venerdì 10 febbraio 2012

Lettera a Paolo Mieli

Sorveglianti e sorvegliati: la storia semplificata?


Caro Paolo, 
ti scrivo dopo aver letto sul Corriere della Sera del 7 febbraio  la tua recensione all’ultimo libro di Mirella Serri, che uscirà per Longanesi il 16 febbraio,  e che ho  già ordinato  per fare la mia analisi critica, come l’ho fatta, anni fa,  per il suo libro “I redenti”, con un articolo sul Foglio. 
Le fonti  di questo suo ultimo lavoro sono i verbali registrati esistenti negli archivi della polizia dal ’45  all’ 80. con i rapporti sugli intellettuali di sinistra, socialisti e comunisti, che hanno conosciuto una accresciuta importanza  nel quadro della guerra fredda, con particolare riguardo all’Associazione Italia-Urss. 
Ufficialmente  era considerata un’agenzia di  pura propaganda sovietica, dove venivano presentati  vari cortometraggi e documentari sulla vita  e sulla storia dell’Urss. (Tutto materiale presentato nei circoli del cinema, oppure nelle abitazioni private di dirigenti comunisti, ad uso dei militanti).
Tu dici:  “questi rapporti di polizia  costituiscono “ il quadro di  due ingenuità,quella degli osservati e quella degli osservatori”, di cui il libro di Serri offrirebbe “ un quadro gustoso”.
In attesa di verificarlo, dopo accurata  lettura, per ora mi limiterò a dire che le fonti del libro  sarebbero   veramente troppo limitate, se l’autrice non si  fosse spesa  a incrociarle con altre, per fornire al lettore un’idea reale della situazione  in Italia, al tempo della guerra fredda.
L’autrice cita, fra i tanti autorevoli nomi, anche quello di mio padre e il mio, come persone che, data l’epoca, hanno dato prova di coraggio nel manifestare  opinioni  critiche sull’Urss.
Mio padre nel 1960, in occasione di  un dibattito televisivo sul Dottor Zivago, il grande scoop editoriale di Feltrinelli pubblicato in Italia nel 1959, si era spinto ad auspicarne un’edizione in Russia, certo che i lettori, abituati ai grandi classici dell’Ottocento sarebbero stati in grado di individuarne i limiti compositivi,sul piano dell’ intreccio romanzesco,  il cui pregio maggiore era  soprattutto dovuto agli effluvi lirici di un grande poeta.
Ma i rapporti di polizia non citano però   ben altre  posizioni critiche, già autonome di mio padre, come direttore di Società, fin dal 1953, quando Massimo Aloisi criticava le psudo teorie scientifiche di Lisenko, e altri si distaccavano dalle posizioni ufficiali del partito in materia di cinema e di letteratura.  Soprattutto i rapporti  tacciono sulle sue posizioni politiche del 1956, quando scrisse insieme a Lucio Colletti il famoso manifesto, firmato  poi da  101 intellettuali, contro l’intervento sovietico in Ungheria, documento che, pubblicato su Le Monde, diede origine a centinaia di  altri interventi  critici, in Francia e in Europa. (questo 25 anni prima dello strappo di  Berlinguer a favore della Nato).Se il Pci avesse potuto adottare fin da allora quella posizione, senza essere condizionato dai finanziamenti che provenivano da fondi sovietici o dal commercio con l’Est europeo, la storia del nostro paese sarebbe stata  ben diversa, non guidata dai democristiani, che sempre furono “marioli e mariani”…
Stando al tuo articolo, nel libro  di Serri sono citata anche io, a proposito di un intervento all’Associazione Italia Urss, la cui presidenza era stata affidata, nel 1960  a Paolo Alatri, con l’obiettivo di liberarla dalla linea  puramente  propagandistica di  Ambrogio Donini e di Robotti.
