assolutamente  nulla
- E allora, nella stanza dei bottoni che ci stava a fare ? -  avevo replicato.
Irritato e inquisitorio, aveva chiesto il mio nome a Gaspare Barbiellini Amidei, giornalista del Corriere  della Sera. Gaspare era figlio del podestà fascista dell’isola d’Elba. Mi conosceva: entrambi  studenti  al liceo  Mamiani.  E Martelli,  inteso il mio cognome, conoscendo  bene la storia del paese,  sapeva che ero stata firmataria della mozione dei 101, sui fatti d’Ungheria, nel 1956.
Cominciarono  quindi ad arrivare inviti perché io partecipassi alle riunioni del Psi.
                                                     ***

Ecco, alla trasmissione Rai Storia non ci sono state domande sul ruolo  particolare avuto dall’Italia: era stato proprio grazie agli Aer Macchi   che i  militari argentini avevano potuto infliggere ai britannici  una prima severa sconfitta, con 200 morti : loro  infatti    avevano si  una bella  flotta ma non aerei sufficienti. Erano loro che abitavano le isole Falkland,  non gli  argentini: quindi erano decisi a restarci.
La conclusione della guerra era stata la loro  piena vittoria, anche grazie al sostegno degli americani,  e, soprattutto, si era tradotta nella fine della dittatura militare Argentina, che, scommettendo su sentimenti nazionalistici, aveva guadagnato, grazie alla guerra,  il favore popolare.
Così ha giustamente concluso Galli Della Loggia.
Personalmente avrei voluto porre queste domande sul ruolo dell’Italia:
1) Le tangenti rilevanti percepite sul contratto degli Aer macchi avevano  assicurato entrate consistenti  alla cassa del PSI e della DC. Una parte  del bottino  sarebbe finito poi sul conto protezione personale di Craxi in Svizzera.
2) la seconda domanda riguardava  il ruolo avuto dalla P2 in tutta la vicenda, grazie agli alloggiati al governo in funzioni importanti, come il Ministero  del  commercio con l’estero, Gaetano Stammati.

 Conclusione:

La storia del passato è sempre utile per capire il presente, se si pensa che la legge sulla corruzione presentata dal governo Renzi è stata anpiamente criticata dal Consiglio Superiore della Magistratura che l’ha ritenuta del tutto insufficiente, sia per l’aumento modesto delle pene previste, sia perché non è stata  ancora varata una legge efficace sulla prescrizione,  che modifichi quella attuale, grazie alla quale molti  corrotti e corruttori   possono tranquillamente sfuggire alla prigione e  restare impuniti perché il loro processo dura troppo..
 Si profila una vera  “democratura”,  dopo l’approvazione della legge elettorale Italicum,  con il premio di maggioranza  (inesistente nelle altre leggi elettorali in Europa,) grazie al quale è previsto  un massiccio aumento di seggi in parlamento per chi prenda il 40% dei voti, ma anche per chi vincerà al ballottaggio con una percentuale inferiore.  Un nuovo fascismo si profila per il paese per assicurare “la governabilità”
Resterebbe solo la speranza che vengano raccolte firme per un pacchetto di quesiti su vari argomenti,  da proporre al prossimo  Referendum, ivi compreso quello sull’Italicum.

 La storia è utile  non solo per capire il passato , ma anche perché i problemi maggiori del presente restano irrisolti : non ci sono mai le risorse necessarie per pagare le pensioni  sottratte con la legge Fornero, , mentre con una efficace legge sulla corruzione e sulla prescrizione  si potrebbero agevolmente trovare

giovedì 22 gennaio 2015

Intelligence o Cretinence? Chi ha vinto?

I Servizi francesi furono avvertiti da quelli algerini: era in  preparazione un grosso attentato a Parigi, e   Charlie Hebdo, con le sue vignette,  era un obiettivo possibile. Ma  il poliziotto musulmano di guardia al giornale non aveva nemmeno un giubbotto antiproiettile!...
 L’Intelligence non ha dato alcuna importanza a questi avvertimenti né predisposto alcuna coordinazione con le forze dell’ordine!...Quando si sono visti 88.mila poliziotti alla ricerca dei 2 attentatori senza conseguire alcun risultato abbiamo pensato che ci voleva una bella vignetta umoristica1
Per fortuna avevano lasciato una carta d’identità nella macchina che li aspettava, e si è quindi scoperto che in passato erano stati arrestati  e poi rilasciati. Si erano addestrati militarmente nello Yemen.  Forse qualche responsabilità per i 17 morti ce l’hanno soprattutto i Servizi. Ha trionfato la Cretinence!...
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Nel 2001  dopo l’attentato alle Due Torri  abbiamo detto: “Siamo tutti americani!”. Ma già 6 anni prima i fondamentalisti avevano fatto in Algeria migliaia di morti per imporre la sharia,estendendo la loro azione anche all’aereoporto di Marsiglia. Ma non ci siamo schierati con loro per protestare.
Credo che all’interno delle comunità islamiche la grande battaglia debbano farla le donne.
Quando nelle scuole pubbliche in Francia si imponeva di non portare il velo, simbolo religioso inammissibile  in una repubblica laica, le ragazze algerine vivevano dimidiate tra la cultura delle mamme e delle nonne che il velo lo avevano sempre portato e le loro compagne di scuola, libere da qualsiasi imposizione.
Al teatro della Crièe a Marsiglia era stato organizzato  al riguardo un dibattito, e un’algerina, Fadela Amara, aveva detto: negli anni ’80 avevamo cominciato a godere di una certa  libertà. Ma tutto è crollato negli anni ’90 con la disoccupazione di massa che ha bloccato l’integrazione. C’è stato l’avvento del fondamentalismo islamico, con un ripiego identitario sulla nostra origine.
Nei quartieri di periferia le ragazze avevano problemi:  i loro fratelli non avrebbero potuto uscire dalla loro condizione. Miseria, droga, violenza e problemi con le autorità: unica uscita la prigione.
E loro? Sole!
L’8 marzo erano quindi venute alla ribalta con un movimento femminista. Cominciavano a stigmatizzare il comportamento dei loro fratelli, padri, fidanzati, cugini,e amici all’origine delle loro sofferenze personali: excisione, prostituzione, matrimonio forzato organizzato in famiglia. La lotta per migliori condizioni di vita riguardava tutti,  maschi e femmine: scuola, lavoro, salute, alloggio, tutela della famiglia, insomma quell’ascensore sociale negato dalla crisi economica.
 I ragazzi  sono rimasti come al Medio Evo,- diceva Malika. Mentre Fatima sosteneva che senza lavoro e senza soldi si fanno buttar fuori dalle discoteche, impossibile avere relazioni sessuali, e  quindi sfogano la loro frustrazione sulle ragazze. Lo stupro individuale o collettivo è una prassi ordinaria. Ci sorvegliano: guai se portiamo le gonne, i jeans sono la nostra cintura di castità, e se ci ribelliamo, botte, pugni e occhi au beur noir!...Le madri arrangiano i nostri matrimoni, e ci tocca mostrare il lenzuolo sporco di sangue alla famiglia dello sposo per averne il rispetto!... E’ ora di farla finita. Il nostro slogan “ Ni putes ni soumises!”
Le ragazze, francesi di nazionalità,  non possono vivere come in Algeria.Quindi ritenevano urgente firmare un manifesto per allertare i pubblici poteri.
“Le Autorità parlano dei problemi delle periferie solo al maschile. Noi siamo donne e rivendichiamo la nostra libertà per avere giustizia.”
Quindi la cittadinanza francese non era tutto: liberté, égalité, fraternité per loro era rimasta lettera morta.
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Nel marzo del 2000 c’era stata alla Cité du livre di Aix en Provence una grande manifestazione sulla Creatività nel Mediterraneo. Scrittori, scrittrici cineasti, documentaristi erano intervenuti.
 Le donne scrittrici avevano da molto lasciato l’Algeria, e vivevano in Francia ( Come Assia Jebar, la decana, che stava da 40 anni a Lione. Salima Ghezali, minacciata dai fondamentalisti per la sua campagna alla radio, aveva pubblicato il suo primo romanzo: “Les amants de Sheerazade”
 Le donne algerine erano state tradite dal Partito Unico, divenuto il supporto del clericalismo più bieco, malgrado  esse avessero partecipato attivamente alla resistenza contro il colonialismo francese.

