domenica 26 agosto 2012

Armonie di un concerto. Disarmonie sconcertanti tra parole e realtà

Due ore di felicità, intensa e assoluta, col concerto  del Grey Cat Jazz festival, approdato sulla magnifica piazza medievale di Massa Marittima, grazie all’intelligenza culturale  di Lidia Bai, sindaco della città.
La musica di John Cotrane, è stata accolta con profonda emozione da un pubblico colto e civile che ha ascoltato con  attenzione la storia personale del musicista afro-americano, narrata con  molti particolari : un ragazzo nero della Carolina del Sud, che faceva musica in  famiglia, a tutti sconosciuto, benché fosse amico del già famoso Miles Davis, che a  New York suonava in  concerti nazionali, e anche nei nights più famosi d’America.
  Alla fine dei suoi concerti, ad Atlanta o a Charleston,  Cotrane, apprezzato e applaudito, tornava ad essere però  il ragazzo negro, discendente degli schiavi che raccoglievano il cotone nelle grandi piantagioni.  Con dolore: non era  riconosciuto nel suo valore e nella dignità di grande autore jazz….
Il sassofono, suonato  magistralmente da Stefano Cantini, si arrampicava in alto, lungo lo splendido campanile della cattedrale di San  Cerbone, nascondendosi tra le bifore, ora illuminate ora spente.  E singhiozzava, struggente,  un grande dolore umano .
Mi chiedevo quale rapporto estetico abbia potuto magicamente instaurarsi fra il  grande jazz americano e la bellezza di una piazza medievale italiana, e perché  la sofferenza di un ragazzo negro  ci abbia  rimandato ai negri italiani del Terzo Millennio: quelli che si danno fuoco su piazza Montecitorio, perché precari da sempre e senza futuro, mentre tutti pensano soprattutto  allo spread e alle Borse in altalena…
Il ruolo sociale  dell’arte è trasmettere al tempo stesso disperazione e speranza, e di farlo in modo formalmente ineccepibile…
Gli interpreti di tutto questo, sono stati i musicisti  del Gray Cat jazz festival, amici da sempre, perfettamente integrati: il batterista  Borri e il contrabasso, Tavolazzi, dialogavano  fra loro, in superbo contrappunto col sassofono e con  la splendida tromba di Enrico Rava, ospite speciale della serata, mentre il pianoforte, suonato da Francesco Maccianti,  trovava lo spazio giusto per dire magistralmente la sua.
Per tutto il concerto momenti di  angoscia e felicità si sono regolarmente  alternati, e quinci uscimmo a riveder le stelle…
                    
                                ***
E’ stato quindi molto duro riprendere le serate consuete, la lettura dei giornali e l’ascolto dei tg…
L’impressione è stata che ad avere il cervello intercettato sono oggi in molti!...Soprattutto a sinistra.
Chi avrebbe mai pensato che l’autore di un libro anti-mafia “Non  è la piovra”, come l’ex-magistrato Luciano Violante, comunista da sempre,  avrebbe un giorno potuto tuonare contro il “populismo giuridico”, accusando di golpe anti- Monti e anti-Napolitano i giornalisti del Fatto Quotidiano, colpevoli di voler creare un nuovo partito eversivo: quello della Costituzione, insieme a Grillo e a Di Pietro. Un’intervista su un cosiddetto giornale serio della grande borghesia italiana, La Stampa” ha suscitato reazioni entusiaste a destra.
Quando ricopriva il ruolo di Presidentedella Commissione anti-mafia , tra il  ’92, e il ’94 , Violante era stato messo al corrente della trattativa in corso, ma non l’aveva accettata: tuttavia ha impiegato più di 20 anni per informare di  tutto questo i  magistrati di Palermo che sulla vicenda  indagano.
E oggi si fa vivo,  delegittimando  i suoi colleghi magistrati,  in difesa del Colle e di Palazzo Chigi.
Eppure da giovane comunista aveva difeso il magistrato Alesandrini, pronto anche a morire , per difendere la giustizia e la legalità,  nel sacrosanto esercizio del proprio  ruolo.
Benedetto Croce diceva che in  gioventù si prende la scarlattina delle  idee coraggiose.   Poi, per fortuna,, invecchiando   passa!..
Purtroppo,- diciamo noi- Violante è invecchiato, come del resto è invecchiato Giuliano Ferrara. Ma  si conservano.

b) Anche  il Premier ha ritenuto grave quanto è accaduto con le intercettazioni a Mancino, in conversazione col Capo dello stato, e, senza attendere nemmeno il parere della Consulta, interpellata per l’occasione da Napolitano sul conflitto di attribuzione, ha promesso un intervento del Governo.
A Rimini, al convegno CL   Passera,  ha chiesto una legge  sulle  intercettazioni, come uno dei compiti  più urgenti  del Ministro della giustizia  Severino… (proprio quella legge che a Berlusconi non  è riuscito di fare!...) Berlus-Monti continua… Domanda: anche Passera è stato intercettato?
A Bersani non pare che questa legge  sia la priorità assoluta, come ha già detto timidamente, e su questo argomento speriamo in una grande manifestazione popolare , da indire a settembre, visto che il Fatto, ha già raccolto 120.000 firme per difendere procure, giudici,  intercettazioni e legalità, senza bavagli.
Padellaro e Travaglio: santi subito!....

c) Decisamente la eccezionale calura estiva intercetta più di un cervello!

