mercoledì 5 novembre 2014

Avventure da magistrati

Quando  “GIGI A’ MANETTA” è stato  eletto sindaco a Napoli gli avevo scritto una lettera dicendogli che ero molto  contenta perché sicura che avrebbe cominciato a risolvere i  problemi della città, e mi aveva gentilmente risposto ringraziandomi per le felicitazioni.
Avevo ragione. La mondezza in strada non c’è più e sono tornati i turisti.

Mi aveva colpito dell’inchiesta “Whi   not” il fatto  Che il PM non poteva sapere  chi fosse l’interlocutore dell’intercettato da Genchi, se parlamentare o no, e trovavo quindi  assurda l’imputazione di abuso di ufficio. Il fatto poi che lo avessero trasferito ed espropriato dell’inchiesta  in corso, impedendogli di giungere a una conclusione,  mi è parsa una vera vigliaccata. Non voleva dimettersi da sindaco e passeggiava per le vie della città: e il suo ricorso al Tar ha avuto successo. Resta sindaco, perché la condanna non era dovuta a una malversazione nell’enercizio delle sue funzioni amministrative,  e il tribunale  ha sottolineato che la sua elezione è avvenuta prima che fosse promulgata la legge Severino, che sanzionava l’incandidabilità dei condannati, spedendo le carte alla Consulta per  sapere se la legge è incostituzionale. Ha già ottenuto una risposta: se Governo e  il Parlamento dovessero  modificare la legge,  per decreto , eliminando dalla norma  quelli condannati al primo grado di giudizio, e 0per altri motivi diversi da quelli amministrativi,  la Corte sarebbe d’accordo. E’ una proposta del PD.
C’è infatti una bella differenza tra la situazione di De Magistris  e quella di Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva al III° grado,  per frode fiscale:  inoltre  sta già scontando la condanna  ai servizi sociali. Pur avanzando gli stessi argomenti non ha potuto restare al Senato. Milella, nel suo articolo su Repubblica il 30 ottobre ha avuto torto a  parlare di un regalo che De Magistris avrebbe fatto al cavaliere. La sua posizione è ben diversa.
 Ben Tornato Sindaco a Palazzo Marino e auguri per tutti i problemi che restano da risolvere in città

mercoledì 22 ottobre 2014

Matteo Renzi: la sola dell’avvenire

Finirà così
Matteo suscita “una valigia di perplessità” (Montale)  e rompe i cosiddetti “cabasisi” (Camilleri)  a tutti.

1) Non ha restituito i soldi  della P.A alle piccole imprese, che non possono pagare gli stipendi ai salariati

2) Ha annullato l’Irap che serviva a pagare le spese della sanità, e ora chi le pagherà quelle spese? Regioni e comuni sono seccati perché dovranno aumentare le tasse  per poter  dare servizi ai cittadini.

3) I sindacati manifestano il 25 ottobre perché il piano del lavoro è inesistente. Hanno promesso 800000 posti in 3 anni. Davvero? Lo aveva detto anche Berlusconi… e poi s’è vista come è andata!

4) La spending rewiev non ha previsto la cancellazione completa degli F 35 ( 13 miliardi di costi), che potrebbero servire a cancellare in parte il debito, annullando il fiscal compact che, se mantenuto, ci ammazzerà definitivamente. E d’altra parte potrebbe servire a mettere soldi veri  negli investimenti, per una poltica industriale innovativa e creare finalmente posti di lavoro, e dare gli 80 euro anche ai pensionati.

5) Per quanto riguarda il ricupero dei soldi della corruzione, non sono ancora pronte le leggi sul falso in bilancio da ripristinare, quella dell’auto-riciclaggio e l’abolizione della prescrizione che rende impossibile la punibilità dei colpevoli.

6) Per quanto riguarda il ricupero dell’evasione fiscale in Svizzera come hanno fatto altri paesi europei servirebbe una legge per l’auto riciclaggio seria, perché la clausola dell’appagamento personale ne rende impossibile l’applicazione in Svizzera.

7) La legge elettorale col premio alla lista di partito e non alla coalizione , già approvata dalla Camera rompe  i “cabasisi” perfino a Berlusconi, prima entusiasta di Matteo,  anche perché sulle tasse non è convinto affatto.


 Da sempre Blairio-tatcheriano  sei amato svisceratamente soprattutto da Marchionne.
Tu sai bene che il moto non è diverso dalla stasi. Per questo vuoi cambiare verso, ma sai che pagheremo per la casa molti più soldi con la tua tasi.

 Tu sai bene che il vuoto è il pieno e che il sereno è  la più diffusa delle nubi. Per questo non stiamo sereni.
 La  tua storia  non procede né recede: si sposta di binario e la sua direzione non è mai nell’orario.
 Non tocca nulla che ci riguardi: è un mercato delle pulci, un contrabbando, non un sistema: un programma senza. programmazione. Andiamo alle elezioni l'anno prossimo! Fino al 2018 è veramente troppo!
 Una balla, detta con convinzione,da un grande comunicatore che non riesce a fare, ma solo a comunicare|

venerdì 12 settembre 2014

Ricordo di Jacqueline Risset

Jacqueline Risset
La sua scomparsa: surgie de nulle part…

Un’amicizia, la nostra che aveva 50 anni. Era venuta a casa nostra, presentata da Baratto, suo professore all’Ecole normale superieure, rue d’Ulm.
 Mio padre l’avrebbe aiutata con le sue conoscenze all’Università, e questo lei  non l’aveva dimenticato. Gliene era ancora molto grata.
Veniva a casa nostra per le serate musicali, e ci cantava le canzoni dell’Opera da 3 soldi di Brecht, o recitava  con molta grazia brani della Fedra di Racine…
In viaggio sul treno per Parigi, dove io   andavo per prepararare la mia tesi di laurea, Jacqueline fece un analisi dell’ultimo romanzo di Butor, uno scrittore della nouvelle vague, idolo della stampa parigina,   mettendolo definitivamente  k.o.
Le avevo presentato i miei amici, che si innamorarono di lei, come Corrado Augias.  Essendo orientata diversamente, si preoccupava che non soffrissero troppo: non dava loro illusioni.
 Ci saremmo incontrate spesso per ragioni professionali : a Roma eravamo a cena a casa sua con una coppia di giovani editori di Aix En Provence, Alinea, e alla fine eravamo andati tutti a S.Agnese, per un concerto di canto gregoriano: tutti commossi per la bellezza della musica e del magnifico mosaico tutto d’oro duecentesco  nell’abside della Chiesa.