A Aix en Provence era presente Horrya Sahi, giornalista della televisione algerina,  Alta, bel portamento, occhiali da intellettuale, era venuta a presentare il suo documentario.
 Le elezioni del’ 93  avevano dato la maggioranza agli islamici: erano quindi state annullate, e avevano determinato  una  violenta reazione fondamentalista che, soprattutto all’interno del paese, aveva fatto migliaia di morti per anni.
 Horrya aveva intervistato una donna, un ex militante del Comitato di liberazione nazionale, alla quale i francesi avevano ucciso il marito e ora i fondamentalisti le avevano sgozzato il figlio. Una donna semplice, una delle tante vittime della furia islamica.
 Horria l’aveva filmata per una trasmissione alla Tv algerina e aveva ricevuto a Washington il premio per il reportage più coraggioso. Col denaro del premio aveva potuto affrontare le spese per gli studi della figlia, Maya, all’Accademia dei belle arti ad Avignone. Poiché lei era stata minacciata di morte, che almeno Maya vivesse tranquilla e incolume in Francia.
Lei, Horrya era protetta nella notte dai suoi vicini ma non dalla polizia. Lei sapeva che i massacri erano organizzati e mirati.
 L’esercito era dietro le quinte, e sarebbero durati finchè  gli algerini non si fossero piegati alle richieste del Fondo Monetario internazionale, finche non fosse stata distrutta ogni briciola di protezione sociale attuata dal partito unico negli anni Sessanta- Settanta. Gli algerini non potevano essere più degli assistiti, dovevano prendersi in carico. La scuola funzionava per i redditi medio-alti. I poveri dovevano arrangiarsi, e scegliere se vivere nelle bidonvilles o emigrare. Quei bimbi erano cresciuti nell’indigenza,  facilmente manipolabili, e ora sgozzavano su ordinazione, prezzolati, comunque in nome di Allah, per conquistare il paradiso almeno dopo la morte, visto che sulla terra c’era l’inferno.
 Sulla costa il paese si era evoluto: in città come Orano arabi, ebrei e cristiani  convivevano senza problemi, ma non così nell’interno.
 Avevo invitato Horrya ospite a casa mia con sua figlia Maya, perché potessero godere  di un po’ di tranquillità.
 Horrya aveva molti problemi, anche al lavoro, dove il suo coraggio era considerato anomalo. Non credeva alla politica del perdono del Presidente Bouteflika. Era un escamotage per coprire il volto degli assassini che agivano all’ombra della divisa.
Invitata ad andare a Rodi, al Forum della donna del Mediterraneo, per invidia i suoi colleghi avevano intercettato  l’invito e risposto negativamente:” non poteva andare a rappresentare le donne algerine perché persona non grata”.
 Avevo allora telefonato ad Aliki Moschis Gauguet, organizzatrice del Forum, perché le inviasse al suo domicilio il biglietto di aereo, e aveva potuto partire solo alla vigilia del Congresso, con un visto europeo per un soggiorno di 3 mesi.
Ma non le perdonarono il suo intervento, apertamente critico nei confronti di Bouteflikà.
 Non era la sola però: anche l’attrice Isabelle Adjany, di origine algerina, non era presente alla cena organizzata all’Eliseo in suo onore, e aveva lasciato il seggio vuoto “ per non avallare in un’occasione mondana una linea politica inaccettabile” “Bouteflika? Sette tipi di ambiguità.
Horrya , rifugiata politica , era  ad Avignone  per curare sua figlia Maya, malata di depressione nervosa, e aveva ottenuto un prolungamento del permesso di soggiorno a un anno.
 Ora madre e figlia  lavorano insieme in Francia  e non sono tornate. Questa è la realtà  che gli interessi per i giacimenti di gas e petrolio hanno a lungo occultata in Occidente.
 E sono questi emigrati che  Marine Le Pen vorrebbe espellere dal paese !...
II°
 La giornata dell’11 gennaio 2015  a Parigi:   50 capi di Stato europei e mondiali  hanno aperto la sfilata da piazza della Repubblica  a cui hanno partecipato 2 milioni di persone,
 Un giorno molto emozionante che ha lasciato intravedere una nuova Europa unita e solidale, accanto a un Francia dove destra e sinistra si sono unite per difendere i valori della Repubblica:
“ Sono cristiano, ebreo e musulmano e cittadino francese, che rivendica il diritto di  difendere il valore fondamentale: Liberté. Égalité, fraternità. Donc “Je suis Charlie!...
Come non notare la stupidità della richiesta di Marine Le Pen di ripristinare la condanna a morte dei terroristi arrestati, quando  loro la mettono già in conto per guadagnare il paradiso di Maometto? Con la sua proposta che va contro alla legislazione francese,  non potrà certo fermarli!...
 Speriamo che questo le faccia perdere voti a vantaggio della destra  di Sarkosy,  alle prossime presidenziali.
                                                   ***
III°
Chi sono i jiadisti francesi e inglesi vissuti nelle periferie delle grandi città? “Figli nostri”, - ha detto Eddy Pleniel , giornalista famoso, mettendo in evidenza il grave disagio economico e sociale  in una società che,  grazie alle politiche  liberiste,   si è ben guardata di assicurare a tutti lavoro e dignità, unica base per una vera integrazione. L’Isis assicura loro i mezzi per vivere: li paga per ogni attentato . Quindi per vivere bene  si radicalizzano.
 Dei  jihadisti in azione a Londra, a Parigi e in Spagna è stato detto: “ Sono in guerra contro l’Occidente”.
 Ma ci siamo dimenticati che la guerra l’Occidente l’ha già fatta contro di loro, per il petrolio e per gli oleodotti:
la prima guerra del Golfo, nel ’91, poi in Afganistan affidando  l’azione militare a Ben Laden, ricchissimo saudita, contro i Sovietici, permettendo la nascita  del jihadismo nel paese. 
La seconda guerra del Golfo,  finanziando l’azione di Saddam Hussein, sunnita contro l’Iran sciita e anti americano.
 L’attacco all’Iraq di Saddam Hussein, consentendo la guerra civile attuale nel paese, spaccato in due tra sunniti e sciiti. Con fondamentalisti all’attacco.
 La guerra  alla Libia di Gheddafi, non un gentiluomo,  certo, ma radicalmente ostile al fondamentalismo, e dopo la sua morte, il paese,  in piena guerra civile.  Noi italiani abbiamo lo Stato islamico alle porte di casa. E i nostri interessi petroliferi sono totalmente minacciati.
Basterà organizzare una risposta militare  per distruggere lo Stato Islamico ,  o sarà necessaria una diversa politica socio-economica europea per  realizzare la crescita economica nei paesi dell’altra riva del Mediterraneo,   limitando l’emigrazione, e  consentendo   alla gente che preme alle nostre frontiere  una vita possibile nei loro paesi,  con il lavoro e la dignità?
L’Europa che abbiamo visto unita a Parigi l’11 gennaio dovrà  far riprendere i negoziati Israele- Palestina per 2 stati, e far tornare Israele nei confini precedenti alla guerra del ’67.
Questa Europa dovrebbe aiutare i coraggiosi combattenti curdi in lotta contro il califfato  islamico, e soprattutto farla finita con Basshar El  Hassad, che ha massacrato la popolazione in Siria, facendo nascere la reazione dell’Isis, stabilendo con Putin un’intesa antiterrorista, che possa punire il suo alleato.

Conclusione:

 Più che un’azione militare sono importanti alcune misure preventive:

a)    Chiedere alle compagnie aeree la lista di tutti i nomi imbarcati   sulle loro linee. Controllare chi vola senza sospendere Shengen.
b)   Chiedere ai social  network ( Facebook, Twitter e Linkedin ) di comunicare alle autorità i siti sospetti, visto che il  loro reclutamento si fa sul Web, e di azzerare i siti, bloccandone  la comunicazione.
c)   Chiedere  alle comunità islamiche di collaborare con le autorità  di tutti i paesi europei, come ha fatto, secondo Rhula Jebrehal,   quel padre che ha denunciato alla polizia il figlio radicale.
( Ricordiamoci che avendo le politiche liberiste privato i giovani  di lavoro e di dignità,  essi  chiedono al califfato islamico i mezzi per vivere, ricevendo soldi per gli attentati.)
d)    Infine creare un Intelligence europea che coordini i dati provenienti dai vari paesi, e soprattutto un Procura Europea Anti-terrorismo, sul modello della procura nazionale anti-mafia in Italia

martedì 23 dicembre 2014

Rivolta e rivoluzione

Introduzione::

Tutte le piazze delle nostre città si sono riempite  di gente indignata il 12 dicembre, in occasione dello sciopero generale, indetto da Cgil, Fiom e Uil,  molto ben riuscito.
 Disoccupati, giovani precari, pensionati hanno risposto al Jobs act del governo , dichiarando la propria indignazione.
 Lavoro non ce n’è: Trovami un job!,  - diceva una vignetta di Altan.
La defezione alle urne in Emilia, la regione più politicizzata in Italia, è stata la prima risposta di  cittadini di sinistra  consapevoli e indignati per le   ruberie   di alcuni  dirigenti importanti del PD attualmente per questo  indagati .
Ma dopo  il processo ai fascio-mafiosi di Roma, aperto dal procuratore Pignatone,  il dissenso politico è cresciuto in modo esponenziale:
 Ci sono 120 appalti sospetti nell’area del sociale, assegnati senza gara pubblica:  d’accordo col Presidente dell’autorità anti-corruzione Raffaele Cantone,  Ignazio Marino, le ha segnalate  e ora un team di esperti li analizzerà. Già molto  prima che lo facesse  nelle telefonate intercettate dai Ros era indicato  dai criminali come il loro nemico numero!.
“Manca però ancora una legge anticorruzione  seria e adeguata, -secondo Cantone, per poter prevenire il fenomeno.

 3 milioni di disoccupati, pensionati che non possono vivere con 600 euro al mese, famiglie prive di alloggi sociali, persone che non ce la fanno a pagare le tasse e i mutui necessari per l’acquisto della prima casa, giovani precari senza futuro credibile,  dicono alto e forte il loro NO alla classe politica dirigente, incapace di affrontare e risolvere i loro problemi,  concentrata com’è  soprattutto sui propri interessi  personali. Vogliono soprattutto DURARE. La pubblica amministrazione non ha pagato i suoi debiti alle imprese che stanno chiudendo e non possono pagare i salari ai loro dipendenti.
Il No rischia di diventare una deriva pericolosa, senza la mediazione sindacale o di movimenti come gli stellati,  e rischia di  sfociare tranquillamente  a destra, con la Lega  di Salvini.  La rivolta non è certo un fenomeno solo italiano: è chiaramente europea.
 Da un lato lo spostamento a destra, non solo in Grecia ( Alba  Dorada),  in Francia, con Marine Le Pen: (la danno maggioritaria alle prossime presidenziali), in Germania,  con  il  nuovo partito nazionale capeggiato da Voigt,  e  perfino nei paesi scandinavi ,  mentre nell’Europa del Sud  gli indignati  in rivolta  sfociano in movimenti di sinistra,  Podemos,   in Spagna,  col loro leader  Pablo Iglesias Turrion,  Siriza in Grecia, con  Tsipras,  (I  sondaggi  lo danno molto alto  alle prossime elezioni in primavera).  Hanno idee chiare. Alle  ultime  elezioni europee hanno combattuto   con una lista  guidata da Tsipras,  che è riuscita ad affermarsi in Parlamento a Strasburgo, grazie a numerose adesioni. “Per L’altra Europa”.
 In  Italia la radicalità  si manifesta con Maurizio Landini della Fiom, il quale per ora non vuole passare in politica per completare i 3 anni che restano di permanenza al sindacato.
 Quindi la sinistra italiana  manca di leadership, data la svolta di Renzusconi  sulla  via neo-liberista, in un’operazione simile a quella di Blair in Gran Bretagna.
                                   