Sicuramente di un bel “pinguino”, air conditionner” pare aver bisogno Eugenio Scalfari, che dopo aver fondato Repubblica la sta vigorosamente affondando, mettendo a picco tutta la linea editoriale  fin qui più o meno onestamente sostenuta per oltre 30 anni.
E vittima dei suoi rimbrotti è  ora un illustre collaboratore del giornale, ex Presidente della Consulta, illustre costituzionalista, reo di aver  criticato il Quirinale  per tutta la sua azione sulle intercettazioni: Gustavo Zagrebielsky Anche  Rodotà ha parlato della  “leggerezza” di Napolitano  e Franco Cordero di un ritorno all’ancien Régime dello statuto Albertino. Gustavo, una nostra persona di famiglia, è  quindi in ottima compagnia.
Ci siamo chiesti se Ezio Mauro sia partito in vacanza e se tornerà in  tempo per  calmare la bulemia di editoriali  da parte del fondatore, e mandarlo  al fresco, in vacanza,  prima che i lettori di Repubblica, tra cui mi annovero anch’io,  smettano di comprare il giornale.  Travaglio gliele ha cantate tutte  e ha fatto bene.
Un grande giornalista  come Scalfari non può mettersi a raccontare balle perché  ritiene la difesa di Napolitano e del governo  Monti siano rispondenti alla  convenienza politica del momento. Favoreggiamento del potere, e non  analisi critica.
  Ezio Mauro  ha preso la difesa di  ambedue: di Scalfari che lo ha scelto come direttore del giornale e del suo amico Zag,  dando loro  ragione. A Repubblica si discute!...
Ora dopo l’intervista al Corriere della Sera del 25 agosto,  il Procuratore Ingroia, ritenendo di essere stato abbastanza difeso dall’Associazione nazionale magistrati, da Caselli  e dalle firme on line di  120.000 cittadini,  ha preso  le distanze dalla polemica giornalistica e politica che lo ha collocato contro Napolitano, per difendere ulteriormente il lavoro  concluso sulla trattativa, sperando forse di  indurre il governo Monti a costituirsi parte civile nel  prossimo processo, come gli chiedono a destra e a sinistra..
 D’altra parte   Zag ha espresso ulteriormente la sua convinzione che il ricorso di Napolitano  sia stato inopportuno e che possa mettere in  grave imbarazzo la Consulta, a fronte dell’ardua scelta:  a chi dare ragione, al Colle o alla Procura.  Quale che sia la risposta  ambedue  le  istituzioni ne uscirebbero lacerate.
Speriamo quindi vivamente che il Presidente segua il suo  saggio consiglio: ritirare il ricorso,  convincendosi che sia stato  Mancino, con le sue insistenze,  il vero  responsabile di tutto il pasticcio.
L’Italia è in grande difficoltà, e  certo, di tutto  aveva  bisogno tranne che di  tutte queste angosciose  polemiche.

                                                                                             ***

3) Dopo le ultime sortite del governo a Rimini, siamo convinti che  esso debba andare a casa  al più presto possibile, prima che faccia altri disastri.  Specialmente con la sua agenda speciale  sulla crescita, per la quale Grilli dice non avere soldi. Austerity-dixit!...senza rimedio.
a)  “Siamo in guerra!..-ha detto Monti. E si è messo l’elemetto contro gli evasori.
Correre dietro agli scontrini è giusto,  e siamo grati alle Fiamme Gialle per il loro egregio lavoro, ma  ci chiediamo perché solo ora  il Governo si sia messo a negoziare con Berna, per ricuperare almeno in parte i 270 milioni fuggiti in Svizzera.  Lo ha fatto giusto  nel momento in cui UBS e il Crédit Suisse hanno proposto ai loro nobili clienti altre soluzioni per far volare a colpi di clics i loro capitali sulle piazze asiatiche (Singapore, Hong Kong, ecc)  a ottime condizioni.
Monti deve certo sapere che il Ministro Passera, quando era a capo di  Banca Intesa, ha esportato in  Lussemburgo varie decine di milioni ed è per questo indagato.  In America gli evasori  e i banchieri loro complici vanno in galera, in  quanto nemici della Comunità nazionale.(cfr. Madoff!)
Non risulta che il Ministro Severino abbia finora redatto una legge in proposito, visto che nemmeno quella sulla corruzione, chiesta dall’Europa,  ha potuto finora vedere la luce. (e l’erario continua a  perdere  altri fior di milioni). Il flusso dei capitali, completamente liberi di muoversi, scaricano la loro potenza distruttiva contro l’economia reale, provocando  blocco di produttività alle imprese, disoccupazione, precarietà, disperazione. La gente si dà fuoco.
“E’ l’Europa che deve prendere la guida della lotta contro la finanza internazionale, con leggi punitive”.
Lo ha detto Helmudt Schmidt in un intervista al Sole 24ore. Il   28 giugno a Bruxelles si è posta l’esigenza di un’Unione bancaria Europea, per   vigilare sull’uso che le varie banche fanno dei loro capitali, sull’uso dei titoli tossici, ancora largamente presenti,  sull’evasione nei paradisi off-  shore. Non prestano alle imprese per farle ripartire, malgrado il fiume di euro messo a loro disposizione dalla BCE. Sono loro il problema maggiore della nostra economia.  La recessione comincia a manifestarsi dovunque, anche in Germania, (la Opel licenzierà a settembre  le sue maestranze) e in Italia, dove il motore è bloccato dal 1991, la stagnazione  ha raggiunto livelli drammatici. Le imprese chiudono e  la disoccupazione aumenterà ulteriormente in autunno.

b) Agenzie di rating.
Al CL di Rimini Monti, anticipando il lusinghiero verdetto delle agenzie di rating, ha annunciato che per il 2013  vede l’uscita dal tunnel della crisi per il paese.  La Procura di Trani ne  ha messe tre sotto inchiesta, per aver diffuso nel 2011 notizie tendenziose  sulle condizioni bancarie in Italia.
Nel 2012 invece a loro conviene segnalare prospettive positive per l’economia, elogiando il governo Monti, mentre nessuno  condivide il loro ottimismo: né Confindustria, né i sindacati, né Confcommercio.
La loro capacità effettiva di previsione e la loro credibilità sono  messe seriamente in dubbio.

c) Del progetto per la crescita  messo in campo dal governo, necessario per aumentare il rapporto debito-pil,  si può condividere il progetto per la banda extra-larga, per la digitalizzazione dell’organizzazione economica,  necessario da molto tempo, come pure i cantieri nel sud, per costruire scuole, asili nido, e case di riposo per anziani, annunciate da  Barca). Ottima la decisione di rilanciare i concorsi per gli insegnanti nelle scuole.(12.000 posti). Tuttavia non la ritengono convincente.
I progetti energetici del min. Passera  sono un  disastro, perché mira a trivellare anche i fondali marini, alla ricerca del petrolio, e a moltiplicare i gassificatori, tralasciando di chiedere all’Eni i rimborsi per i danni ambientali già provocati in passato dal petrolchimico, in Sicilia e nel Nord.
Lasciano perplessi anche i piani per la moltiplicazione delle opere pubbliche, degli areoporti, vista la mole ingente di carburante necessaria a far funzionare gli aerei,  mentre i treni regionali per andare da est a ovest sul territorio, più ecologici, e  certamente più utili per l’utenza quotidiana sono drammaticamente carenti.
 Provate ad andare dalla Maremma a Siena, Montalcino, a Firenze, a Lucca e vedrete che in treno  è praticamente impossibile.
Il modello di sviluppo neo-liberista del governo attuale  deve essere respinto perché assolutamente insostenibile sul piano ambientale, visti i danni  vistosi prodotti dai combustibili fossili ai cambiamenti climatici, con gli incendi, la siccità, e le prossime disastranti alluvioni annunciate.