C’eravamo poi incontrati alla Cité du Livre, a Aix en Provence, invitati dall’Institut de l’image per un convegno organizzato dal suo compagno Umberto, professore di lettere classiche,  sul cinema di “Pasolini e l’antichità”.
 I migliori tra i suoi bellissimi films.
L’avevo poi invitata a parlare dei romanzi recenti usciti in Italia: un intervento molto applaudito dai professori  presenti in sala. “ Hai un  pubblico magnifico,  Mara”, mi aveva detto.
 Quando nell’84 la casa editrice La Terza aveva pubblicato la traduzione che mio padre aveva fatto de “ Les fleurs du mal” di Baudelaire era stata lei a presentarlo  a Villa Medici, dicendo che solo un poeta poteva riuscirci, con quella finezza.( E infatti vennero poi pubblicati anche i suoi versi,,,)
 Dopo la scomparsa  di mio padre avevo organizzato un convegno in sua memoria al Campidoglio,  e l’avevo invitata a parlare di tutte le sue traduzioni, quella di V. Hugo, del “Tartufo” di Molière e di tutti i poeti che avevano scritto versi sul Cigno… Un intervento brillantissimo, il suo.  Ed era venuta così bella ed elegante quel giorno, che nulla avrebbe fatto supporre la sua scomparsa pochi anni dopo…
Professore di letteratura francese alla Sapienza,  era autrice di un volume “ Dante scrittore”, e aveva  tradotto tutta la Divina Commedia, rendendo piano e accessibile quel testo che in italiano aveva bisogno di molti commenti. Solo un poeta poteva farlo così.
Ho riletto i suoi versi “ Sept passages de la vie d’une femme”( Flammarion, 1967): versi criptici… J. era membro del comitato di redazione di Tel Quel,  una rivista di avanguardia, diretta da Philippe Sollers.
 Ma una cosa aveva detto molto chiara.

”Il faut qu’il y ait coupure pour qu’il y ait chant: musique amnésique: dècoupage par le hazard…L’insensé: explosion du déréglement”

Quando suo padre scomparve lei gli aveva dedicato questi versi:

“Sa mort éclaire donnait raison à l’idée d’ordre: lire, écrire, trasmettre…Père éthique dèvoré par l’éthique ::.
 Et dans mon coeur coule encore la douceur…

Ciao, Jacqueline: la tua fine inattesa ha sconvolto  molti di noil.

Bisogna che l’anima diventi di pietra,
bisogna di nuovo imparare a vivere

lunedì 14 aprile 2014

Lettera a Scalfari sul “Racconto autobiografico”

Massa  Marittima, 13 aprile 2014

Caro  Scalfari,

dunque lei ha festeggiato i suoi 90 anni il 10 aprile, con tanti amici , colleghi e conoscenti e a Lilly Gruber che lo ha intervistato a Otto e mezzo lei ha detto di essere soddisfatto della sua vita, intensa, piena di belle soddisfazioni, anche grazie al Caso, che spesso l’ha aiutata…( non mettiamo limiti alla Provvidenza,- disse il Caso.)

Io, ho preferito leggere il suo “Racconto autobiografico”, per ricordare le tappe del suo percorso, essendo stata  una lettrice dell’Espresso dall’anno della sua nascita,  1955, quando era un lenzuolo in bianco e nero. Avevo 19 anni, e ho fatto così la mia educazione civica e politica.

Nella sua adolescenza lei ha esordito come giornalista scrivendo su un giornale del GUF: “Roma fascista”. Era fascista,- dice.- senza se e senza ma. Ma era un giornale su cui i giovani facevano la fronda. Lei venne cacciato dopo un articolo di po0litica economica e una grande discussione con Scorza.
La fronda esisteva anche sulla rivista di Bottai “Primato”, dove  sia mio padre che Jaime Pintor, vincitori dei Littoriali,  praticavano “la dissimulazione onesta”e dove Pintor, ufficiale, in tempo di guerra scriveva contro la guerra. (Il sangue d’Europa).

 Mio padre aveva 12 anni più di lei ( nato nel 1912), ma, essendo amico di Guido Dorso, gobettiano, che aveva pubblicato “La rivoluzione meridionale” proprio nella casa editrice fondata da Piero Gobetti,),   non era fascista, avendo appreso tutto ciò che  gli squadristi avevano fatto al libero pensatore liberale, quando aveva espresso le sue opinioni. A 19 anni, al suo primo anno di Università,  a Napoli venne alle mani con fascisti che avevano affisso un manifesto contro Croce, di cui si considerava allievo e seguace. Cambiò università e andò a studiare a Firenze.

Mio padre, dopo l’8 settembre,  insieme a  Leone Ginzburg,  lavora all’ l’Italia Libera clandestina, organo del Partito d’azione, e viene arrestato alla tipografia di via Basento, poi portato a Via  Tasso,malmenato e torturato dal maresciallo Brandt., mentre Ginzburg moriva dopo l’interrogatorio.
 Fra l’8 settembre e il giugno 1944 lei non fa la Resistenza: “Furono mesi di spensieratezza (!), la città era occupata dai tedeschi e dai fascisti di Salò.”
Per evitare di doversi arruolare nell’esercito, e sfuggire alla legge che condannava a morte chi non lo faceva, lei si rifugia in un collegio gestito dai Gesuiti, in via dei Penitenzieri, che poteva ospitare fino a 120 persone. Ma, dopo l’attentato in via Rasella, i tedeschi cominciano a invadere anche luoghi del Vaticano, e in aprile del ’44 i gesuiti  vi pregarono di andarvene. Cominciò quindi  a lavorare con i volontari della libertà, per proteggere il Ponte S.Angelo dalle mine tedesche.

 Alla fine della guerra lei seguì la famiglia in Calabria, e visse nel palazzo di suo padre: poi riprese gli studi di diritto e si laureò con una tesi in economia, a 23 anni, grazie alla quale ottenne un posto  di lavoro alla BNL, segnalato dall’ Università di Roma , come uno dei migliori studenti. Scrisse un saggio che fu pubblicato sulla Nuova Antologia nel ’47.
Nel 1946 al Referendum  su Monarchia e Repubblica lei votò Monarchia: mio padre fece campagna elettorale per la Repubblica nel Sud, dove erano tutti monarchici, rischiando sassate , ma indicando sulla scheda  la nuova Regina: la Repubblica, con  molto successo….