                                   ***

 In questa situazione di rivolta generalizzata,  ho quindi avuto voglia di rileggere “ L’homme révolté “, un saggio filosofico di Albert Camus, pubblicato da Gallimard nel 1951.
 Mi sono ricordata che era il libro preferito di un amico russo, Nikita  K., conosciuto  nel 1964 a Mosca quando ero lettrice d’italiano all’Università.  Lo avevo incontrato in casa del musicista Andrej Volkonski,  in una serata di letture poetiche. Mi aveva portato li una collega che insegnava inglese all’Università .
Nel 1957 era stato organizzato a Mosca il Festival della gioventù, ed era stata la prima occasione di incontro fra ragazzi occidentali e  sovietici,  dopo 20 anni di totale isolamento dell’Urss  nel corso della guerra fredda.  Frequentare  stranieri  per molti anni era rigorosamente proibito, ma, nonostante l’avvento di Krustciov,  il KGB aveva  arrestato e  mandato in campo di concentramento Nikita  per 5 anni, solo perché aveva incontrato a cena un giornalista de “ Le Monde” al quale aveva raccontato la storia della sua famiglia. Erano aristocratici  espatriati  a Parigi nel 1922 , ma  erano rimpatriati  facendo la resistenza quando il loro paese era stato attaccato da Hitler,  nel 1941.
 Stalin in una cena al Cremlino  in loro onore voleva sapere quali fossero le loro tenute preferite, e appreso che erano  in Crimea aveva organizzato  li un campo di concentramento !...
                                          
                                       ***
La rivolta viene analizzata da Camus sotto vari profili, quella metafisica  (nella quale però chi si rivolta ha come obiettivo la giustizia) , e poi quella storico-politica, come la  rivolta che ha preceduto la Rivoluzione francese agli Stati Generali.
“ Che cos’è il Terzo Stato? Nulla. Vuole essere qualche cosa. “ Obiettivo:  Liberté, Égalité, Fraternité.
 Tuttavia, una volta al governo,  il rivoltato cessa di essere  rivoluzionario: il suo  entra in guerra con  gli altri governi   contrari alla Rivoluzione, e cioè con tutta l’Europa.
 Anche in Russia la rivoluzione entra in guerra col mondo: i capi rivendicano l’Impero totale.
In ambedue i paesi la prima battaglia comincia col regicidio,  perché re e tzar sono espressioni di Dio, il  loro potere è  fondato  su l  diritto divino.
Jean Jacques Rousseau nel “Contratto sociale” cerca invece  un principio di legittimità  del potere nella “volontà generale.”Il potere viene così fondato sul consenso, e la volontà generale prende il posto di Dio.
Il consenso ottenuto viene delegato all’assemblea, che nel 1792 si chiamava Convenzione.  Mentre un  pensatore giacobino  come Saint Just  era  contrario  nei suoi scritti  alla pena di morte, la Convenzione l’aveva inclusa nella costituzione,  istituzionalizzando la ghigliottina.
 Poiché l’Assemblea era espressione della “volonté generale”  Saint Just e Robespierre furono ambedue ghigliottinati.
 Nell’ Urss  l’uccisione dello Zar  e di tutta la famiglia, avvenuta in gran segreto, era voluta da Lenin, ( mentre Trotski avrebbe preferito un processo).Dopo 2 attentati Lenin aveva paura di finire impiccato come suo fratello, terrorista, per alto tradimento:  perché aveva fatto la pace con la Germania  per favorire la Rivoluzione. I nuovi capi  in Russia   avevano  preso il posto di Dio. Nasce il terrorismo di Stato contro tutti i diritti umani. Vince  il nichilismo.
 Nel XX° secolo, dopo il 1933  il potere in  Germania ce l’ha la Ghestapo,  nell’Urss ce l’ha la Cekà, ( 1918-1922),  polizia  che aveva  sostituito l’Ockrana tzarista.  Poi si chiamerà N.K.V.D,  e durerà dal   1922 al 1953.
 L’individuo non ha più alcun diritto:  conta solo lo Stato che è tutto. Austerlitz e la Kolima sono luoghi di annientamento  dell’ individuo,  privato totalmente della  libertà.
 Durante l’interrogatorio Nikita aveva detto il suo no alla polizia e riaffermato  il  proprio  diritto  a non essere ancora oppresso e processato per aver incontrato la stampa francese.“ Meglio morire che vivere in ginocchio”.
Reduce dal gulag, Nikita aveva letto “L’homme révolté”,  e ne aveva condiviso l’analisi.

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 Camus  osserva  che la   condizione operaia  non  era  affatto migliorata  dopo l’Ottobre. Per industrializzare   un paese arretrato, agricolo,  dove in assenza di una borghesia produttiva, l’accumulazione primitiva del capitale era stata realizzata dai contadini ricchi, i Kulak,  erano  stati loro,  a milioni,  a pagare le conseguenze,  dopo  le requisizioni forzate,   vennero  arrestati e mandati nei gulag.
Per ottenere la massima produttività  agli operai  fu imposto un aumento delle ore di lavoro, attraverso i cottimi,  a salari bassissimi :  ignari del progetto industriale  nel suo insieme,  che avrebbe potuto  assicurare loro un minimo di creatività,  e  compensarli  del basso salario, erano assolutamente  senza dignità.  Grazie alla nuova organizzazione del lavoro in fabbrica l’operaio viene completamente schiavizzato, accetta la sua condizione, compreso il divieto di sciopero e della libertà di associazione.  L’unico movimento in loro difesa “Opposizione operaia”, diretto dall’operaio Schliapnikov e dalla sua compagna femminista, Alessandra Kollontaj,  fu criticato e sconfitto .
Il socialismo autoritario  - osserva  Camus - ha confiscato la libertà del presente  in vista di una immaginaria felicità futura, peraltro molto remota. Ne hanno approfittato i burocrati  di Stato e partito che hanno preso per sé stessi  i profitti imprenditoriali, senza minimamente ridistribuirli nella società.  Il materialismo è stato dialettico e dogmatico, tutto,  tranne che scientifico. Ed è tornato il principio d’autorità gerarchico, fondato sulle certezze della fede, con la marcia verso una società perfetta : un atto mistico. Il regno dei cieli non c’è più: quindi hanno promesso l’Eden sulla terra, il regno dell’uomo. Un alibi, senza fondamento”.
                                       
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 Nel 1902 Lenin, - osserva   Camus -   sosteneva che gli  intellettuali,  pur non essendo proletari, conoscevano  meglio degli operai gli interessi del proletariato. La rivoluzione aveva bisogno di capi teorici. La classe operaia non avrebbe potuto elaborare una teoria. Occorrevano  rivoluzionari di professione,  capaci di un’azione militare,  grazie a una rete di agenti.

Nel 1917 nel suo libro “Stato e rivoluzione” Lenin faceva l’elogio della Comune di Parigi,  con i funzionari di stato eleggibili e revocabili,  pagati come gli operai.  Si  sosteneva la sostituzione della burocrazia  imprenditoriale con  la gestione operaia  diretta.

 Potrei osservare che nel 1951  forse  Camus  non conosceva il libro di Julii Martov,  menscevico, “Bolscevismo mondiale” (  Einaudi, Torino,  1980),  in cui denunciava queste illusioni di Lenin e la dittatura di una minoranza sul proletariato,  fin dal 1919.
 Nel 1921  infatti  la polizia di stato, la Ceka, non era stata soppressa, l’eleggibilità dei burocrati non instaurata,  la normativa dell’orario di lavoro di 48 ore totalmente violata, con i cottimi,  diventati la regola generale per ottenere la massima produttività.  Fu così che gli apparatciki di stato e di partito, pur  non avendo la proprietà giuridica dei mezzi di produzione,  ebbero però il potere  di fissare i prezzi  di vendita dei prodotti, ma a  un livello più alto rispetto ai costi dei materiali necessari a realizzarli, a detrimento sia degli operai, rimasti  con salari bassissimi sia degli altri lavoratori in fabbrica. Era l’avvento della nuova classe al potere, che sarebbe vissuta per anni del furto del plus valore: uno stato di cose affermatosi grazie alla violazione dei  diritti umani, attraverso  le delazioni, gli arresti notturni  di massa,  le torture per ottenere le confessioni   necessarie per i processi,  e consentire  l’invio  nei gulag, dove il lavoro pesante  era gratuito.
 Lo scenario apparente era quello di una mutazione, ma lo sfruttamento  dell’uomo sull’uomo rimaneva invariato.