d) E’ stato annunciato un convegno molto importante a Trento su Alcide De Gasperi, e sulla sua azione politica nel secondo dopoguerra, basata sui sacrifici necessari per la ricostruzione del paese.
Il Premier sarà presente insieme all’ex presid. della società di S.Egidio
Tutti ricordiamo il modo con il quale  De Gasperi convinse il PCI  a inserire il Concordato fascista  fra Stato e Chiesa del 1929  nella Costituzione, con l’articolo 7,  (salvo poi cacciare i comunisti dal governo, una volta ottenuto il risultato, contro ogni illusoria speranza di Togliatti di restarci a vita.) Gli americani non ci avrebbero dato gli aiuti del Piano Marshall…
Tuttavia, essendo un cittadino di una provincia dell’impero Austro-ungarico, De Gasperi era consapevole della necessità di tutelare l’autonomia dello Stato a fronte dell’invadenza vaticana.
Non pare che sia così per il governo Monti, poiché ai funzionari della Banca d’Italia, che dovevano informare a Strasburgo i funzionari europei del Moneyval  sui traffici illeciti dello Ior, la banca vaticana, è stato chiesto  di tenere la bocca chiusa.  Bavaglio per tutti!...

Conclusione.

1) Non  abbiamo nessuna voglia di cantare il Te Deum a Napolitano. Troppi sono stati i suoi errori quando era nel PCI (sia nel 1956 con i fatti d’Ungheria, sia nel ’68, con la Cecoslovacchia in fiamme. Era migliorista, ma al riguardo non disse  nemmeno una parola.)  Questo non gli ha poi impedito di commemorare Bettino Craxi, insieme alla sua vedova, malgrado abbia preso tangenti, e per il partito e per sé stesso, e sia morto da latitante, per non affrontare il processo.
Napolitano ci ha per fortuna  liberato da Berlusconi ma Monti non va bene, come lui si ostina a credere.
Ha dimenticato l’equità e l’agenda crescita  si abbronza tutta al sole dell’avvenire.
La legge elettorale che lui sollecita, non deve servire a mantenerlo in vita. Del resto  Bersani ha dichiarato che l’esperienza del governo tecnico  è irripetibile.
Pare che l’abolizione del Porcellum  debba essere decisa la prossima settimana.
a) Si è già profilato un accordo sul limite di sbarramento al 5% per ciascun partito in lista (quindi la sinistra radicale  sarà esclusa, per forza di cose!)
b) un compromesso pare sia stato raggiunto, fra i collegi uninominali  (prescelti dal PD) e le preferenze, (amate da UDC  e PDL) Ma non è sicuro.
c)  Il  premio di maggioranza verrebbe attribuito al Partito più votato, e non più alla coalizione. E,secondo il PD dovrebbe essere del 15%, inferiore a quello previsto nel Porcellum. Un meccanismo proporzionale  alla greca, più che alla francese:   generatore sicuro della  più totale ’ingovernabilità.
Pier Ferdinando Casini sarebbe molto contento se questa legge  passasse,  perché favorirebbe l’avvento della “Cosa Bianca con una  una larga coalizione mista, analoga a quella attuale:   Monti for Ever.  Come un diamante…mentre il paese boccheggia.
Naturalmente Pier  non direbbe mai prima delle elezioni  con chi si alleerebbe,  fedele alla migliore tradizione della balena bianca: ora a destra ora a manca, secondo la convenienza del momento.
Il senso della parola sinistra:  Antonio Tabucchi ci ha ricordato un fatto grave, passato in cavalleria nella nostra memoria: la beatificazione di padre Escrivà de Santander, fondatore dell’Opus Dei,  nel 2001, lodata da Massimo D’Alema e Walter Veltroni, non per i sedicenti miracoli del prete spagnolo, ma particolarmente  sul piano politico. Presenti a San Pietro in quell’occasione, come le guardie svizzere, i due ragguardevoli esponenti dell’allora PDS avevano completamente dimenticato che Mr. Escrivà era stato un  sostenitore di Francisco Franco negli anni trenta-quaranta,  e del massacratore cileno Pinochet nel ’73.
Si,  certo, questo  era vero, ma come dire? Nobody is perfect !... E tanto meno Escrivà.
Sono proprio loro, D’Alema e Veltroni,  che hanno corteggiato Pier Casinando, ritenendolo strategico per il Centro-sinistra. Il ritorno dei  Compromessi Sposi…(Pci- DC)  Speriamo allora che i due saggi politici  non siano presenti nelle liste per le prossime elezioni, visto che sono da tanto tempo in Parlamento (cfr. lo Statuto del PD)
Chiediamo allora ai Fassina , a Pippo Civati ( barba lunga e occhiaie!) e ai quarantenni del PD cosa aspettano per chiedere a Bersani di non accettare questa legge compromissoria,  di non votare più  si alla fiducia, e di mandare a casa al più presto  Monti e la sua èquipe.
Personalmente voterò PD solo con una  candidatura alle primarie  di Romano Prodi, dotato di sufficiente carisma sul piano internazionale più che tutti gli altri, capace di rimettere i cocci insieme.
  Vorrei si riformasse una larga coalizione  che possa assicurare un senso alla parola “sinistra”  e alla parola”legalità”,  escludendo  dalle candidature gli inquisiti e i condannati.   Se  questo non sarà possibile darò il voto a Di Pietro, che ha fatto seriamente opposizione.
 Attendo di conoscere i punti del programma, che ora sono diventati 15