 Lei divenne buon amico di Pannunzio, della sinistra liberale, che dirigeva “Omnibus”  . Ma nel 1949  Pannunzio si  distaccò dal partito liberale con Carandini e Storoni ,  essendo radicale di sinistra, e fondò “Il Mondo”, mentre Arrigo. Benedetti fondava “L’Europeo”.
Anche lei lavorava al “ Mondo “ , collaborando con Ernesto Rossi,del  ex-Pda,  sul   tema di nazionalizzazione dell’industria elettrica.

 Nel 1955, grazie a modesti capitali di  Caracciolo, ma  soprattutto a quelli importanti di Adriano Olivetti,  nacque l’Espresso”: un anno dopo Olivetti si ritirava dall’impresa, per difficoltà con la Confindustria,  regalando a Caracciolo tutte le azioni  di sua  proprietà, e L’Espresso potè così continuare le pubblicazioni mantenendo la  linea politico-culturale  decisa insieme.

 Nel ’56 , dopo i fatti d’Ungheria,  ci fu una grande emorragia politico-intellettuale dal PCI.  Lei non nomina mio padre, pur essendo stato  lui il redattore del manifesto dei 101, con Colletti e Bertelli. Ne parla invece lungamente Nello Aiello, collaboratore dell’Espresso, nel suo libro “Gli intellettuali e il PCI, “, e a p.404 cita anche il mio nome , da poco iscritta alla CGIL, dopo la denuncia dei delitti di Stalin  al XX° Congresso. Infatti   scortando lo storico Caracciolo, avevo portato il documento all’Unità, diretta da Ingrao, perché  fosse pubblicato, cosa che naturalmente non avvenne. Nel frattempo Sergio Bertelli, ( che aveva subito lo stesso rifiuto nel 1953, con una mozione  di   protesta redatta all’Università,  per  l’intervento dei carri armati sovietici a Berlino,  contro gli operai in sciopero  per salari migliori,)  consegnò il documento a Basevi dell’Ansa, perché lo  pubblicasse  lui.
Risultato: “Le  Monde pubblicò  il nostro  documento, stimolando poi tutti gli intellettuali francesi a  scriverne   uno  analogo contro l’Urss. . ( Bertelli venne cacciato dall’istituto Gramsci dove lavorava, e mio padre ricevette una lettera di Togliatti, in cui   gli diceva perché   si schierava dalla parte dei sovietici. E nel ’57 uscì dal PCI.

La linea dell’Espresso caldeggiava la formazione di un governo di centro-sinistra, che, grazie a Enrico Mattei,  venne formato da  Fanfani  nel 1959: il programma era buono. Promossero subito la costruzione di case popolari ( vennero fatte allora per la I° volta, e poi mai più, come dimostrano le manifestazioni per  il diritto alla casa  di questi giorni).
 Raimondo Craveri, entusiasta di Mattei e del governo , faceva scrivere a mio padre un epigramma: “ Il socialismo o si fanfanerà  o non si farà!”
Mattei avrebbe dovuto essere ricevuto da Kennedy, d’accordo con lui per una politica petrolifera più equa nei paesi del terzo mondo, contro la linea delle Sette  Sorelle, e favorevole alla nuova esperienza di centro-sinistra in Italia,  ma Mattei   venne ucciso nell’ottobre del ’62, con un attentato sull’aereo per Milano e l’anno dopo i texani a Dallas  fecero fuori anche il Presidente Kennedy..

Fu così che il nuovo governo di centro- sinistra presieduto da Aldo Moro nel dicembre del ’63 nacque zoppo, senza il supporto  importantissimo  di Mattei.
 Ricordo Antonio Giolitti, fuoruscito dal PCI e entrato nel PSI di Nenni e Lombardi, venne al matrimonio di mio fratello Sergio, l’8 dicembre del 1963,  e tra un pasticcino e l’altro disse: “ Ho fatto anch’io un matrimonio, ma un po’losco, per la verità.”Aveva ragione.
Dopo la morte di  Mattei emerge all’Eni Cefis, che inaugura un’altra linea politica non concorrenziale  nei confronti dei petrolieri americani, e soprattutto, incoraggia l’annullamento di tutte le riforme programmate con i socialisti: via la programmazione economica, via  la legge sui suoli demaniali, che minacciava gli interessi del Vaticano, proprietario dei terreni dovunque in Italia : quelle riforme  erano contro  le norme concordatarie. Così pensava  il Presidente della Repubblica Segni,  della destra DC , e nel ’64  concordò  col generale dei Carabinieri De Lorenzo il famoso Piano Solo, che prevedeva l’arresto nottetempo di esponenti del PSI e del PCI, dei sindacalisti, e la loro deportazione in Sardegna, e contemporaneamente l’occupazione della radio e della TV.
 L’Espresso iniziò una inchiesta giornalistica su questo fatto, poiché se tutto lo Stato maggiore aveva testimoniato a favore di De Lorenzo, che aveva accusato L’Espresso di averlo calunniato, il generale  dei carabinieri a Milano, Zinza , aveva invece  confermato tutte le accuse, e il PM Occorsio aveva proposto l’archiviazione del processo all’Espresso e predisposto un processo per golpe contro De Lorenzo: ma il giudice disse che non bastava una sola testimonianza e Jannuzzi e lei, Scalfari,  veniste condannati .
 Di questo fu responsabile il Presidente del Consiglio, Aldo Moro, che rese illeggibili le carte di Zinza con i famosi “omissis”. ( 1967)
                                                    
                                                                   ***

 Grazie agli apporti di nuovi capitali della Cir di De Benedetti e della Mondadori nel ’68 nacque  il quotidiano La Repubblica.
Era cominciata la protesta nelle ’Università  ed erano nati movimenti extra-parlamentari,  anche violenti. Le  brigate rosse,  nacquero a Trento,  col cattolico Curcio che aveva letto Lenin come il catechismo. Pensava che  Stato e Rivoluzione, fosse il nuovo Vangelo,  senza  fare nessuna differenza storica di contesto.