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Negli anni Trenta l’argomento   del Termidoro,  avanzato dal menscevico  Martov,  doveva essere ripreso  ne “ La rivoluzione tradita” da Trotszki,  (che pure aveva collaborato con Lenin  a domare la rivolta di Kronstadt.)
 ( Lev Trotskij :  Scritti  1929-1936,   Einaudi, Torino,  1962).
Trotskij  si chiedeva  “perché i contadini nel ‘ 17  fossero  favorevoli alla rivoluzione, e poi invece   fossero  divenuti  ostili.“La nazionalizzazione delle terre a loro non bastava. Bisognava garantire al contadino di poter vivere con quello che produceva.  Invece non c’erano investimenti, e mentre i prodotti industriali prodotti nelle fabbriche,  a loro necessari, erano molto cari, ( trattori, ecc.)  quelli della campagna erano svenduti sul mercato interno e non erano competitivi  su quello estero. I contadini, poveri o ricchi che fossero,  erano ora ostili ai burocrati sfruttatori che requisivano tutto quello  che producevano. ”( op.cit.  p. 17-18  e p. 31-34 )

Il Soviet di Kronstadt  nel 1921  aveva  chiesto la fine delle requisizioni , la libertà sindacale, di stampa, la liberazione di prigionieri politici,  e aveva organizzato lo sciopero generale dei ferrovieri e degli operai,  per le ore di lavoro secondo la normativa,  approvata e disattesa, e per salari adeguati.
 Lenin aveva  reagito male, dicendo  che la rivolta di Kronstadt  era un episodio di anarco-sindacalismo.  Aveva detto  no alla libertà di critica e  la rivolta di Kronstadt,  accusata di sabotaggio allo stato socialista,   venne repressa dall’Armata rossa, guidata da Trotskij ,  malgrado la viva contrarietà di “ Opposizione operaia”.
  Lenin aveva  risposto  alla Kollontaj che lo criticava:“ “Siamo termidoriani?  D’accordo. Ma il Termidoro lo faremo noi”.                               
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Proseguendo nell’analisi di quel periodo osserviamo che Toqueville aveva ragione:  il capitalismo di Stato era nato in periodo tzarista col ministro dell’economia De Witte, che voleva assicurare una rapida trasformazione della Russia  da paese agricolo in paese industriale, assicurando la massima produttività del lavoro operaio..
 Stalin negli anni Trenta, col primo piano quinquennale “ la “piatiletka”, aveva proseguito nella stessa linea economica, con orari massacranti di lavoro per gli operai.  Un lavoratore Stachanov con le sue perfomance  ebbe   il premio, per invogliare tutti a fare altrettanto.
Lo Tzar era stato ucciso ma lo tzarismo  no.
In politica estera  la linea era  il socialismo in  un solo paese: doveva assicurare la rapida trasformazione  dell’Urss  arretrata,  per costruire la sua indipendenza  di fronte all’economia mondiale,  e la distruzione del Comintern, La Terza Internazionale, diventava quindi necessaria.
 Con la crisi del ’29 molte industrie  americane,  particolarmente colpite,  erano venute  nell’Unione Sovietica a investire,  ottenendo appalti con ricchi contratti    ( General electric  soprattutto, visto che la linea era  rivoluzione + elettricità = socialismo.)
Trotskij  pensava invece che se il socialismo doveva trionfare  nel mondo era necessario sostenere la linea della  “Rivoluzione permanente “ nei paesi già industrialmente evoluti,  con una borghesia imprenditoriale attiva e positiva.( 28 marzo 1930, op.cit. p. 86.)
 E la Germania doveva essere la chiave  della situazione. Già nel 1923 esistevano i Soviet in fabbrica, creati dai comunisti,  per il controllo operaio sulla produzione.( op. cit.  p.267,)  ma se il partito nazista fosse  arrivato  al potere  l’Urss sarebbe stata isolata.
“Il partito comunista tedesco  deve affermare la necessità della guerra civile, senza quartiere contro il nazional fascismo” . (op.cit.   p.280- 287) 
                        
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 Camus osserva che il comunismo  in Russia ha smentito i suoi principi:   la socializzazione dei mezzi di produzione non ha fatto sparire le classi. Per una giustizia futura e lontana ha legittimato l’ingiustizia presente.
 Con lo schiavismo ristabilito  col lavoro  pesante realizzato dai prigionieri dei gulag a titolo gratuito  nelle miniere d’oro o di carbone,  la rivoluzione d’Ottobre ha ucciso ogni possibilità di rivolta. La NKVD  ha realizzato l’annientamento dell’individuo per ottenere con la tortura la confessione di delitti non commessi,   in vista del processo e condannare al gulag il prigioniero.
 Con la rivolta storico-politica la Rivoluzione ha fallito. Restava  invece un campo in cui la rivolta era ancora possibile: quello dell’arte, dei musicisti, dei pittori e  degli scrittori.
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Sul tema della rivolta è intervenuta Julia Kristeva  sul n.8 di Micromega,  2014,  anche lei partendo da “L’homme révolté” di Camus, con una citazione però inesatta: “Mi ribello dunque sono”, mentre Camus dice “Mi ribello dunque siamo”, indicando l’intreccio  fra la rivolta individuale e quella collettiva.
 Kristeva parte anche lei  dai riots, dalle rivolte  attuali presenti in tutto il mondo  ( Occupy Wall street, gli indignados  in Spagna, gli egiziani contro Mubarak), ma sostenendo  che si tratta di rivolte spettacolari che per durare devono riprodursi.
 Ma i movimenti sociali di rivolta hanno messo in discussione il tema dell’ingiustizia, le disuguaglianze,  la mancata ridistribuzione della ricchezza ,  che poi si è tradotta nella conversione del potere economico  in potere politico,  con grave danno per il cittadino per la sua dignità democratica. Per Camus  anche quando la rivolta è metafisica l’obiettivo è sempre quello della giustizia.
 Per J.Kristeva  il luogo della rivolta è soprattutto il corpo,  ed è la rivolta interiore  la garanzia  grazie alla quale gli individui possono proiettarsi nel futuro.
Afferma che per fare veramente la rivoluzione  bisogna innanzitutto  cominciare da sé stessi. E, in base alla sua esperienza di psicoanalista, la psicoanalisi è uno degli strumenti possibili  che l’individuo ha a sua disposizione per affermare la propria singolarità. /( Freud è stato un ribelle molto incisivo !)
 Ma un altro modo di rivoltarsi è anche l’esperienza artistica, e, come diceva  anche Camus, è Proust l’esempio  nel XX° secolo: la ricerca del tempo perduto per affermare contro la morte la scrittura,  con il ricordo dei giorni felici del passato a fronte di un presente grave per la sua  malattia.  Kristeva, studiosa di Proust   può confermarlo.
Tuttavia  per lei  un altro modo valido di rivoltarsi è l’esperienza religiosa. Per lei  la rivolta interiore si esplica nel bisogno di credere, nel senso di una certezza assoluta, estatica. Denota un atto di fiducia in Dio che implica la restituzione della fiducia accordata.
 La credenza ha la stessa radice di credito  finanziario,  basato sulla fiducia che quanto dato verrà restituito.
 Bisogna costruire  dei ponti  tra  umanesimo laico e umanesimo cristiano, come pure con le altre religioni.
 Tuttavia  si può osservare che  credere in qualcosa non è  un atto semplicemente intenzionale di un soggetto, ma l’esito di una sua iscrizione nelle pratiche religiose,  e  la credenza non è affatto  assimilabile alla conoscenza, il cui presupposto  è il dubbio, non la fede.
 L’uomo o la donna saranno  in rivolta  quando  saranno consapevoli  della propria autonomia rispetto all’altro,  non quando ne  dipendono.
 Per  Camus  la vera rivolta comincia con i filosofi illuministi del Settecento,  quando il pensiero filosofico radicale mette in crisi l’edificio costruito dal cristianesimo.
Ciononostante   Rousseau,  col Contratto sociale,   identifica nella  “volonté  générale”  il nuovo fondamento del potere, e allora Dio rinasce  con i nuovi capi politici a cui l’Assemblea si riferisce,  poiché  ha la delega del consenso.

 Nell’Unione Sovietica  i  rivoltati-rivoluzionari al potere,  attraverso  la violazione dei diritti umani operata dalla polizia politica,   hanno spesso  violato la libertà e l’indipendenza degli artisti : scrittori,  poeti, musicisti.
 Basta citare il nome di Sciostakovic,  con la sua IV sinfonia , definita da Stalin istericamente cacofonica,  o del  suo Concerto per violino e orchestra, op.77 , in cui in una drammatica  fuga di dissonanze, il violino  racconta i No degli arrestati  che rifiutavano di confessare colpe non commesse. C’era stata una Risoluzione  sulla musica, di Andrej  Zdanov, del Comitato Centrale del partito, che lo colpiva, insieme a Prokofiev, Kaciaturian.. ecc.  Ma  dopo il XX° Congresso  Sciostakovic aveva scritto la X° sinfonia, un equivalente del romanzo di Ehremburg, “Il disgelo.” E  nel 1961 venne eseguita anche la IV, tanto  criticata da Stalin,  suscitando viva emozione nel  pubblico  che ritrovava nella musica la  propria  situazione angosciosa.
 Sono  gli  scrittori   che si sono poi di nuovo  rivoltati,  denunciando la portata  della collisione  fra potere rivoluzionario  e individui, raccontando,  meglio di un libro di storia,  quanto  era  accaduto in realtà, al di là delle menzogne di propaganda.
                            