                                                                                           ****
1914: Un’altra strada per l’ UE?
L’Europa ha solidarizzato con la Germania quando,  dopo il crollo del muro di Berlino, è stata fatta l’unificazione politica e monetaria del paese, e anche una seconda volta,  quando il  loro rapporto debito-pil era superiore al 3%,
Occorre rovesciare completamente le politiche di austerità, che peggiorano la nostra  situazione e che non ci permetteranno di rimborsare il debito, senza adeguata politica espansiva.
Bisogna  cominciare a immaginare “Un’altra strada per l’Europa”, come è stato fatto nel Forum organizzato dal Manifesto e dal sito“Sbilanciamoci.info” insieme a 50 associazioni europee della società civile.
Occorrono  oggi  investimenti per una transizione ecologica dei nostri sistemi produttivi, creando posti di lavoro di qualità, con basso consumo di risorse energetiche, con l’aiuto dei projects bond  della BEI, soprattutto a favore dei paesi che devono ricostruire i loro sistemi produttivi, abbandonando gradatamente l’attuale modello di sviluppo.( cfr. Pianta, Micromega, p.68, n.5 , 2012)
Ora che alla Grecia sono stati negati i 2 anni supplementari  per i  sacrifici da imporre al paese, più tempo, al fine di farlo respirare,  ora che per  ricevere gli aiuti dovranno aspettare fino a  ottobre la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, vogliamo concludere con un verso del  grande poeta greco Giorgio  Seferis, (premio Nobel della letteratura 1963),
                   “La nave persegue l’idea che vagheggiò
                    Quando salpò dal porto”…
La nave  di un’ Europa vera, con la sua banca centrale al servizio di tutti,   forte e solidale,  in crescita contro il declino,  che oggi  ancora noi continuiamo a vagheggiare.

martedì 7 agosto 2012

Torni a casa, Mr. Prodi!