 In quel periodo nasce quindi un patto di emergenza fra la DC di Aldo Moro e il PCI di Enrico Berlinguer, che , dopo tanti anni di percorso legalitario-democratico non voleva certo essere assimilato dall’opinione pubblica come difensore della violenza rivoluzionaria. Repubblica aderisce al patto, e rifiuta lo slogan dei radicali e di
 Leonardo Sciascia “né con lo Stato ( che pure era molto corrotto) né con le BR.

Qui comincia il mio radicale dissenso con la sua linea e quella del giornale.
Quando Moro venne rapito in via  Fani e tutta la scorta uccisa, venne tenuto prigioniero non molto lontano,  in una strada della periferia romana.
 Non si fecero seriamente i tentativi per ritrovarlo: Sciascia lo scrisse nel suo  testo “L’affare Moro” e quando fece parte dell’inchiesta parlamentare firmò un documento di minoranza.
 Anche se Moro era stato responsabile degli omissis nel processo L’Espresso- De Lorenzo,  io ero favorevole alla trattativa con le BR  per salvargli la vita, come lui suggeriva nelle lettere scritte nella prigione brigatista, indirizzate ai suoi compagni di partito. Una trattativa  che venne sottoscritta tanto dai radicali che dai socialisti.
 Andreotti, divenuto Presidente del Consiglio,  aveva risposto che non era possibile  allo Stato fare questo,  dopo l’uccisione dei 5 della scorta. I comunisti, temendo di essere annoverati fra i violenti si schierarono dalla parte dello Stato, corrotto, per il partito della fermezza,  contribuendo insieme alla DC a ristabilire la pena di morte, che la Costituzione aveva soppressa.
 Kissinger, allora  Segretario di stato americano, non aveva approvato la teoria di Moro della convergenze parallele con i comunisti italiani,  dal momento che  nell’Urss era al potere  Brezniev  e la guerra fredda era tutt’altro che finita.  Non voleva un ruolo per il PCI. Si fidava invece di Andreotti, il quale adottò la stessa strategia di Moro col governo di solidarietà nazionale.  L’Espresso titolava “ Andreotti super star!....”
 Ma Berlinguer che  votava tutte le sue contro-riforme rimanendo però fuori dal governo, ebbe a un certo punto il sospetto di essere stato turlupinato per ingenuità.
 Repubblica sposò il partito della fermezza, senza chiedersi chi fossero veramente  le famose BR, chi fosse Mario Moretti ( Per me era come Asev,  nella Russia degli tzar, un agente dell’Ocrana e un finto terrorista)  Era anche lui un terrorista e soprattutto  un agente dei servizi, come dissi a Giorgio Bocca incontrato in casa Pietromarchi. Non mi rispose. 

 Oggi,  con la testimonianza di un ex ispettore della Digos  in pensione,  Enrico Rossi,  il processo è stato riaperto dal procuratore generale Ciampoli, il quale ha avuto la sensazione che finora non è stato fatto abbastanza per scoprire la verità: pare che il 16 marzo erano passati sulla Honda blù 2 agenti che spararono colpi di armi da fuoco, per  impedire    l’accesso di estranei. Sul luogo del rapimento, ( all’incrocio tra via Fani e via Stresa.  Sul posto è stata accertata la presenza del colonnello Camillo Guglielmi, addestratore nella superstruttura operativa  di Gladio. L’ispettore Rossi ritiene che i 2 agenti che spararono i colpi fossero agli ordini di Guglielmi. e lo ha detto ai P.M Capaldo e Palamara che lo hanno interrogato.
Del  resto , caro Scalfari, anche il presidente Oscar  L. Scalfaro di cui lei  era  buon amico, a proposito del delitto Moro si è detto convinto che la manovalanza erano i Br,  ma i manovratori erano altri.
 Lei era dalla parte di Andreotti, che oggi definisce inquietante, a metà fra il mandarino cinese e un cardinale del Settecento, coinvolto in decine di scandali, senza che si sia potuto veramente accertare la sua responsabilità, ad eccezione di quanto è accaduto dopo l’uccisione del suo sostenitore in Sicilia, Salvo Lima, che la mafia fece fuori perché non riusciva più a ottenere vantaggi per quelli che erano in prigione col 41 bis , dopo il maxi-processo, grazie alla procura di Palermo, guidata dal  giudice Caselli
 Con sentenza della cassazione Andreotti. fu riconosciuto in rapporti sistematici con la mafia fino al 1980, ma non venne condannato,   grazie alla abilità   del suo avvocato Giulia Buongiorno, che lo fece prescrivere  Non  riuscì a diventare presidente della Repubblica, ma  rimase  fino alla fine. senatore a vita.  Dopo tutto si era fatto processare e non aveva mai insultato la magistratura, come invece  ha sempre fatto   Berlusconi

                                            ***

Dopo la nazionalizzazione dell’industria elettrica si era determinata una grande fuga di capitali, e il ministro del Tesoro, Colombo, molto preoccupato, annullò la soppressione del segreto bancario e cancellò la programmazione economica.
 Era il 1967.

Cefis all’Eni  imperversa e punta al controllo della  Bastogi ( allora era importante come fu dopo Mediobanca,)  e della Montedison, l’industria  elettro-chimica, per controllare tutta la finanza italiana.
 Ma non poteva dirigere contemporaneamente  l’Eni   e la Montedison: fu costretto ad affidare l’Eni a Girotti, prima suo grande fedele,  però poi  molto critico nei suoi confronti per come aveva gestito l’Eni.  Cefis   aveva comprato  anche giornali , il CDS e il Messaggero e   in 10 anni   lasciò Montedison in un mare di debiti.
 Lei, nel 1974  insieme a Turani , scrisse per Feltrinelli un libro importantissimo “ Razza padrona”, con 70.000 copie vendute.  Lo lessi con molto interesse

 Su Berlinguer lei dice cose  essenziali: negli anni Ottanta, finita la strategia del compromesso storico, dopo l’amara esperienza col governo di solidarietà nazionale guidato da  Andreotti, Berlinguer mette al centro della sua azione la questione morale. Famosa la  intervista  su Repubblica di attacco a Craxi e alla DC che avevano occupato le istituzioni: sono perfettamente d’accordo con lei per tutta l’azione che  il giornale  ha condotto contro Craxi, essendo il craxismo il prologo del berlusconismo. Potere economico per avere più potere politico, e ruberie sul conto personale. .