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 Vorrei parlare di Anna Achmatova,  la poetessa più amata nell’Urss, i cui versi erano noti a memoria a centinaia di persone.. Quando era invitata a letture di poesia alla fine c’erano standing  ovations” ( come accadde nell’aprile 1946 a Mosca.
 La raccolta “ Requiem “ (Einaudi, Torino 1963) , scritta   tra il 1935 e il 1940,  in cui raccontava   la sua condizione., non venne pubblicata in Russia.
Il suo primo marito era stato Nikolaj Gumiliov, poeta anche lui,   Ma avevano divorziato. Venne giustiziato perché  accusato di una congiura anti-sovietica. ( agosto 1921).
  Nel ’35 venne arrestato il  terzo marito della Achmatova, lo storico dell’arte Punin.
 Nella raccolta “ Requiem aveva scritto:

“ Ti hanno portato via all’alba:  …
    Come le mogli degli strelizi ululerò
Sotto le torri del Cremlino”.

  Venne liberato in seguito a una lettera della poetessa  diretta  a Stalin.
Nel ’38  toccò a  suo figlio, Lev Gumiliov, etnologo, che   venne  arrestato e condannato a   8 anni di gulag,  solo  a causa del    nome che portava.
 “ In luogo di prefazione,  alla raccolta  “Requiem “,  Anna Achmatova  aveva scritto:
“ Nei terribili anni della ezovscina “( Ezov era nel 1937 a capo  della NKVD  di  Leningrado, quando cominciarono le grandi purghe )  ho trascorso 17 mesi  a fare la coda  presso le carceri di Leningrado ( Le croci) . Una volta qualcuno mi riconobbe. Una donna, sentendo il mio nome,  che prima non aveva mai udito, mi domandò all’orecchio:
“ Ma lei può descrivere tutto questo?
 E io dissi:  “Posso”. Allora una specie di sorriso scivolò per quello che una volta era stato il suo volto”.

 “ Se te lo avessero detto a te burlona,
e prediletta di tutti gli amici
di Tzarskoje Selo donnina allegra
quel che sarebbe della vita tua,
 startene trecentesima  col pacco, sotto le Croci
(Op.cit.  p.39)

 Nell’agosto 1946 Anna Achmatova fu personalmente condannata  da  una Risoluzione di Andrej Zdanov, segretario del Comitato Centrale, che l’aveva definita “ mezzo monaca e mezzo sgualdrina” .  L’accusa era pesantissima, e la licenza di pubblicazione delle sue poesie  in 10.000 copie  per l’edizione di stato,  venne sospesa. ( Dovette aspettare 12 anni  perché avesse luogo,  e ancora  era solo un’antologia,  e  attentamente censurata.)
Questa Risoluzione  di  Zdanov era dovuta al fatto che era andata a trovarla nella Casa delle fontane,   Isaiah  Berlin,  un intellettuale ebreo, emigrato con la sua famiglia  nel 1922 , prima a Riga, in Lettonia e poi in Inghilterra, dove era   divenuto  docente all’università di Oxford  di filosofia sociale. Era   poi tornato nella  Russia sovietica  come segretario d’Ambasciata  a Mosca,  pur non essendo diplomatico di carriera.
 La NKVD  non aveva tollerato i loro incontri notturni,  da qui l’accusa alla poetessa di essere in combutta con una spia inglese.
 A.Achmatova venne espulsa dall’Unione scrittori,  e le vennero tolte le tessere annonarie.  Suo figlio venne arrestato  per la seconda  volta nel 1949.
 Nella risoluzione di Zdanov si  condannava  anche  il narratore satirico Zoscenko,  molto popolare, e le riviste  che ne avevano pubblicato i racconti ( Zvjesdà   e Lrningrad ) . furono vivamente criticate. 
 Zoscenko  era stato  il primo a ribellarsi  contro la burocrazia culturale  perché in un incontro organizzato a Mosca con studenti inglesi,  venuti da un  college di Oxford, che gli avevano chiesto cosa pensasse della  condanna di Zdanov,   aveva risposto che la trovava assolutamente sbagliata e che non la condivideva  affatto. Non gli fecero pubblicare più nulla. Ma in qualche modo era stato il primo caso di rivolta letteraria nell’Urss, anticipando  i casi di dissenso  che sarebbero   emersi negli anni Sessanta.
Nel 1949 oltre al figlio Lev,  venne di nuovo  arrestato  il marito di Anna Andrejevna, Nicola Punin,  che sarebbe morto   nel gulag nel 1953.

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Ci furono altri casi di rivolta letteraria : il primo fu quello di Soljenytcin, con “ La giornata di Ivan Denisovitc”, pubblicato sulla rivista   Novyj Mir, diretta da Tvardovski,, nel novembre 1962. 
 Era  la vita quotidiana    di un prigioniero del gulag, una vera pagina di storia, che rese l’autore  celebre in tutto il mondo.  E Camus lo  aveva letto.  Ma  invece non  conosceva   “ I racconti della Kolyma” ,  di Varham Shalamov , ( scritti tra il 1953 e il 1973),  pubblicati in Francia  tra il  1980  e 1982, con prefazione di Sinjavski . In Italia  da Einaudi, Torino 1999.

 Shalamov  era stato arrestato nel 1937, e poi condannato per attività rivoluzionaria trozkista a 5 anni  di reclusione in un gulag siberiano, con lavori pesanti, in base all’art. 58 della Costituzione.  Passò da un lagher a un altro e ne uscì solo nel 1953.  Venne riabilitato nel 1956, per non aver commesso il fatto.  Quell’anno aveva scritto una lettera a Pasternak:
“ Il fatto fondamentale ,  è che la gente pensa che si possa vivere senza carne, senza zucchero, senza vestiti e senza scarpe, ma anche senza onore, senza coscienza, senza amore, senza dovere.  E’ la corruzione della mente e del cuore.  Tutto viene messo a nudo…. Etica distrutta, morale criminale affermata. Il truffatore irrompe nell’economia e nella politica”.
 In uno dei suoi racconti  segnalava  che  nel lagher di Dzergala in Siberia gli arrestati in base all’articolo 58 venivano addetti  alla carriola.
 In assenza di bulldozer e di escavatrici meccaniche i deportati  dovevano garantire l’estrazione dell’oro. ( Un lavoro gratuito, come quello per l’estrazione del carbone, come al tempo della servitù della gleba).
 I condannati dovevano spingere la carriola fino in cima:   i criminali comuni erano esentati; erano solo i social - traditori  a farla funzionare,  ma, affamati e deperiti com’erano, non ce la facevano e morivano da lei schiacciati come mosche.
 Un cartello del lager diceva: “Il lavoro è una questione d’onore, gloria, valore ed eroismo “ ( op. cit . p.531)
 I racconti della Kolima  furono pubblicati da varie riviste sovietiche,  ma solo alla fine  degli anni ’80. Shalamov era morto nel 1982.
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Un altro libro che Camus certamente non conosceva, non pubblicato perché confiscato dal KGB, era “Vita e destino” di Vassili Grossman.  Malgrado il rapporto Krustciov e la denuncia dei crimini di Stalin, era stato consigliato all’autore di consegnarlo  al Comitato centrale: era un libro troppo pericoloso, quindi rimase chiuso negli archivi del KGB.  Venne pubblicato in Francia nel  1983,  ma era rimasto sconosciuto nell’Urss.
Grossman  era stato  corrispondente militare a Stalingrado, poi aveva seguito l’Armata rossa fino a Berlino, fino al lagher di Treblinka,  ed era rimasto sconvolto  dalla perfetta somiglianza dell’universo concentrazionario tedesco e di quello russo, anche se nei gulag non c’erano le camere a gas.
 In Ucraina dopo il loro attacco all’Urss, i tedeschi avevano organizzato  un lagher  e Liss, l’S.S  a capo del campo  aveva chiamato un recluso, il bolscevico  Mastovskoj , ma  invece di interrogarlo, aveva iniziato una conversazione :
“ Noi siamo un gioco di specchi. Il nazionalismo  è la vera grande forza  del XX° secolo, e voi, col socialismo in un solo paese avete realizzato  la suprema espressione del nazionalismo”. ( op. cit.  p.378)
 Ma anche se Camus non aveva potuto leggerlo  è singolare che  “L’homme révolté”  e “Vie et destin”  giungano alla stessa conclusione:
“Ci sono due forze nell’animo umano  - dice Grossman –
lo spirito di sottomissione  che spinge ad accettare pedissequamente  la propria realtà ( come gli ebrei che scavavano  la propria fossa, come pure di molti sovietici,  che al tempo delle purghe confessavano  tutto).
 Ma esiste anche lo spirito della libertà, che spinge alla rivolta, come è accaduto nel ghetto di Varsavia, nel campo di Treblinka, o a Berlino nel 1953 , dopo la morte di Stalin, con la ribellione degli operai per la libertà di sciopero, per ottenere  un salario migliore e orari di lavoro possibili, o come a Budapest nel 1956.  L’aspirazione della natura umana alla libertà è invincibile:  può essere soffocata  ma non annientata. Questa è la luce del nostro tempo, la luce dell’avvenire.  ( Op.cit. cap.49,  p.200)

E Camus  afferma: “ In periodo di rivoluzione o di guerra, su 10 artisti  ce ne è uno che sopravvive,  e giunge a trovare  nella vita il tempo della  passione e della creazione.
 L’arte in rivolta  finisce  per rivelare il “noi siamo” e il cammino della libertà. Una morale non sottomessa e fedele.
 Viene un giorno in cui la rivoluzione ha bisogno della bellezza, una virtù viva che fonda  la comune dignità del mondo e dell’uomo .
 (A.Camus. “ L’homme révolté “, Gallimard. Parigi 1951, pp.329-331)

mercoledì 5 novembre 2014

Avventure da magistrati

Quando  “GIGI A’ MANETTA” è stato  eletto sindaco a Napoli gli avevo scritto una lettera dicendogli che ero molto  contenta perché sicura che avrebbe cominciato a risolvere i  problemi della città, e mi aveva gentilmente risposto ringraziandomi per le felicitazioni.
Avevo ragione. La mondezza in strada non c’è più e sono tornati i turisti.