Gliela avevo già scritta una lettera, per indurla a tornare alla casa Ulivo, per la quale avevo votato, con entusiasmo nel 2007. Se ne erano già andati tutti  gli esponenti ambigui: Rutelli, Mastella, Dini… C’era quindi speranza di poter realizzare alcune delle 250 pagine del programmone…
Lei non ha accolto la mia richiesta: tradito da  una parte del Pd, Veltroni & company, aveva rinunciato a fare politica in Italia, dicendo di voler  essere solo un buon  nonno, e anche un  buon  ciclista!...
Ma ha  consolidato  il suo prestigio internazionale,  girando  tutto il mondo, chiamato a esprimere pareri economici per lo sviluppo,  in Africa come in Cina.
Quando Monti è andato in Finlandia, il premier locale, il  28enne  Kataimen, gli ha dato ragione: lo spread in Italia  è effettivamente troppo alto. Ma si è detto contrario  al fatto che il Fondo Salva Stati disponga di una licenza bancaria, per dare  indirettamente alla BCE i mezzi per salvare i paesi in difficoltà, sia pure virtuosi, con i compiti  a casa in ordine.
 E soprattutto ha espresso riserve sull’Italia politica  del 2013,  nel dopo Monti, che potrebbe abbandonare il percorso riparatore, con  il pareggio del deficit,  ed essere priva di un leader autorevole sul piano internazionale
Ed è sull’ultima delle riserve di Kataimen che mi permetto di rinnovarle la mia richiesta: di tornare a candidarsi per le primarie in  autunno, soprattutto in vista di un possibile ritorno in campo del Cavaliere, (che pure non ha sciolto ancora la sua riserva).
 Lei aveva cominciato a ridurlo il debito, prima che  tornasse a crescere, col Governo di centro-destra.
I dieci punti programmatici  proposti da P.L.Bersani sono stati accettati dal Sel di Vendola ma anche da Di Pietro, per   2 aspetti cruciali : rimettere il lavoro al centro della politica economica, dire no al liberismo selvaggio, ridurre le disuguaglianze attraverso la leva fiscale più equa, grazie a una patrimoniale importante  su beni immobili, ma non sulle imprese, e forse abolire la legge Fornero sul mercato del lavoro, risolvendo il nodo degli esodati, che non  è piaciuto a nessuno.
Di Pietro dice una cosa giusta, (sia pure in modo talvolta un po’  burino). Perché  il PD continua a votare la fiducia a Monti, accettando di espropriare il Parlamento del suo diritto di emendare i provvedimenti d’urgenza, per migliorarli? Predica bene e razzola male”.
Del resto la sua in felicissima battuta  nell’intervista allo Spiegel sulla necessità che i governi seguano la loro linea rispetto ai parlamenti,  affinchè ci sia maggiore integrazione in Europa, ha suscitato veementi reazioni in tutti i partiti politici in Germania, e soprattutto nel Ministro degli esteri, liberale, il quale ha raccomandato di non trasferire sul piano internazionale quelle che sono le necessità delle vicende interne italiane.
E’ evidente poi che  il 30esimo voto di fiducia che Monti chiederà domani a Montecitorio sul decreto della  revisione della spesa   non si tradurrà certo più    in quei vantaggi che erano stati prospettati il 28 e il 29 giugno nei vertici economici europei .
 Lo stesso Monti nella sua intervista allo Spiegel si è detto  preoccupato dell’astio anti-tedesco in crescita in Italia, e in tutti i paesi  Nord – mediterranei,  come pure dalle sempre più diffuse dichiarazioni   politiche in chiave anti-euro e anti Europa. La Merkel non ha condiviso le sue preoccupazioni. Fine della luna di miele?
  La Germania si ostina ora  a proporsi come IV° Reich democratico,  boicottando, nei fatti,  il progetto necessario  di una  Confederazione, una soluzione politica che consentirebbe alla Bce di comportarsi come la Fed negli Usa. Il Governatore bavarese ha difeso la democrazia tedesca, governo e parlamento,  nella  loro comune  volontà di non pagare i debiti italiani: governo e  Bundestag uniti  quindi nella lotta anti-cicale. (Una frase dura ad usum Draghi….)
 Ma, come ha detto  il Ministro del lavoro tedesco, una intelligente  donna socialdemocratica, la Germania  sbaglia  a negare la licenza bancaria al Fondo salva stati come aveva promesso il 28 e il 29 giugno, perché se il Sud Europa affonda  insieme all’euro, anche la Germania,  che finora si è molto avvantaggiata della moneta unica smetterà di esportare i suoi prodotti al Sud Europa  e sarà punita per il suo egoismo. Non è libera,  come crede di essere, sul piano economico.
                                                                                  ***
 Per tornare al futuro, allora di che cosa avremmo bisogno nel 2013, quando il governo di emergenza concluderà  in Italia la sua azione?
Di un leader come  Romano Prodi, di sicuro e riconosciuto prestigio internazionale,  capace di rassicurare i mercati, ma anche in grado di dirimere all’interno i contrasti attuali fra i partiti di sinistra- centro, riunificandoli sui 10 obiettivi fissati,   valendosi anche dell’appoggio di liste civiche, come quella arancione, proposta da De Magistris e da Pisapia.  I Sindaci,  pur non candidandosi alle primarie, potrebbero raccogliere i voti a sinistra, che altrimenti si dissolverebbero nell’astensione o nei voti a Grillo.
Anche il Movimento delle donne, avendo ben combattuto contro il centro-destra potrebbe unirsi per la vittoria,. I movimenti ambientalisti avrebbero certamente  la loro da dire, in suo sostegno, visto che quando era al governo aveva preso Jeremy Rifkin come suo consulente per le energie rinnovabili.Il nuovo movimento Alba potrebbe certamente  combattere la partita, se l’alleanza per il lavoro, l’ambiente e i beni comuni potesse  concretizzarsi.  Insomma tutti uniti per un cambiamento.
E’ vero che sarebbe bello se Prodi avesse vent’anni di meno, come mi ha detto un caro amico. Ma è più giovane di Napolitano, e, per fortuna, non ha mai attaccato la magistratura. Di Pietro nel suo governo potrebbe fare il Ministro della Giustizia, fare le cose giuste per il paese, e, rasserenato, senza Casini, forse riuscirebbe anche a sproloquiare meno.
Bersani non dovrebbe cedere sulla legge elettorale proporzionale: lasci Casini andare alle elezioni da solo, alleandosi con Montezemolo e Fli, per una destra onesta e pulita: trattasi sempre di un cattolico minorenne, con calzoncini alla zuava, stile boy-scout, (come del resto è Renzi.)  Sono tutti liberisti,  iper- Montiani, senza se e senza ma. Sarebbero   favorevoli al fiscal compact, che ci legherebbe le mani all’austerità, per 20 anni, chiedendoci  manovre per 45 miliardi di euro all’anno.
E’ essenziale invece  per la sinistra  rimettere il lavoro,  i diritti  e la coesione sociale al centro di un’azione di governo, con un’accurata concertazione, (attualmente  seccamente rifiutata dal Premier Monti, visto che è stato parzialmente soppresso l’art.18) . Tutti i sindacati sono invece favorevoli ad  un patto sociale  di negoziati, che veda imprese e lavoratori uniti per la ricostruzione e la crescita, unico modo di uscire dalla crisi.
Noi crediamo inoltre   nei cattolici adulti, in grado di far pagare le tasse al Vaticano in tempi di dura crisi,  capaci di legiferare negli interessi di tutti i cittadini sui problemi dei diritti civili, che  invece non  hanno il supporto dell’UDC. Se non si riuscisse a fare la legge elettorale che preferiamo, si vada a votare col Porcellum, ma a novembre. E poi, col nuovo Parlamento si faccia una Costituente per la riforma della legge e della Costituzione: con calma, e con le persone giuste.
                                                        ***
Sono certa che Lei  Presidente si rifarebbe a quel libro bianco di Jacques Delors, del 1992, ancora oggi di sorprendente attualità, malgrado siano trascorsi 20 anni.
Il socialista cattolico Delors   voleva infatti  un’economia solidale, tra regioni ricche e povere, era  contro la disoccupazione e l’esclusione sociale.  Voleva un’economia capace di essere competitiva, attraverso la creazione di reti trans-europee,con l’integrazione di grandi e piccole e medie imprese, lanciando progetti comuni di ricerca nelle tecno-informazioni, nelle bio-tecnologie, e nelle eco-tecnologie.
Il Libro Bianco proponeva politiche di base micro-economiche con istruzione permanente, riduzione di oneri sociali per le PMI,  individuando 2 assi di sviluppo: reti di informazione ( con lo sviluppo della banda larga, e  energetiche rinnovabili) e reti di trasporto (persone e merci).
Dopo aver individuato i progetti di interesse comune, a cui dare il sostegno economico, prevedeva di assicurare prestiti sostanziosi necessari   da parte della banca Europea degli Investimenti, (BEI),  e dei Fondi europei di investimento, con obbligazioni a lunga scadenza.
Se per Jacques Delors  l’azzeramento dei disavanzi era cruciale  come caposaldo di stabilità, era però centrale una politica europea  dei bilanci a favore della crescita, per combattere la disoccupazione e il declino economico, che già a quell’epoca si erano manifestati  nel Vecchio Continente.
Finora è stato proposto solo il coordinamento della politica fiscale (inserendolo addirittura nella Costituzione dei vari paesi,) mentre nulla è stato fatto per disegnare una Programmazione economica e finanziaria europea per lo sviluppo eco-sostenibile.
In questi 20 anni non  c’è stata la convergenza profonda delle strutture produttive europee, attraverso l’ampliamento del bilancio comunitario, per una competitività qualitativa sui mercati globali.
E invece di assumere l’ipotesi di una sinergia tra sfera economica e sfera sociale, tra efficienza ed equità, specialmente  in Italia ci sono stati tagli ai salari, alle pensioni, e alle spese di protezione sociale.
C’è stato  anche un aumento del lavoro de-qualificato e sotto-retribuito, in assenza di processi formativi adeguati, come sarebbe invece richiesto dall’economia e dalla società della conoscenza, secondo il Piano Delors.
Le retribuzioni in Italia sono oggi  fra le più basse in Europa, e in questo momento di crisi, questo incide  drammaticamente sui consumi e sulla diminuzione della domanda interna, anche grazie alle misure recessive del Governo Monti.
Per quanto riguarda l’offerta bisognerebbe incentivare investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione,per meglio entrare in sinergia con i consumi delle famiglie, chiedendosi che cosa e come produrre, creando una rete di scambi fra Università, centri di ricerca e imprese, per un modello alternativo di crescita.
 Cosa costruire, per esempio:   macchine private elettriche  o autobus non inquinanti?  treni regionali, tra est e ovest del territorio,  o Tav?
Continuare a fabbricare armi o invertire la rotta, a favore delle industrie rinnovabili?
 Come convertire  poi industrie di elettrodomestici decotte  in  industrie energetiche rinnovabili, con adeguati ricicli formativi del personale.
Sono certa che se Lei, Romano Prodi, tornasse a candidarsi, con la legge elettorale auspicata giustamente da Bersani, il doppio turno alla francese, con i collegi uninominali, potrebbe assicurare meglio la governabilità, grazie al  premio di maggioranza previsto, e soprattutto consolidando il nostro prestigio all’estero, (finora il più grande successo di Monti).  E, con tutto il rispetto, lo farebbe meglio che non  Bersani, Vendola e Di Pietro, meno conosciuti di lei  nel mondo.
Lei ripartendo dai 10 punti di consenso già  ottenuti da Bersani, potrebbe rimettere i cocci insieme, e  farci vincere, anche  con l’aiuto delle liste civiche, evitando la dispersione dei voti,  l’astensione, o le schede bianche.
L’Italia ha bisogno di un nonno,  di un  bravo ciclista capace di andare   su strade impervie, come Lei. Si ricordi: lei vincerebbe di nuovo. Non c’è due senza tre! E batterebbe la frammentazione,  da sempre nemico numero 1 dello schieramento progressista in Italia.
Saprebbe fare in modo che il Mercato, lungi dal proporsi come un Totem, come adesso, torni ad essere un campo di forze che regoli la vita degli esseri umani, dove il capitale pubblico possa essere non l’erogatore di beni e servizi, come in passato, ma il punto di regolamentazione attiva,  capace di rendere più accessibili e diffusi il sapere, la conoscenza, le nuove tecnologie, per uno sviluppo  giusto e sostenibile.
La Merkel, popolare nel suo paese, pensa a vincere le elezioni, ma  se non  fosse più insieme ai liberali che hanno complicato il suo  cammino, potrebbe diventare più ragionevole  in un  governo di coalizione con la SPD e con i Verdi. (come ha già anticipato intelligentemente  il suo ministro del lavoro: non tutti i tedeschi sono per il Sacro Germanico Impero.)
Dopotutto lei, per battere la crisi in Germania, ha aiutato le imprese a non licenziare i lavoratori più anziani, offrendo aiuti perché lavorassero a mezzo tempo, e investendo , come diceva Delors in ricerca e innovazione. Il risultato è che le industrie auto tedesche sono competitive sul mercato globale. Oggi  la crisi dilaga in tutta Europa, anche in Francia, e Hollande convoca le staff delle imprese auto francesi che stanno licenziando e offre soldi pubblici per evitarlo. E investe in istruzione e ricerca.
E’ quindi   in Europa che Lei, Presidente,  saprebbe soprattutto  imporsi per costruire, insieme ad Hollande, e alla futura Grosse Koalizionen tedesca, nel 2013, una Confederazione Europea, capace di avere una BCE come la Fed americana, superando il trattato di Mastricht, e  una BEI in grado finanziariamente di stimolare i progetti migliori  per la crescita di qualità,  in grado di competere  nel mondo. Per non essere confinati e depressi solo nel  rigore e nell’’austerità, come è accaduto finora col governo Monti.
Sono sogni utopistici? I sogni e le utopie sono sempre stati il sale giusto,  per cambiare il mondo.