,
                                                           ***
Nel 1975  ci fu un evento importante. Volevate cambiare il formato dell’Espresso e renderlo più simile all’Express francese, piccolo e a colori. Per fare questo occorrevano nuove rotative, diverse da quelle che avevate per il lenzuolo in bianco e nero. Occorrevano nuovi capitali.
La CIR di De Benedetti era entrata nel gruppo Espresso con nuovi fondi, ma volevate costituire insieme a Giorgio Mondadori e a Mario Formentor una nuova società , che avesse avuto 2 settimanali dalla linea simile ( Panorama, diretto da Lamberto Sechi  e l’Espresso).  Forte di questa nuova società, nel 1987 lei aveva immaginato un nuovo progetto importante: nel ’68-69 era nata Repubblica, un quotidiano in gara col Corriere della Sera, ora progettavate un grande quotidiano europeo di centro-sinistra, e avevate preso contatti con l’Indipendent,   britannico, , col PaIs in Spagna e con un giornale tedesco.
 Purtroppo  dopo la morte improvvisa di Mario Formentor,   Berlusconi convinse la sua famiglia a vendergli le  della vostra società  da lui possedute  per estromettere Benedetti dalla Mondadori e impossessarsene.
 Solo ora il  Tribunale, che aveva dato ragione a Berlusconi, a quell’epoca,  ha stabilito,  20 anni dopo, un risarcimento pecuniario a De Benedetti  per  questo furto.
Ma il gran peccato per noi cittadini è che sia venuto a mancare un giornale progressista  europeo  che avrebbe potuto   trattare  dei nostri problemi , dando voce a chi non ce l’aveva, per un Europa diversa:   non quella delle nazioni, ma  quella federale, equa e solidale. Grande è la  responsabilità di Berlusconi se le cose sono andate storte.

 CONCLUSIONE.

Nel suo editoriale sull’Espresso del 12 aprile  lei scrive:
“Siamo dotati di un pensiero capace di guardare fuori di sé, di cogliere i mutamenti delle persone, (crescere, invecchiare, amare, odiare, vincere, perdere) ma certezze e verità non ce ne sono.  Il viaggio deve continuare….
…L’osservatore è la mente, e se si dovesse guastare non è come un orologio: non può essere sostituito. Può perdere il suo ruolo per malattia o per disturbi mentali. Ma , anche se la mente non soffre di alcun disturbo,  cambia, registra con diversa velocità e con un’altra sensibilità, rispetto a quella del corpo. Invecchia e cambia.
 La nostra identità è in perenne oscillazione.”

Lei ha parlato a lungo della magistratura che non insabbia e continua a indagare, e della stampa che riflette e denuncia. Ma sarà forse perché la mente cambia, queste idee sul ruolo del giornalista si sono attenuate.
Come lettrice dell’Espresso da quando avevo 19 anni, non ho personalmente condiviso  alcune sue valutazioni recenti su fatti politici nel nostro paese,
Ho scritto regolarmente sul mio blog quando non ero d’accordo con lei: per es. perché Napolitano non  può essere criticato? E’ un uomo, e quindi, come tutti, può sbagliare.  Perché sulla trattativa stato-mafia Repubblica si è espressa con dubbi e reticenze? (“la cosiddetta trattativa”)?  Perché ha sostenuto che la conversazione telefonica Mancino-Napolitano doveva essere  distrutta, pur essendo Mancino un soggetto indagato per falsa testimonianza?
Di Matteo rischia la vita, dopo le minacce di Riina, e Repubblica se ne accorge in ritardo e con fatica.  Perché Pirani ha sostenuto l’accusa di vilipendio al Fatto Quotidiano,  non d’accordo col  Presidente?  Perché  lei ha criticato Barbara Spinelli, Rodotà, e Zagrebjelski per le loro posizioni ?
 Rileggendo il suo  racconto  autobiografico  mi è stato utile vedere tutti i punti di accordo totale, e di condivisione assoluta del suo percorso, pur riepilogando tutte le  mie divergenze  dalle sue posizioni, sia nel passato che  negli ultimi tempi.
Come lei dice giustamente la Mente invecchia come invecchia il corpo.
 A 90 anni lei è contento della sua vita, intensa, piena di soddisfazioni.: non tutti possono dirlo della propria. Quindi quello che le auguro è di non aver bisogno di auguri.

Con affettuosi saluti. Sinceramente.

lunedì 31 marzo 2014

Perché il 25 maggio votare Tsipras, e non PD?

Le ragioni stanno tutte nelle gravi omissioni di Matteo.

Avevo pensato di dargli l’Oscar per aver nominato  il giudice Raffaele Cantone a capo dell’authority anti- corruzione (una misura approvata già in Senato): un buon inizio.

a)    Ma  il decreto non ha precisato né quali saranno le sue competenze né i suoi poteri . E se  il Ministro della Giustizia  non arriverà a completare la legge Severino sulla Corruzione,  ( restaurando il reato di falso in bilancio, soppresso nel 2001,  inserendo nel codice penale il reato di riciclaggio,  e abolendo la prescrizione, dopo il primo grado di giudizio),  Cantone da solo,  non potrà fare molto.  Come la pensa in proposito Angelino Joli? Renzi  dovrà battagliare col suo alleato.

b) Per la spending rewiew anche Pinotti, neo ministra della Difesa, si era rapidamente convinta di dover tagliare gli F 35, continuando quanto aveva già  fatto Monti ( da 140 ridotti a 90).

Ma Obama e Napolitano non sono d’accordo. ( All’erario Usa verrebbero a mancare 20 miliardi di dollari, se non li comprassimo.) Malgrado al Congresso sia risultato che i bombardieri non sono né affidabili né efficaci, noi li compreremmo senza sapere quali siano i loro  problemi,  perché  questi sono top secret! 

 Matteo,  prima  determinato a  risparmiare su una spesa insensata,   ha già cambiato idea. Non li taglierà.

c)  Ma quello che manca nel suo programma  è soprattutto un’azione incisiva contro l’evasione fiscale ( 200 miliardi di euro) . Finora sul problema le misure sono state puramente di scena, a Cortina e a Portofino sugli scontrini : pinzillacchere!...

Come ha scritto Livadiotti nel suo libro “Ladri: gli evasori e i partiti che li proteggono”, il Parlamento non ha legiferato seriamente sul tema perché sono in ballo 10 milioni di voti, che né la destra né la sinistra sono disposte a perdere!...