Mi aveva colpito dell’inchiesta “Whi   not” il fatto  Che il PM non poteva sapere  chi fosse l’interlocutore dell’intercettato da Genchi, se parlamentare o no, e trovavo quindi  assurda l’imputazione di abuso di ufficio. Il fatto poi che lo avessero trasferito ed espropriato dell’inchiesta  in corso, impedendogli di giungere a una conclusione,  mi è parsa una vera vigliaccata. Non voleva dimettersi da sindaco e passeggiava per le vie della città: e il suo ricorso al Tar ha avuto successo. Resta sindaco, perché la condanna non era dovuta a una malversazione nell’enercizio delle sue funzioni amministrative,  e il tribunale  ha sottolineato che la sua elezione è avvenuta prima che fosse promulgata la legge Severino, che sanzionava l’incandidabilità dei condannati, spedendo le carte alla Consulta per  sapere se la legge è incostituzionale. Ha già ottenuto una risposta: se Governo e  il Parlamento dovessero  modificare la legge,  per decreto , eliminando dalla norma  quelli condannati al primo grado di giudizio, e 0per altri motivi diversi da quelli amministrativi,  la Corte sarebbe d’accordo. E’ una proposta del PD.
C’è infatti una bella differenza tra la situazione di De Magistris  e quella di Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva al III° grado,  per frode fiscale:  inoltre  sta già scontando la condanna  ai servizi sociali. Pur avanzando gli stessi argomenti non ha potuto restare al Senato. Milella, nel suo articolo su Repubblica il 30 ottobre ha avuto torto a  parlare di un regalo che De Magistris avrebbe fatto al cavaliere. La sua posizione è ben diversa.
 Ben Tornato Sindaco a Palazzo Marino e auguri per tutti i problemi che restano da risolvere in città

mercoledì 22 ottobre 2014

Matteo Renzi: la sola dell’avvenire

Finirà così
Matteo suscita “una valigia di perplessità” (Montale)  e rompe i cosiddetti “cabasisi” (Camilleri)  a tutti.

1) Non ha restituito i soldi  della P.A alle piccole imprese, che non possono pagare gli stipendi ai salariati

2) Ha annullato l’Irap che serviva a pagare le spese della sanità, e ora chi le pagherà quelle spese? Regioni e comuni sono seccati perché dovranno aumentare le tasse  per poter  dare servizi ai cittadini.

3) I sindacati manifestano il 25 ottobre perché il piano del lavoro è inesistente. Hanno promesso 800000 posti in 3 anni. Davvero? Lo aveva detto anche Berlusconi… e poi s’è vista come è andata!

4) La spending rewiev non ha previsto la cancellazione completa degli F 35 ( 13 miliardi di costi), che potrebbero servire a cancellare in parte il debito, annullando il fiscal compact che, se mantenuto, ci ammazzerà definitivamente. E d’altra parte potrebbe servire a mettere soldi veri  negli investimenti, per una poltica industriale innovativa e creare finalmente posti di lavoro, e dare gli 80 euro anche ai pensionati.

5) Per quanto riguarda il ricupero dei soldi della corruzione, non sono ancora pronte le leggi sul falso in bilancio da ripristinare, quella dell’auto-riciclaggio e l’abolizione della prescrizione che rende impossibile la punibilità dei colpevoli.

6) Per quanto riguarda il ricupero dell’evasione fiscale in Svizzera come hanno fatto altri paesi europei servirebbe una legge per l’auto riciclaggio seria, perché la clausola dell’appagamento personale ne rende impossibile l’applicazione in Svizzera.

7) La legge elettorale col premio alla lista di partito e non alla coalizione , già approvata dalla Camera rompe  i “cabasisi” perfino a Berlusconi, prima entusiasta di Matteo,  anche perché sulle tasse non è convinto affatto.


 Da sempre Blairio-tatcheriano  sei amato svisceratamente soprattutto da Marchionne.
Tu sai bene che il moto non è diverso dalla stasi. Per questo vuoi cambiare verso, ma sai che pagheremo per la casa molti più soldi con la tua tasi.

 Tu sai bene che il vuoto è il pieno e che il sereno è  la più diffusa delle nubi. Per questo non stiamo sereni.
 La  tua storia  non procede né recede: si sposta di binario e la sua direzione non è mai nell’orario.
 Non tocca nulla che ci riguardi: è un mercato delle pulci, un contrabbando, non un sistema: un programma senza. programmazione. Andiamo alle elezioni l'anno prossimo! Fino al 2018 è veramente troppo!
 Una balla, detta con convinzione,da un grande comunicatore che non riesce a fare, ma solo a comunicare|

venerdì 12 settembre 2014

Ricordo di Jacqueline Risset

Jacqueline Risset
La sua scomparsa: surgie de nulle part…

Un’amicizia, la nostra che aveva 50 anni. Era venuta a casa nostra, presentata da Baratto, suo professore all’Ecole normale superieure, rue d’Ulm.
 Mio padre l’avrebbe aiutata con le sue conoscenze all’Università, e questo lei  non l’aveva dimenticato. Gliene era ancora molto grata.
Veniva a casa nostra per le serate musicali, e ci cantava le canzoni dell’Opera da 3 soldi di Brecht, o recitava  con molta grazia brani della Fedra di Racine…
In viaggio sul treno per Parigi, dove io   andavo per prepararare la mia tesi di laurea, Jacqueline fece un analisi dell’ultimo romanzo di Butor, uno scrittore della nouvelle vague, idolo della stampa parigina,   mettendolo definitivamente  k.o.
Le avevo presentato i miei amici, che si innamorarono di lei, come Corrado Augias.  Essendo orientata diversamente, si preoccupava che non soffrissero troppo: non dava loro illusioni.
 Ci saremmo incontrate spesso per ragioni professionali : a Roma eravamo a cena a casa sua con una coppia di giovani editori di Aix En Provence, Alinea, e alla fine eravamo andati tutti a S.Agnese, per un concerto di canto gregoriano: tutti commossi per la bellezza della musica e del magnifico mosaico tutto d’oro duecentesco  nell’abside della Chiesa.

C’eravamo poi incontrati alla Cité du Livre, a Aix en Provence, invitati dall’Institut de l’image per un convegno organizzato dal suo compagno Umberto, professore di lettere classiche,  sul cinema di “Pasolini e l’antichità”.
 I migliori tra i suoi bellissimi films.
L’avevo poi invitata a parlare dei romanzi recenti usciti in Italia: un intervento molto applaudito dai professori  presenti in sala. “ Hai un  pubblico magnifico,  Mara”, mi aveva detto.
 Quando nell’84 la casa editrice La Terza aveva pubblicato la traduzione che mio padre aveva fatto de “ Les fleurs du mal” di Baudelaire era stata lei a presentarlo  a Villa Medici, dicendo che solo un poeta poteva riuscirci, con quella finezza.( E infatti vennero poi pubblicati anche i suoi versi,,,)
 Dopo la scomparsa  di mio padre avevo organizzato un convegno in sua memoria al Campidoglio,  e l’avevo invitata a parlare di tutte le sue traduzioni, quella di V. Hugo, del “Tartufo” di Molière e di tutti i poeti che avevano scritto versi sul Cigno… Un intervento brillantissimo, il suo.  Ed era venuta così bella ed elegante quel giorno, che nulla avrebbe fatto supporre la sua scomparsa pochi anni dopo…
Professore di letteratura francese alla Sapienza,  era autrice di un volume “ Dante scrittore”, e aveva  tradotto tutta la Divina Commedia, rendendo piano e accessibile quel testo che in italiano aveva bisogno di molti commenti. Solo un poeta poteva farlo così.
Ho riletto i suoi versi “ Sept passages de la vie d’une femme”( Flammarion, 1967): versi criptici… J. era membro del comitato di redazione di Tel Quel,  una rivista di avanguardia, diretta da Philippe Sollers.
 Ma una cosa aveva detto molto chiara.

”Il faut qu’il y ait coupure pour qu’il y ait chant: musique amnésique: dècoupage par le hazard…L’insensé: explosion du déréglement”

Quando suo padre scomparve lei gli aveva dedicato questi versi:

“Sa mort éclaire donnait raison à l’idée d’ordre: lire, écrire, trasmettre…Père éthique dèvoré par l’éthique ::.
 Et dans mon coeur coule encore la douceur…

Ciao, Jacqueline: la tua fine inattesa ha sconvolto  molti di noil.

Bisogna che l’anima diventi di pietra,
bisogna di nuovo imparare a vivere

lunedì 14 aprile 2014

Lettera a Scalfari sul “Racconto autobiografico”

Massa  Marittima, 13 aprile 2014

Caro  Scalfari,

dunque lei ha festeggiato i suoi 90 anni il 10 aprile, con tanti amici , colleghi e conoscenti e a Lilly Gruber che lo ha intervistato a Otto e mezzo lei ha detto di essere soddisfatto della sua vita, intensa, piena di belle soddisfazioni, anche grazie al Caso, che spesso l’ha aiutata…( non mettiamo limiti alla Provvidenza,- disse il Caso.)

Io, ho preferito leggere il suo “Racconto autobiografico”, per ricordare le tappe del suo percorso, essendo stata  una lettrice dell’Espresso dall’anno della sua nascita,  1955, quando era un lenzuolo in bianco e nero. Avevo 19 anni, e ho fatto così la mia educazione civica e politica.