domenica 29 luglio 2012

Lettera aperta ai Re della Repubblica (Giorgio Napolitano e Eugenio Scalfari)

Anche i re talvolta possono sbagliare, e di grosso!
Un servitore dello Stato, consigliere di Re Giorgio, Loris D’Ambrosio, è scomparso, stroncato dal dolore,  forse   a causa di un suo  grave sbaglio: non aver detto con franchezza a Nicola Mancino che il Quirinale non poteva interferire con le indagini della Procura di Palermo, perché non era scritto in nessun articolo della Costituzione. o del codice penale.
Aveva cercato di calmare le sue ansie dicendogli: “Stai tranquillo!... tanto questi non arriveranno a nulla”. Posizione davvero singolare la sua, che pure, come ha detto Maria Falcone, aveva collaborato con suo  fratello nel redigere tutti i più importanti testi giuridici anti-mafia, compreso quello sul 41 bis. Le critiche di cui era stato oggetto sulla stampa  lo avevano indotto a dare le dimissioni, che però il Presidente aveva rifiutato.
 Sono state le eccessive e ripetute insistenze di Mancino alla radice di questa tragedia, (di cui non hanno certo colpa  i giornalisti del Fatto Quotidiano, che hanno pubblicato il testo delle intercettazioni, ormai pubbliche, facendo domande scomode, adempiendo quindi  al loro dovere professionale).
Le preoccupazioni dell’ex senatore  sono cresciute a dismisura nel marzo-aprile 1912, quando il suo nome  era apparso di frequente nelle pagine dell’atto di  accusa della Procura di Caltanissetta, che aveva aperto dal 2002 un indagine “Borsellino quater”. per la strage di Via D’Amelio, le cui indagini erano state più volte vanificate  da confessioni divergenti dei boss finto-pentiti.
Le due procure siciliane erano ben coordinate fra loro, fin dal marzo 2011, una decisione presa dal CSM presieduto da Napolitano,  perché quell’evento era strettamente collegato alla trattativa mafia-Stato, che Paolo Borsellino  aveva rifiutato..  E questo  fu  il motivo del suo assassinio. Uomini delle istituzioni lo avevano tradito, e non si sa ancora chi sono.
Mancino temeva anche di essere messo a confronto con Martelli, che aveva  su tutta la vicenda pareri nettamente discordanti rispetto ai suoi.
Quindi Re Giorgio, nella sua veste di Capo del CSM, non aveva alcun bisogno di chiedere ulteriormente il coordinamento delle indagini in Sicilia, come del resto aveva detto anche  il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