Come ha detto Vincenzo Visco, vice  Ministro alle finanze al tempo del governo Prodi, attaccato duramente per la sua azione rigorosa  da Tremonti che lo aveva   definito  “ un  vampiro succhia-sangue,” ha dichiarato al Fatto Quotidiano di aver trovato freni e riserve  anche nel PD.

                                              ***

Il programma di riforme sottoscritto da  Matteo contiene una prima iniziativa di “sinistra”: 10 miliardi per 10 milioni di lavoratori dipendenti  (80 euro in più al mese in busta paga).

 Sono stati esclusi dal regalo i lavoratori autonomi con partite Iva e soprattutto i pensionati,  con meno di 30.000 euro l’anno):il che vuol dire che la misura non servirà a far ripartire la domanda interna come sarebbe necessario per superare la crisi.

Il programma renziano  comprende anche  iniziative di restauro di scuole vecchie e obsolete, la riduzione dell’Irap alle Imprese, perché contribuiscano alla crescita con investimenti produttivi,  e le riforme istituzionali ( la riduzione del numero di parlamentari alla Camera e al Senato,) la vendita all’asta delle auto blu, e l’abolizione delle provincie.

Sull’abolizione del Senato Matteo ha scommesso la sua carriera politica:  se ne andrebbe, se non dovesse riuscirci.

 Il  Presidente, Grasso, pur essendo d’accordo per l’abolizione del bicameralismo perfetto, ritiene tuttavia che l’abolizione del Senato  implica dei rischi, e che invece il CDM debba riflettere su un suo  possibile  cambiamento di funzione,  per esempio  la sua trasformazione  in Camera di controllo sull’attività legislativa della Camera.  ( con un parere fornito dopo un massimo di  30 giorni).  Dovrebbe quindi restare elettivo, pur limitando le elezioni al momento di quelle Regionali,  affinché il senatore sia espressione degli interessi del  territorio, e venga scelto con le preferenze.

Non parliamo poi della riforma elettorale maggioritaria, che sia pure parzialmente modificata, è stata approvata alla Camera,  escludendo dal Parlamento con la soglia dell’8% i partiti che si presenteranno da soli, privando della rappresentanza 4 milioni di persone. Una legge peggiore di quella fascista  del ’24.

Vediamo che cosa succederà al Senato, dove la sin istra PD vuole proporre emendamenti per migliorarla.

                                         ***

 La riforma della Pubblica Amministrazione, con il licenziamento o il pensionamento anticipato dei dirigenti sui 50 anni, proposta dal Ministro Madia,  è un non-sense economico, perché comporterebbe  degli oneri,  anche se si vogliono assumere funzionari giovani al loro posto. (Non è d’accordo il Ministro della Pubblica istruzione Giannini, e non solo lei).

Ma il progetto renziano che suscita una vera opposizione è il Jobs Act, con una proposta che è stata in passato di  Berlusconi  e che piacerebbe ora  solo a Forza Italia e  ad Angelino Joli… Si tratta di un contratto a tempo determinato per tutti, per poter ridurre immediatamente la disoccupazione giovanile, giunta a livelli drammatici.

Decisamente ostili i sindacati che vedono in questa misura  una eternizzazione della precarietà. Mai più la speranza di  un contratto a tempo indeterminato.  Posto fisso addio!

La liberalizzazione del mercato del lavoro, in termini di orari part- time e di  bassi salari  ( a 400 euro) era andata bene in Germania  all’inizio della crisi, e la disoccupazione era scesa al 6%.. Ma con la crescita della precarietà e dei mini-jobs sono molto aumentate le disuguaglianze salariali, con rischio di povertà  per i  giovani e per i futuri pensionati.

A Francoforte 100.000 funzionari pubblici sono scesi in piazza,  in sciopero, e hanno detto basta: i socialisti hanno chiesto un aumento della paga oraria a 8 euro e 50, e la Merkel ha dovuto accordarla, disincentivando i contratti a tempo determinato. Renzi propone invece il contrario:  un  progetto di legge per contratti a termine e con bassi salari.

 In Italia è impossibile adottare il modello del contratto di lavoro danese, dove è lo Stato che aiuta i licenziati con ricchi sussidi, finché non trovano un altro lavoro, dopo un contratto di apprendistato.  Perché lo Stato danese lo può fare? Perché le tasse sono alte e le pagano tutti: ci sono le risorse necessarie, mentre in Italia ha vinto il partito dell’evasione, e Renzi non  ha previsto di ostacolarlo e di ricuperare la refurtiva..

  CONCLUSIONE.

Non voteremo  per il PD il 25 maggio: Renzi è andato a Parigi,  ma non ha concordato un asse politico con Hollande, malgrado quello che hanno detto i giornali italiani.

 E’ andato a Berlino, ma dalla Merkel, impressionata dal suo dinamismo, non ha ottenuto concessioni né sul 3% del deficit-pil, né tanto meno sul Fiscal Compact, purtroppo firmato a larga maggioranza sia a destra che a sinistra.  Ha detto: “rispetteremo le regole sulle quali ci siamo impegnati.”

Questo vuol dire che per 20 anni dovremo pagare un tributo di 50 miliardi l’anno, il che significa  per i tedeschi eliminare la concorrenza delle imprese italiane a beneficio di quelle germaniche.  I PIGS , i paesi dell’Europa Mediterranea, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia sono destinati a un futuro di sacrifici e di stenti.

Per questa ragione la sinistra del PD dovrebbe impegnarsi per raccogliere  150.000  firme per consentire alla lista Tsipras di presentarsi alle elezioni . Lo voteremo perché il suo programma è chiaro:

a)  Una lotta dura all’austerity

b)   No al Fiscal Compact

c)  Ha richiesto una conferenza europea sul debito, come si fece nel ’53 per consentire alla Germania di uscire dal disastro del conflitto.

Tsipras in Grecia ha lavorato duro contro la corruzione, sia dei partiti di destra che del grande  Pasok, socialista, e contro l’incompetenza economica dei deputati.

Si è scagliato contro la rapacità delle Istituzioni finanziarie internazionali che hanno gettato il popolo greco nella miseria.

Tsipras non è come Grillo, che si rivolta per protesta, ma costruisce positivamente piattaforme di proposte, canalizzando in energia positiva la sua richiesta di giustizia sociale,  per un’altra Europa, solidale verso i paesi del Sud.