Nella sua adolescenza lei ha esordito come giornalista scrivendo su un giornale del GUF: “Roma fascista”. Era fascista,- dice.- senza se e senza ma. Ma era un giornale su cui i giovani facevano la fronda. Lei venne cacciato dopo un articolo di po0litica economica e una grande discussione con Scorza.
La fronda esisteva anche sulla rivista di Bottai “Primato”, dove  sia mio padre che Jaime Pintor, vincitori dei Littoriali,  praticavano “la dissimulazione onesta”e dove Pintor, ufficiale, in tempo di guerra scriveva contro la guerra. (Il sangue d’Europa).

 Mio padre aveva 12 anni più di lei ( nato nel 1912), ma, essendo amico di Guido Dorso, gobettiano, che aveva pubblicato “La rivoluzione meridionale” proprio nella casa editrice fondata da Piero Gobetti,),   non era fascista, avendo appreso tutto ciò che  gli squadristi avevano fatto al libero pensatore liberale, quando aveva espresso le sue opinioni. A 19 anni, al suo primo anno di Università,  a Napoli venne alle mani con fascisti che avevano affisso un manifesto contro Croce, di cui si considerava allievo e seguace. Cambiò università e andò a studiare a Firenze.

Mio padre, dopo l’8 settembre,  insieme a  Leone Ginzburg,  lavora all’ l’Italia Libera clandestina, organo del Partito d’azione, e viene arrestato alla tipografia di via Basento, poi portato a Via  Tasso,malmenato e torturato dal maresciallo Brandt., mentre Ginzburg moriva dopo l’interrogatorio.
 Fra l’8 settembre e il giugno 1944 lei non fa la Resistenza: “Furono mesi di spensieratezza (!), la città era occupata dai tedeschi e dai fascisti di Salò.”
Per evitare di doversi arruolare nell’esercito, e sfuggire alla legge che condannava a morte chi non lo faceva, lei si rifugia in un collegio gestito dai Gesuiti, in via dei Penitenzieri, che poteva ospitare fino a 120 persone. Ma, dopo l’attentato in via Rasella, i tedeschi cominciano a invadere anche luoghi del Vaticano, e in aprile del ’44 i gesuiti  vi pregarono di andarvene. Cominciò quindi  a lavorare con i volontari della libertà, per proteggere il Ponte S.Angelo dalle mine tedesche.

 Alla fine della guerra lei seguì la famiglia in Calabria, e visse nel palazzo di suo padre: poi riprese gli studi di diritto e si laureò con una tesi in economia, a 23 anni, grazie alla quale ottenne un posto  di lavoro alla BNL, segnalato dall’ Università di Roma , come uno dei migliori studenti. Scrisse un saggio che fu pubblicato sulla Nuova Antologia nel ’47.
Nel 1946 al Referendum  su Monarchia e Repubblica lei votò Monarchia: mio padre fece campagna elettorale per la Repubblica nel Sud, dove erano tutti monarchici, rischiando sassate , ma indicando sulla scheda  la nuova Regina: la Repubblica, con  molto successo….

 Lei divenne buon amico di Pannunzio, della sinistra liberale, che dirigeva “Omnibus”  . Ma nel 1949  Pannunzio si  distaccò dal partito liberale con Carandini e Storoni ,  essendo radicale di sinistra, e fondò “Il Mondo”, mentre Arrigo. Benedetti fondava “L’Europeo”.
Anche lei lavorava al “ Mondo “ , collaborando con Ernesto Rossi,del  ex-Pda,  sul   tema di nazionalizzazione dell’industria elettrica.

 Nel 1955, grazie a modesti capitali di  Caracciolo, ma  soprattutto a quelli importanti di Adriano Olivetti,  nacque l’Espresso”: un anno dopo Olivetti si ritirava dall’impresa, per difficoltà con la Confindustria,  regalando a Caracciolo tutte le azioni  di sua  proprietà, e L’Espresso potè così continuare le pubblicazioni mantenendo la  linea politico-culturale  decisa insieme.

 Nel ’56 , dopo i fatti d’Ungheria,  ci fu una grande emorragia politico-intellettuale dal PCI.  Lei non nomina mio padre, pur essendo stato  lui il redattore del manifesto dei 101, con Colletti e Bertelli. Ne parla invece lungamente Nello Aiello, collaboratore dell’Espresso, nel suo libro “Gli intellettuali e il PCI, “, e a p.404 cita anche il mio nome , da poco iscritta alla CGIL, dopo la denuncia dei delitti di Stalin  al XX° Congresso. Infatti   scortando lo storico Caracciolo, avevo portato il documento all’Unità, diretta da Ingrao, perché  fosse pubblicato, cosa che naturalmente non avvenne. Nel frattempo Sergio Bertelli, ( che aveva subito lo stesso rifiuto nel 1953, con una mozione  di   protesta redatta all’Università,  per  l’intervento dei carri armati sovietici a Berlino,  contro gli operai in sciopero  per salari migliori,)  consegnò il documento a Basevi dell’Ansa, perché lo  pubblicasse  lui.
Risultato: “Le  Monde pubblicò  il nostro  documento, stimolando poi tutti gli intellettuali francesi a  scriverne   uno  analogo contro l’Urss. . ( Bertelli venne cacciato dall’istituto Gramsci dove lavorava, e mio padre ricevette una lettera di Togliatti, in cui   gli diceva perché   si schierava dalla parte dei sovietici. E nel ’57 uscì dal PCI.

La linea dell’Espresso caldeggiava la formazione di un governo di centro-sinistra, che, grazie a Enrico Mattei,  venne formato da  Fanfani  nel 1959: il programma era buono. Promossero subito la costruzione di case popolari ( vennero fatte allora per la I° volta, e poi mai più, come dimostrano le manifestazioni per  il diritto alla casa  di questi giorni).
 Raimondo Craveri, entusiasta di Mattei e del governo , faceva scrivere a mio padre un epigramma: “ Il socialismo o si fanfanerà  o non si farà!”
Mattei avrebbe dovuto essere ricevuto da Kennedy, d’accordo con lui per una politica petrolifera più equa nei paesi del terzo mondo, contro la linea delle Sette  Sorelle, e favorevole alla nuova esperienza di centro-sinistra in Italia,  ma Mattei   venne ucciso nell’ottobre del ’62, con un attentato sull’aereo per Milano e l’anno dopo i texani a Dallas  fecero fuori anche il Presidente Kennedy..

Fu così che il nuovo governo di centro- sinistra presieduto da Aldo Moro nel dicembre del ’63 nacque zoppo, senza il supporto  importantissimo  di Mattei.
 Ricordo Antonio Giolitti, fuoruscito dal PCI e entrato nel PSI di Nenni e Lombardi, venne al matrimonio di mio fratello Sergio, l’8 dicembre del 1963,  e tra un pasticcino e l’altro disse: “ Ho fatto anch’io un matrimonio, ma un po’losco, per la verità.”Aveva ragione.
Dopo la morte di  Mattei emerge all’Eni Cefis, che inaugura un’altra linea politica non concorrenziale  nei confronti dei petrolieri americani, e soprattutto, incoraggia l’annullamento di tutte le riforme programmate con i socialisti: via la programmazione economica, via  la legge sui suoli demaniali, che minacciava gli interessi del Vaticano, proprietario dei terreni dovunque in Italia : quelle riforme  erano contro  le norme concordatarie. Così pensava  il Presidente della Repubblica Segni,  della destra DC , e nel ’64  concordò  col generale dei Carabinieri De Lorenzo il famoso Piano Solo, che prevedeva l’arresto nottetempo di esponenti del PSI e del PCI, dei sindacalisti, e la loro deportazione in Sardegna, e contemporaneamente l’occupazione della radio e della TV.
 L’Espresso iniziò una inchiesta giornalistica su questo fatto, poiché se tutto lo Stato maggiore aveva testimoniato a favore di De Lorenzo, che aveva accusato L’Espresso di averlo calunniato, il generale  dei carabinieri a Milano, Zinza , aveva invece  confermato tutte le accuse, e il PM Occorsio aveva proposto l’archiviazione del processo all’Espresso e predisposto un processo per golpe contro De Lorenzo: ma il giudice disse che non bastava una sola testimonianza e Jannuzzi e lei, Scalfari,  veniste condannati .
 Di questo fu responsabile il Presidente del Consiglio, Aldo Moro, che rese illeggibili le carte di Zinza con i famosi “omissis”. ( 1967)
                                                    
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 Grazie agli apporti di nuovi capitali della Cir di De Benedetti e della Mondadori nel ’68 nacque  il quotidiano La Repubblica.
Era cominciata la protesta nelle ’Università  ed erano nati movimenti extra-parlamentari,  anche violenti. Le  brigate rosse,  nacquero a Trento,  col cattolico Curcio che aveva letto Lenin come il catechismo. Pensava che  Stato e Rivoluzione, fosse il nuovo Vangelo,  senza  fare nessuna differenza storica di contesto.

 In quel periodo nasce quindi un patto di emergenza fra la DC di Aldo Moro e il PCI di Enrico Berlinguer, che , dopo tanti anni di percorso legalitario-democratico non voleva certo essere assimilato dall’opinione pubblica come difensore della violenza rivoluzionaria. Repubblica aderisce al patto, e rifiuta lo slogan dei radicali e di
 Leonardo Sciascia “né con lo Stato ( che pure era molto corrotto) né con le BR.