2) Vorrei darti  allora alcune informazioni su di me e sul mio intervento  in quell’occasione,  a proposito del nuovo cinema sovietico, un cinema che rompeva sulla propaganda storica della seconda guerra mondiale, fino ad allora molto condizionata dal mito  di Stalin."La città che porta il mio nome, non deve cadere!”-aveva detto. ( E Stalingrado non cadde)
Mi ero iscritta alla FGCI dopo il rapporto Krustciov al XX° Congresso (marzo 1956), in un attacco di delirante ottimismo:  pensavo che se si cominciava a dire la verità su quanto era effettivamente accaduto nel paese  dopo l’avvento al potere di Baffone, le cose erano francamente più interessanti rispetto alle precedenti giaculatorie.
Avevo firmato anche io  il documento contro l’intervento sovietico in Ungheria, e, in compagnia dell’autorevole  storico  Alberto Caracciolo, lo avevo portato all’Unità, allora diretta da Pietro Ingrao, nella speranza  del tutto  illusoria che potesse essere pubblicato. Invece sia  Togliatti che i Togliattiani della Commissione culturale, (Alicata and company)   presero una posizione decisamente filo-sovietica, e iniziarono delle inchieste stile Inquisizione che si accanirono non solo su Antonio Giolitti, ma anche su mio padre, al quale  i Palmiro Togliatti scrisse una lettera personale,ripubblicata poi  in “Dialoghi con” (Il Girasole, 2002).
Nell’ottobre del 1956  io avevo stracciato la tessera  della FGCI e rifiutato qualsiasi altra  iscrizione.
Nel  1960 avevo ricevuto una borsa del Ministero degli Esteri (la prima  in assoluto, nel quadro dei nuovi scambi culturali con l’Urss), per ultimare i miei studi  della tesi di laurea: “Gli storici russi della rivoluzione francese”, grazie a 2 lettere di presentazione, di Federico Chabod e di Franco Venturi. 
Per tutta l’estate del 1960 avevo lavorato nelle biblioteche di Mosca, Leningrado e Kiev , ed ero rimasta profondamente colpita dal fatto che lo storico Lukin, direttore della rivista “Istorik marxist”, era stato mandato in un campo di concentramento per aver pubblicato, nel 1924 un articolo sul  Termidoro. 
Un articolo  che venne  percepito non solo come storiografico,  ma anche assolutamente eversivo sul piano  politico, perché riprendeva un argomento  agitato dai Mensceviki, contro Lenin e contro Trotzki, accusati di aver posto fine alla rivoluzione di 'Ottobre  perché nel 1921 avevano fatto sparare sugli operai e sui marinai in rivolta a Kronstadt. Perché? Chiedevano libertà di sciopero, di associazione e di stampa, e questo,secondo loro, non era possibile!  Erano  quindi loro i  nuovi termidoriani, che avevano  anche neutralizzato il gruppo politico di “Opposizione operaia”, diretto da Sciachmatov e dalla femminista  Alessandra Kollontaj, intervenuti appassionatamente  in difesa  del  diritto di critica e di sciopero. 
“Non ci incantate! Il Termidoro lo faremo noi!- aveva risposto Lenin.”
 Più tardi,  ma solo nel 1936,  l’argomento doveva essere  ripreso da Trotzki, proprio nella sua lotta contro Stalin,  divenuto ormai il Termidoriano  per eccellenza, per aver fatto fuori numerosi bolsceviki, che non la pensavano come lui in politica economica.. (I mensceviki e i socialisti-rivoluzionari, avevano lasciato il paese fin dal 1922)

Nel corso del mio soggiorno nell’Urss nell’estate del 1960 avevo avuto modo di incontrare studiosi specialisti  di storiografia,  come Weber, (anche lui inviato in campo di concentramento,  con Tarle) .Mi era stato  indicato dalla storica italiana Lina Misiano, figlia di Francesco, in esilio a Mosca dopo le azioni squadriste in Italia.  Avevo avuto modo di incontrare  anche giovani russi, laureati e addottorati in storia, come Tania Sciaumian e Vladick Sirotkin. 
Con loro ero andata al cinema e commentato  due interessantissimi films storici, che rompevano nettamente col mito di Stalin e col suo ruolo tradizionale nella  propaganda patriottica della vittoria.  