                                      ***
Di trattative Stato-mafia non ce n’è una sola: la prima riguardava la mitigazione delle condizioni penitenziarie dei detenuti sottoposti all’articolo 41 bis, col carcere duro per i mafiosi non pentiti, nelle isole di Pianosa e dell’Asinara.
(un decreto voluto fortemente da Falcone e da Martelli, quando era  ministro della Giustizia nel governo Andreotti,) In cambio la Mafia, dopo aver assassinato Salvo Lima, nel marzo del 1992, avrebbe rinunciato ad altri delitti politici (erano nel mirino Calogero Mannino, oggi ancora in Parlamento,  e , naturalmente, lo stesso Claudio Martelli)
La ricostruzione di questa prima trattativa è oggi molto più chiara, secondo la pista individuata dal Procuratore nazionale antimafia fiorentino,Gabriele Chelazzi, prima di morire:: quella dei Cappelani delle Carceri che, nel ’93, in perfetta buona fede, avevano ritenuto che nelle condizioni prescritte dal ’41 bis mai i detenuti avrebbero potuto  ravvedersi  in futuro per una riabilitazione  nella vita civile, (come del resto prevede l’articolo  27 della Costituzione), visto che “i secondini  squadristi  li picchiavano regolarmente”.
 Questo era scritto in  alcune lettere dei familiari dei detenuti, molto dure, indirizzate al Presidente della Repubblica,  Oscar Luigi Scalfaro e ad alcuni alti prelati.
I Cappellani, tra l’attentato a Costanzo e quello in Via dei Georgofili,  avevano redatto  a Roma, fra il 17 e  il 20 maggio 1993 un documento per la soppressione del 41 bis, che consegnarono a Chelazzi.
Il risultato fu la caduta del Governo Andreotti  e nel nuovo governo di Giuliano Amato,   Martelli venne sostituito dal  ministro Conso alla Giustizia, mentre al Ministero degli Interni, guidato da Scotti, (ora  nominato Ministro degli Esteri,) veniva scelto Nicola Mancino.
 Con 3 conseguenze:
a) Conso soppresse per i mafiosi l’art. 41 bis, con una serie di decreti:  ha dichiarato  ai giornali  e alla Procura di Palermo di aver agito in solitudine, per evitare altri delitti e altre  stragi
b) Venne sostituito Nicolò Amato direttore dell’Amministrazione penitenziaria, che i mafiosi non volevano più nelle carceri. Troppo duro.
c) vennero chiuse le carceri di Pianosa e dell’Asinara, “troppo fredde d’inverno”
 Dopo l’assassinio di Salvo Lima, (marzo 1992),la mafia scelse un altro referente politico, il siciliano Dell’Utri, direttore di Publitalia, la società per la  pubblicità a Fininvest. Seguendo il  suo consiglio, Berlusconi, minacciato dalla mafia  negli averi e negli affetti (aveva mandato  i figli in America per evitare sequestri), prese ad Arcore, come protettore, un noto mafioso trafficante di droga, ultra indagato, Mangano: secondo Dell’Utri un  vero eroe,!...
Quindi nel ’93, sulle rovine politiche provocate dai processi di  Mani Pulite, nacque Forza Italia, e nel ’94 Berlusconi salì al potere...

                                                                ***
2) Analizziamo ora la posizione di un altro integerrimo servitore dello Stato, Antonio Ingroia, vice- procuratore capo  a Palermo, collaboratore di Falcone e Borsellino, che da 20 anni conduce le sue indagini sulla trattativa mafia-politica.  Più volte minacciato di morte, viene regolarmente coperto da una grandinata di insulti da parte della stampa padronale berlusconiana, alla quale si sono uniti oggi anche Galli della Loggia, sul Corriere della Sera e perfino, con nostro grande sconcerto, Eugenio Scalfari, allineato sulle posizioni di Giuliano Ferrara.
Premettiamo una breve analisi della situazione attuale  in Sicilia, tutt’altro che tranquilla, sia per la Procura che per i siciliani onesti.
a) Sul piano economico la Regione  è sull’orlo del default, come la Grecia. Lo ha segnalato Lo Bello, capo della Confindustria siciliana. Sono stati  sperperati soldi pubblici, e creati  posti di lavoro assistenziali nell’Amministrazione regionale, in assenza di fabbriche manifatturiere in chiusura (cfr Fiat a Termini Imerese) . I forestali  in Sicilia sono il triplo rispetto a quelli del Piemonte. Donne e giovani sono invece  senza lavoro.
b) Il Presidente della Regione Lombardo rinviato a giudizio  per associazione mafiosa, darà le dimissioni il 31 luglio e sarà processato a Catania in ottobre.
 Il governo dovrà intervenire con robusti tagli di spending review, sulle finanze allegre da lui adottate a fini clientelari.
c) L’Assemblea Regionale ha respinto la proposta di non nominare più come consulenti in Regione managers  indagati per collusioni mafiose, avanzata dal  presidente dell’Antimafia in Regione, Speziali.
La mafia resta quindi  nel Palazzo, a spese dei cittadini. Matteo Messina Denaro, ultimo grande boss ancora latitante, esercita tutto il suo business power sul territorio trapanese, ben protetto dalla zona grigia della borghesia mafiosa, come lo era stato Provenzano.
 Con la mafia in Sicilia  c’è connivenza e convivenza:  da sempre…

Una situazione quindi  non certo favorevole alla Procura di Palermo, dove Ingroia si proponeva due obiettivi:
a) combattere l’omertà dei grandi Big Boss mafiosi in galera sulla strategia stragista degli anni Novanta
b) Combattere la reticenza di uomini delle istituzioni che sulla trattativa non hanno ancora raccontato tutto quello che sanno.
Ingroia auspica un valido aiuto da parte del Parlamento: con 2 essenziali riforme:
a)         Sui collaboratori di giustizia
b)         Quella del 416 ter per rendere punibile il patto pre-elettorale mafia-politica.
Le riterrebbe utili per i cittadini elettori, sia alla vigilia delle elezioni  in Sicilia, il prossimo ottobre, sia in quelle nazionali politiche del 2013-
 Invece che cosa è accaduto? Per avere intercettato  un testimone reticente come Mancino, sospettato di falsa testimonianza, sorpreso a colloquio col povero D’Ambrosio  e  poi addirittura col Presidente della Repubblica, Ingroia, dopo 20 anni di splendido lavoro, è oggi vittima di una vera delegittimazione da parte del Quirinale, che ha contestato le sue procedure di indagine, “ritenendole lesive delle sue prerogative”, chiedendogli addirittura di distruggere i nastri registrati delle sue telefonate, (addirittura contravvenendo all’art. 268 del Codice di procedura penale, il quale stabilisce che sia un giudice terzo a decidere se e quando distruggerle).
Non solo, ma ha anche aperto un conflitto di attribuzione, ricorrendo alla Corte Costituzionale, per stabilire  chi ha ragione, il Colle o la Procura.
.Il Ministro Severino chiede invece di mantenere la segretezza delle registrazioni, in attesa del parere della Consulta, ma  non certo di distruggerle, mentre la Destra del PDL ritorna sulla legge delle intercettazioni.
Insomma proprio ora che Ingroia aveva concluso il suo lavoro, riuscendo per la prima volta a mettere sul banco degli imputati la mafia militare in galera, gli alti ufficiali dei carabinieri, e i politici, protagonisti della trattativa, tutta l’Italia giornalistica e politica si erge contro, come un muro  di corazzieri, riprendendo la delegittimazione dei magistrati che fu  ed è ancora  prerogativa di Berlusconi.
La cosa anomala è che  al vertice del CSM e del Colle ci sia la stessa persona, la quale, intercettata nel 2009 quando era in conversazione con Bertolaso, non aveva ritenuto a quell’epoca  di chiedere al Parlamento un provvedimento legislativo per integrare il codice penale, visto che attualmente nessuna norma  vieta ai magistrati di intercettare  un indagato a colloquio con il Presidente della Repubblica..