Qui comincia il mio radicale dissenso con la sua linea e quella del giornale.
Quando Moro venne rapito in via  Fani e tutta la scorta uccisa, venne tenuto prigioniero non molto lontano,  in una strada della periferia romana.
 Non si fecero seriamente i tentativi per ritrovarlo: Sciascia lo scrisse nel suo  testo “L’affare Moro” e quando fece parte dell’inchiesta parlamentare firmò un documento di minoranza.
 Anche se Moro era stato responsabile degli omissis nel processo L’Espresso- De Lorenzo,  io ero favorevole alla trattativa con le BR  per salvargli la vita, come lui suggeriva nelle lettere scritte nella prigione brigatista, indirizzate ai suoi compagni di partito. Una trattativa  che venne sottoscritta tanto dai radicali che dai socialisti.
 Andreotti, divenuto Presidente del Consiglio,  aveva risposto che non era possibile  allo Stato fare questo,  dopo l’uccisione dei 5 della scorta. I comunisti, temendo di essere annoverati fra i violenti si schierarono dalla parte dello Stato, corrotto, per il partito della fermezza,  contribuendo insieme alla DC a ristabilire la pena di morte, che la Costituzione aveva soppressa.
 Kissinger, allora  Segretario di stato americano, non aveva approvato la teoria di Moro della convergenze parallele con i comunisti italiani,  dal momento che  nell’Urss era al potere  Brezniev  e la guerra fredda era tutt’altro che finita.  Non voleva un ruolo per il PCI. Si fidava invece di Andreotti, il quale adottò la stessa strategia di Moro col governo di solidarietà nazionale.  L’Espresso titolava “ Andreotti super star!....”
 Ma Berlinguer che  votava tutte le sue contro-riforme rimanendo però fuori dal governo, ebbe a un certo punto il sospetto di essere stato turlupinato per ingenuità.
 Repubblica sposò il partito della fermezza, senza chiedersi chi fossero veramente  le famose BR, chi fosse Mario Moretti ( Per me era come Asev,  nella Russia degli tzar, un agente dell’Ocrana e un finto terrorista)  Era anche lui un terrorista e soprattutto  un agente dei servizi, come dissi a Giorgio Bocca incontrato in casa Pietromarchi. Non mi rispose. 

 Oggi,  con la testimonianza di un ex ispettore della Digos  in pensione,  Enrico Rossi,  il processo è stato riaperto dal procuratore generale Ciampoli, il quale ha avuto la sensazione che finora non è stato fatto abbastanza per scoprire la verità: pare che il 16 marzo erano passati sulla Honda blù 2 agenti che spararono colpi di armi da fuoco, per  impedire    l’accesso di estranei. Sul luogo del rapimento, ( all’incrocio tra via Fani e via Stresa.  Sul posto è stata accertata la presenza del colonnello Camillo Guglielmi, addestratore nella superstruttura operativa  di Gladio. L’ispettore Rossi ritiene che i 2 agenti che spararono i colpi fossero agli ordini di Guglielmi. e lo ha detto ai P.M Capaldo e Palamara che lo hanno interrogato.
Del  resto , caro Scalfari, anche il presidente Oscar  L. Scalfaro di cui lei  era  buon amico, a proposito del delitto Moro si è detto convinto che la manovalanza erano i Br,  ma i manovratori erano altri.
 Lei era dalla parte di Andreotti, che oggi definisce inquietante, a metà fra il mandarino cinese e un cardinale del Settecento, coinvolto in decine di scandali, senza che si sia potuto veramente accertare la sua responsabilità, ad eccezione di quanto è accaduto dopo l’uccisione del suo sostenitore in Sicilia, Salvo Lima, che la mafia fece fuori perché non riusciva più a ottenere vantaggi per quelli che erano in prigione col 41 bis , dopo il maxi-processo, grazie alla procura di Palermo, guidata dal  giudice Caselli
 Con sentenza della cassazione Andreotti. fu riconosciuto in rapporti sistematici con la mafia fino al 1980, ma non venne condannato,   grazie alla abilità   del suo avvocato Giulia Buongiorno, che lo fece prescrivere  Non  riuscì a diventare presidente della Repubblica, ma  rimase  fino alla fine. senatore a vita.  Dopo tutto si era fatto processare e non aveva mai insultato la magistratura, come invece  ha sempre fatto   Berlusconi

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Dopo la nazionalizzazione dell’industria elettrica si era determinata una grande fuga di capitali, e il ministro del Tesoro, Colombo, molto preoccupato, annullò la soppressione del segreto bancario e cancellò la programmazione economica.
 Era il 1967.

Cefis all’Eni  imperversa e punta al controllo della  Bastogi ( allora era importante come fu dopo Mediobanca,)  e della Montedison, l’industria  elettro-chimica, per controllare tutta la finanza italiana.
 Ma non poteva dirigere contemporaneamente  l’Eni   e la Montedison: fu costretto ad affidare l’Eni a Girotti, prima suo grande fedele,  però poi  molto critico nei suoi confronti per come aveva gestito l’Eni.  Cefis   aveva comprato  anche giornali , il CDS e il Messaggero e   in 10 anni   lasciò Montedison in un mare di debiti.
 Lei, nel 1974  insieme a Turani , scrisse per Feltrinelli un libro importantissimo “ Razza padrona”, con 70.000 copie vendute.  Lo lessi con molto interesse

 Su Berlinguer lei dice cose  essenziali: negli anni Ottanta, finita la strategia del compromesso storico, dopo l’amara esperienza col governo di solidarietà nazionale guidato da  Andreotti, Berlinguer mette al centro della sua azione la questione morale. Famosa la  intervista  su Repubblica di attacco a Craxi e alla DC che avevano occupato le istituzioni: sono perfettamente d’accordo con lei per tutta l’azione che  il giornale  ha condotto contro Craxi, essendo il craxismo il prologo del berlusconismo. Potere economico per avere più potere politico, e ruberie sul conto personale. .

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Nel 1975  ci fu un evento importante. Volevate cambiare il formato dell’Espresso e renderlo più simile all’Express francese, piccolo e a colori. Per fare questo occorrevano nuove rotative, diverse da quelle che avevate per il lenzuolo in bianco e nero. Occorrevano nuovi capitali.
La CIR di De Benedetti era entrata nel gruppo Espresso con nuovi fondi, ma volevate costituire insieme a Giorgio Mondadori e a Mario Formentor una nuova società , che avesse avuto 2 settimanali dalla linea simile ( Panorama, diretto da Lamberto Sechi  e l’Espresso).  Forte di questa nuova società, nel 1987 lei aveva immaginato un nuovo progetto importante: nel ’68-69 era nata Repubblica, un quotidiano in gara col Corriere della Sera, ora progettavate un grande quotidiano europeo di centro-sinistra, e avevate preso contatti con l’Indipendent,   britannico, , col PaIs in Spagna e con un giornale tedesco.
 Purtroppo  dopo la morte improvvisa di Mario Formentor,   Berlusconi convinse la sua famiglia a vendergli le  della vostra società  da lui possedute  per estromettere Benedetti dalla Mondadori e impossessarsene.
 Solo ora il  Tribunale, che aveva dato ragione a Berlusconi, a quell’epoca,  ha stabilito,  20 anni dopo, un risarcimento pecuniario a De Benedetti  per  questo furto.
Ma il gran peccato per noi cittadini è che sia venuto a mancare un giornale progressista  europeo  che avrebbe potuto   trattare  dei nostri problemi , dando voce a chi non ce l’aveva, per un Europa diversa:   non quella delle nazioni, ma  quella federale, equa e solidale. Grande è la  responsabilità di Berlusconi se le cose sono andate storte.

 CONCLUSIONE.

Nel suo editoriale sull’Espresso del 12 aprile  lei scrive:
“Siamo dotati di un pensiero capace di guardare fuori di sé, di cogliere i mutamenti delle persone, (crescere, invecchiare, amare, odiare, vincere, perdere) ma certezze e verità non ce ne sono.  Il viaggio deve continuare….
…L’osservatore è la mente, e se si dovesse guastare non è come un orologio: non può essere sostituito. Può perdere il suo ruolo per malattia o per disturbi mentali. Ma , anche se la mente non soffre di alcun disturbo,  cambia, registra con diversa velocità e con un’altra sensibilità, rispetto a quella del corpo. Invecchia e cambia.
 La nostra identità è in perenne oscillazione.”

Lei ha parlato a lungo della magistratura che non insabbia e continua a indagare, e della stampa che riflette e denuncia. Ma sarà forse perché la mente cambia, queste idee sul ruolo del giornalista si sono attenuate.
Come lettrice dell’Espresso da quando avevo 19 anni, non ho personalmente condiviso  alcune sue valutazioni recenti su fatti politici nel nostro paese,
Ho scritto regolarmente sul mio blog quando non ero d’accordo con lei: per es. perché Napolitano non  può essere criticato? E’ un uomo, e quindi, come tutti, può sbagliare.  Perché sulla trattativa stato-mafia Repubblica si è espressa con dubbi e reticenze? (“la cosiddetta trattativa”)?  Perché ha sostenuto che la conversazione telefonica Mancino-Napolitano doveva essere  distrutta, pur essendo Mancino un soggetto indagato per falsa testimonianza?
Di Matteo rischia la vita, dopo le minacce di Riina, e Repubblica se ne accorge in ritardo e con fatica.  Perché Pirani ha sostenuto l’accusa di vilipendio al Fatto Quotidiano,  non d’accordo col  Presidente?  Perché  lei ha criticato Barbara Spinelli, Rodotà, e Zagrebjelski per le loro posizioni ?
 Rileggendo il suo  racconto  autobiografico  mi è stato utile vedere tutti i punti di accordo totale, e di condivisione assoluta del suo percorso, pur riepilogando tutte le  mie divergenze  dalle sue posizioni, sia nel passato che  negli ultimi tempi.
Come lei dice giustamente la Mente invecchia come invecchia il corpo.
 A 90 anni lei è contento della sua vita, intensa, piena di soddisfazioni.: non tutti possono dirlo della propria. Quindi quello che le auguro è di non aver bisogno di auguri.

Con affettuosi saluti. Sinceramente.