 E’ un leader politico serio, che non dice come Renzi  tutto e il contrario di tutto, e crede ancora nel modello sociale,  la vera cifra dell’Europa, che la Destra  del PPE vuole smantellare.

sabato 22 marzo 2014

Ricordo di Carlo Muscetta - Nel decimo anniversario della sua scomparsa ( 22 marzo 2004)

La sua  vita, non è stata  come le altre, e può essere ripercorsa nella sua autobiografia “L’erranza” ( Sellerio 2009)
Antifascista della prima ora, quando studente al I° anno dell’Università di Napoli, si batteva in difesa di Benedetto Croce  contro chi lo denigrava: era  un padre ideale, con il quale era già in corrispondenza per i suoi studi su Francesco De Sanctis , pubblicati quando aveva appena  18 anni.
Anti colonialista, dopo un discorso contro la guerra in Etiopia al liceo dove insegnava a Molfetta,  fu oleato e perse il posto di insegnante.  Collaboratore della rivista di Bottai “ Primato” dopo aver vinto i Littoriali,  praticava la dissimulazione onesta , insieme a una nutrita schiera di antifascisti, come Jaime Pintor, Mario Alicata e An tonello Trombadori che scrivevano sullo stesso periodico culturale.
Il suo nome figura nel Museo della Resistenza in Via Tasso dove fu condotto per interrogatori musclés delle SS,  con Leone Ginzburg, in seguito al loro arresto nella tipografia di Via Basento, dove si stampava  clandestinamente “L’Italia Libera”, organo del partito d’Azione”. ( 22 novembre 1943). Ginzburg ne morì il 5 febbraio 1944.
Collaboratore della casa editrice Einaudi, fin dal 1940,  insieme a Leone Ginzburg e Jaime Pintor, si iscrisse al PCI nel 1947, dove si distinse per vivace spirito critico ,  sia negli articoli letterari pubblicati sull’Unità,  che in quelli sulla rivista “ Società”, di cui era stato nominato direttore nel 1953. Fino a manifestare  un’aperta dissidenza nel  1956 in occasione dei fatti d’Ungheria,  redigendo il famoso documento dei 101 , pubblicato poi in alcuni giornali europei, come “Le Monde”,  come il primo caso esemplare  di dissenso politico culturale rispetto all’Unione Sovietica.
 Collaboratore delle maggiori case editrici, dopo Einaudi, Feltrinelli e Laterza, è stato autore di acuti saggi critici, più volte ristampati, su G.G.Belli,  Boccaccio,  Leopardi,  Galilei e su scrittori contemporanei, come Leonardo Sciascia, Primo Levi,  o su poeti come  Umberto  Saba, grazie ai quali  nel 1963  vinceva la cattedra universitaria, per    insegnare  a  Catania, a Roma e alla Sorbonne Nouvelle a  Parigi, seguito e amato da molti allievi.
 Si ricordano anche le sue splendide traduzioni de “les Fleurs du mal”, di Baudelaire, ( ed. La Terza)   di Hugo, di Molière pubblicate  dalla casa editrice Il Girasole (Valverde).
 La sua ricca biblioteca  è stata donata al Centro Dorso, nel palazzo Viktor Hugo di Avellino, mentre il suo epistolario è custodito  nell’Archivio Capitolino a Roma, diretto da un suo allievo, Enzo Frustaci.  Quest’anno, in occasione del decennale della sua scomparsa,  si pubblica la bibliografia completa delle sue opere, l’inventario delle lettere,   strumenti bibliografici essenziali   agli    studiosi che di lui  vorranno occuparsi. Una prima tesi di dottorato sulla sua attività di critico è  già stata discussa all’Università di Siena,  da  Lorenzo Giustolisi, (relatore Romano Luperini)   ed  è ora in lettura, in vista di un’eventuale pubblicazione,  al Centro Dorso,  ora diretto da Sabino Cassese.
 Per ulteriori informazioni consultare il” Ritratto di Carlo Muscetta”,   atti di un convegno, editi dal Centro Dorso nel 2005 con numerosi contributi di vari studiosi e amici.  Tra gli altri un intervento di Nicola Caracciolo ricorda la sua attività di militante ecologico a Capalbio, contro le centrali nucleari.)
I figli, Mara e Sergio,  ricordano con rimpianto e con orgoglio i migliori momenti della vita familiare  e il dono  della sua presenza, sempre  dinamizzata  dalle sue boutades e dal  suo  magnifico senso umoristico.

lunedì 10 marzo 2014

Un Oscar per Matteo?

Ieri  Renzi ci ha dato una bella notizia: creerà l’authority contro la corruzione e la affiderà al giudice Cantone.
 Chi lo ha convinto a farlo? L’ex magistrato  Emiliano attuale sindaco di Bari, suo sostenitore e candidato alle elezioni europee?  Forse si.
Intanto nel codice penale Civati ha fatto introdurre il reato di auto riciclaggio. Perché la legge Severino sia completa  ora mancano solo  il falso in bilancio e riallungare  i tempi della prescrizione, rendendola impossibile dopo il primo grado di giudizio.
  Il sottosegretario Costa dovrà ingoiare qualche piccolo rospo, ma dopo tutti i regali fatti in passato al Cavaliere,  si deve meritare la sua poltrona…
 Bravo Matteo! Un punto al Signore! Piccoli boy scout crescono!....

b) Ma vuoi far vedere all’Europa come sei capace di fare i compiti a casa, senza che te lo dicano?
 Mercoldì    con  Padoan  dovrai presentare
 un pacchetto di riforme economiche : la diminuzione delle tasse  a chi guadagna fino a 1500 euro al mese.
Bene. Ma Angelino ha detto : “No derby per il cuneo fiscale fra lavoratori e imprese. Ottimo.
 Come fare allora  a trovare le altre risorse, perché i dieci miliardi previsti  non vengano divisi?
E’ molto semplice:  nella spending rewew bisogna ricuperare i 14 miliardi   messi in bilancio da Mauro per gli  F 35.   Pinotti,  nuovo ministro della difesa,  dovrà farsene carico: se no le pari opportunità  a che cosa servirebbero se le donne  facessero le stesse cose degli uomini?. Ora Pinotti non avrebbe altre scuse:
 c’è una novità importante, visto che  anche gli americani hanno detto che gli F 35 non sono così utili ed efficaci. Allora?

 c) Che cosa si può fare con 14 miliardi?
a) Metterne 4 per sanare il debito, (“per i nostri figli!”) . Così Oli Rehn la smette di fare il ragioniere e di chiedere un’altra manovra.
b)  Darne almeno 6 alle imprese per  fare investimenti e creare posti di lavoro: per la crescita.
c)  Te ne restano ancora 4 per la scuola, per  risanare l’edilizia degli edifici scolastici obsoleti, e rimettere in marcia l’economia con i poteri locali.