Conclusione:

A criticare le iniziative e le parole del Presidente  sono stati  vari autorevoli giuristi: Franco Cordero, (che lo accusa di essere addirittura tornato allo Statuto di Carlo Alberto, ancien régime), Stefano Rodotà, e addirittura Sartori, che gli rimprovera “un eccesso di amicizia per Mancino”.
Noi cittadini siamo sconcertati per il colossale abbaglio dei due Re della Repubblica, da noi molto stimati e rispettati. Eugenio Scalfari  ci ha  veramente sorpresi, lui,  giornalista in lotta dura con la Razza Padrona e con i politici corrotti
(tipo Bettino Craxi) : da  sempre  è stato un vero cane da guardia contro il potere, per informare noi cittadini  su  tutti gli abusi.
Non possiamo quindi non essere dalla parte di Antonio Ingroia, che è riuscito a far condannare Bruno Contrada, dei Servizi segreti, alla guida  militare del massacro di Capaci, un super magistrato oggi  costretto “a fare un passo di lato”, accettando l’invito dell’Onu, per utilizzare le sue competenze nella lotta al narcotraffico in America centrale.
Ricordo di averlo incontrato a Torino, nel 2002, al Salone del Libro, dove presentava, insieme a Caselli e a Marco Travaglio  “La trattativa”,(Roma,Editori Riuniti), una ricerca di Maurizio Torrealta, campione del giornalismo d’inchiesta di Rai 3,  che  aveva  documentato  gli eventi tra il 1992 e il 2002, riportando tutte le testimonianze nei processi dei boss pentiti, dei falso-pentiti, in  ordine cronologico, fino alla messa in  atto del Borsellino quater alla Procura di Caltanissetta.
Intervistato da Torrealta all’inizio del volume, Ingroia aveva detto una cosa storicamente molto importante: se alla fine della guerra la mafia aveva operato in funzione anti comunista, intervenendo con la polizia di stato a Portella della Ginestra, contro i contadini che occupavano le terre incolte, dopo la caduta del Muro di Berlino nell’89 aveva perso la sua funzione di braccio armato della DC, che   venne punita  alle elezioni del 1991,per non essere riuscita a bloccare il maxi- processo dell’87.
E, avendo la Cassazione confermato tutte quelle  sentenze, nel ’92, venne ucciso  Salvo Lima, loro intermediario con la corrente andreottiana.
Da li cominciò il dialogo con lo Stato, a suon di bombe, prima di tutto con la strage di Capaci, (non senza aver prima ampiamente delegittimato Falcone,) e poi con quella di Borsellino..
Nella “Trattativa” di Torrealta si parla delle dichiarazioni del  boss pentito, Mutolo, il quale aveva segnalato al  magistrato le collusioni   mafiose  di Bruno Contrada, agente dei servizi segreti  e del giudice Signorino.
Il  colloquio  venne interrotto al momento del cambiamento del Ministro degli Interni, perché Borsellino  partì per incontrarlo al Viminale a Roma.
 Al suo ritorno  aveva chiesto a Mutolo di mettere  a verbale le sue dichiarazioni, cosa che  rifiutò di fare, per paura di essere ucciso. Secondo la sua testimonianza, Borsellino era molto nervoso. Al Viminale  non era riuscito a parlare col  nuovo Ministro Mancino,  ma aveva incontrato il capo della polizia Parisi e Bruno Contrada, ambedue  già al corrente del fatto che Mutolo stava rilasciando dichiarazioni importanti: cosa  che non avrebbero  dovuto  sapere.
 A Mutolo non accadde nulla, ma  il 19 luglio, 2 giorni  dopo il suo rientro a Palermo, fu Borsellino a saltare in aria   in Via D’Amelio: avevano intercettato una sua telefonata alla madre, manipolando le linee telefoniche dell’edificio in cui viveva.
Non possiamo oggi  non essere dalla parte della splendida famiglia  del magistrato, di sua moglie Agnese, che aveva ascoltato tutti i sospetti del marito,
di  suo fratello Salvatore, che si batte per sapere chi ha rubato  la  sua famosa agenda rossa, sottratta  dalla macchina il 19 luglio del ’92.
Quindi approviamo la sua richiesta  alla Procura di Caltanissetta di acquisire i nastri registrati delle telefonate tra Napolitano e Mancino, prima che vengano segretate, come ha chiesto ilMinistro Severino.
 Siamo dalla parte di Rita, europarlamentare, splendida persona, che ha dichiarato di sentirsi schiaffeggiata da questa  grave iniziativa del Presidente, completamente inattesa,  nei confronti di una procura  anti mafia, impegnata da 20 anni nella  ricerca della verità.
                                  ***
Ora che il magistrato D’Ambrosio è deceduto, stroncato dalle  vicende dei giorni scorsi, credo che Mancino debba  assumersi le proprie responsabilità e chiedere scusa per aver messo  due persone perbene in gravi difficoltà, con le sue ripetute richieste di intervento. Si faccia processare tranquillamente: esiste  sempre la presunzione di innocenza, fino a quando non sarà assolto o condannato.

E pensiamo  che Re Giorgio dovrebbe accettare l’invito di Salvatore Borsellino a rendere pubblico il contenuto delle telefonate registrate, per meglio  puntellare la funzione essenziale  del Colle: “quella di essere il centro di equilibrio del sistema”. La trasparenza è il miglior modo di garantire un’istituzione.
Il Processo Dell’Utri ripartirà dalla Corte di Appello, perché i suoi reati sono provati fino al ’77.
I familiari delle vittime delle stragi reclamano giustizia e verità. E anche noi cittadini vogliamo sapere che cosa sia realmente accaduto. Troppi sono stati i morti nella nostra storia.
Perciò diciamo: caro Ingroia, buon lavoro in Guatemala, ma torni presto perché abbiamo tanto bisogno di gente come Lei.