Matteo, così l’Oscar  te lo danno anche gli elettori del M5S : pentastellati d’Italia , unitevi!... Grillo!  Tu  torna a teatro, e “ facce ride”
Con Cantone all’authority, caro Matteo, potrai ricuperare, anche se non subito,  i 60 miliardi di euro che la Corte dei Conti ha contabilizzato per  la refurtiva dei corruttori e dei corrotti.  Anche noi li potremo mandare in galera, come ganno già fatto Francia e Germania,   per poterci  presentare nella nuova Europa  che uscirà dalle elezioni di maggio a testa alta.
 Dai, Matteo, le cose giuste tu le sai!   Lo vuoi prendere o no questo Oscar?


  ****

  II° Grande bellezza, grande bruttezza, grande tristezza
Questa è una lettera per Paolo Sorrentino.
Ho visto il  suo film  su Canale 5 di Mediaset,  scanalando sulla  Tre, con  Ballarò, per soffocare gli sbadigli. Anche li  si parlava anche di Roma, a proposito della lite Marino- Renzi,  una città che ha un conto in rosso di  più 1 miliardo di euro!  (dovuto non solo ad Alemanno,  ma anche all’incuria finanziaria di Veltroni , che organizzava festival del cinema, ma che lasciava le strade piene di buche, non si curava delle periferie,  e dei problemi dei loro abitanti, che  si sentivano  totalmente abbandonati.
Più che rovine, macerie.
Non solo, ma  a Roma  tutti sanno che  non si respira per le polvere sottili, dovute al gran traffico, dove i mezzi pubblici non circolano con la frequenza dovuta, a causa del numero delle macchine private in giro ( niente car sharing, ma  una  sola persona  per  macchina)
Negli ospedali si aspetta per ore e ore su una barella, al pronto soccorso. Se vai a Piazza Navona in cerca di bellezza,  le chiese e le fontane non si vedono: la piazza è sommersa dalle  bancarelle. Un modo di arrangiarsi per sbarcare il lunario.
 Caro  Paolo Sorrentino,  scusami se non mi unisco al coro patriottico di soddisfazione per il premio Oscar al  tuo film.  Mi è parso una palla incomprensibile,  di una noia mortale, dove la contemplazione  della  grande bellezza si concentra su  una passeggiata  all’alba lungo il Tevere del personaggio interpretato da Servillo.  con la sua  maschera tragica,  una  faccia piena di rughe e  lo sguardo perduto.
Il suo monologo  sconvolge, perché lo fa  dopo aver partecipato  alla  festa.  Li abbiamo incontrati, gli altri, mentre sgambettavano al party, (un ballo  collettivo folle, più lungo di quello del Gattopardo di Visconti),   e da lì cominciava  già il nostro irrefrenabile sbadiglio…
Quando i fantocci  hanno finito  di ballare, e si ritrovano nelle loro case di lusso, non sanno di che cosa parlare e, pur stando in compagnia, sono  in uno stato di  totale disperazione solitaria . Non riescono ad essere persone,  non sanno parlare  di problemi comuni,  né di amore:  senza   appartenenza comunitaria.
 Hai commentato il premio Oscar che gli americani ti hanno dato (in un momento di follia, di cui a volte sono capaci), dicendo onestamente: “ Sono contento perché questo premio non era affatto scontato!”.
 Eri consapevole del fatto che il tuo era un  film anomalo, troppo lungo, con molte monache,  e senza  alcuna storia.
  Era in gara anche un film danese, pare molto bello!... Lo avevi visto, e magari pensavi di non meritarlo il premio?
Quando andrò a Copenaghen a trovare mia figlia le chiederò di andare a vederlo insieme: i cineasti danesi sanno raccontare le loro storie, (come hanno fatto nel bellissimo film “Italian for beginners”)  dove  i personaggi, pur vivendo in un paese più giusto, più civile,  meglio organizzato del nostro,  (vanno in bicicletta, non in macchina), studiano  l’italiano perché  hanno angosciose  tristezze familiari:  vite ordinate, le loro,  ma non particolarmente allegre,  e sognano la propria personale felicità   preparandosi , studiando la nostra lingua, al   prossimo viaggio in Italia, durante le vacanze!... Una grande occasione!...
 Caro Sorrentino, la prossima volta che fai un film ( pare che tu lo stia già  scrivendo, e  comincerai  a girarlo in primavera) ,  cerca di raccontarla  una storia,  di come vive oggi  la gente a Roma, dei problemi reali al quotidiano.  Anche la bravissima Sabrina Ferilli, indimenticabile interprete del film di Virzì, “Tutta la vita davanti”, potrà  meglio   esprimere una verità:  quanto sia difficile l’amore oggi per una donna ,  spesso senza lavoro, senza asili nido,  senza denaro in periodo di crisi. Quanto sia difficile sopportare   la rabbia e la  frustrazione dei maschi, che sono soliti  sfogarsi, magari con la violenza, fino a un   possibile   femminicidio. (sempre più facile prendersela con le donne!) 
E il personaggio più lucido del tuo film, più capace di autoanalisi , interpretato  da Servillo, potrebbe tornare ad esprimere tutte le frustrazioni che  vivono  anche gli uomini oggi nella città, dove, per andare a lavorare si impiegano almeno 2 ore, tutte in macchina, da soli, e altre due  per tornare. Magari per  dire, a fine giornata, di averlo perduto, il lavoro.

 Conclusione:  Il tuo film non mi  è piaciuto. 
 Soffre di un eccesso di retorica, un eccesso di  estetismo, di compiacimento nelle inquadrature, che pur essendo di  grande bellezza formale,  restano  insufficienti a scatenare emozioni.
 Risorse umane?  Solo fantocci, su un fondo di macerie, per  raccontare  solo la loro disperazione.
Va in giro,  e ascolta quello che ti dice la gente. Vedrai che il prossimo film sarà  più interessante.