Uno  dei films riguardava la vita dell’agente di spionaggio sovietico Sorge, il quale dal Giappone nel 1939,  basandosi su fonti locali, aveva inoltrato un rapporto che certificava la volontà di Hitler di invadere l’Urss, malgrado il Patto di acciaio siglato da Ribbentropp e Molotov (un modo ingannevole dei tedeschi  per  prendere tempo).
Non solo non era stato creduto ma addirittura soppresso,  un omicidio  seguito alla  morte del Maresciallo Tuchacevski, eliminato nel 1937, proprio perché contrario al Patto di acciaio. 
Errori che sono costati  al paese 20 milioni di morti
(Ecco perché ad Emilio Lussu che cercava a Mosca un giocattolo per il figlio  era  stato risposto: No qui ai bambini non si danno né carri armati  né fucili per giocare) 
Si,  i sovietici  avevano della guerra un  sacro terrore. Per questo la preferivano  "fredda", con qualche colpo di stato bene aggiustato, come  quello a Praga nel 1947, secondo gli accordi di Yalta...Ma poi organizzavano grandi manifestazioni per la pace in tutta Europaalle quali partecipò anche mio padre. 
Il secondo film era quello del regista ebreo di Leningrado, Sctorm,  “Obyknobjennyi fascism” (Il fascismo consueto), che descriveva in dettaglio le pratiche poliziesche e repressive naziste (spionaggio, delazioni, arresti e campi di concentramento)
Tanja Sciaumian era figlia di un dirigente  armeno, perseguitato da Stalin, malgrado suo nonno fosse stato un eroe bolscevico, ucciso dall’Armata Bianca a Bakù. 
Con Tania avevamo   registrato i commenti a bassa voce del pubblico: “A eto, kak u nas!” (Come è successo da noi!).Al termine della proiezione si era levato un applauso di 15 minuti da parte della sala, e Tanja aveva le lacrime agli occhi.
Ezio Ferrero, suo grande amico, era  uno studente italiano figlio di un operaio, mandato a studiare  a Mosca con una borsa di studio del PCI,iscritto alla facoltà di storia,  e,  anche lui,  dopo un soggiorno di 5 anni, era  molto critico sul paese. 
Mi aveva detto: “ Qui, la statalizzazione delle industrie è servita per fare più rapidamente  la rivoluzione industriale in un paese contadino e arretrato. Hanno  sfruttato  i vari Stachanov, a profitto delle burocrazie di stato e di partito. Ma  si sono riformate le classi!”
Un’analisi condivisa  più tardi dal miltante trozkista polacco Karrol,  (marito di Rossana Rossanda), che in un articolo pubblicato sul Nouvel Observateur  aveva individuato nel sistema della doppia valuta (in dollari e in rubli), la nuova scansione dei privilegi. Si consentiva ai pochi possessori di dollari di accedere alle merci migliori  nei magazzini per stranieri, a  un terzo del prezzo, nonché al bene primario dell’informazione straniera,(giornali e riviste),  mentre alla maggioranza pagata in rubli venivano proposte lunghe code nei magazzini  di stato Gum, e al termine della coda venivano beffati come consumatori: non c’era più nulla, o la merce  rimasta era nettamente scadente. Inoltre avevano diritto all’informazione  solo sulla Pravda, ( biez izvestij, senza notizie) o sulla Izvestia  (bies pravdy,senza verità!)
                                      ***
Per tornare al dibattito che  nel 1960 si svolgeva nella sala di Italia-Urss , diretto dal neo Presidente, lo storico Paolo Alatri, il mio intervento a favore di Sctorm suscitava preoccupazioni.
 La  tesi storica del film, che aveva equiparato il nazismo allo stalinismo era inaccettabile, per chi, come lo storico Paolo Alatri, credeva ai progressi sociali  realizzati nell’Urss. 
Era una delle ragioni per le quali  del resto il film era stato molto discusso  nel paese, poiché gli uomini del XX° Congresso erano ancora in minoranza. Troppo numerosi nella società civile erano i complici delle pratiche staliniane,  che avevano approfittato  delle disgrazie altrui per avere una casa, un lavoro, nel proprio personale interesse, (come risultò nel corso dei vari processi in corso, e come si dovette ammettere nel  XXII° congresso del Pcus.)
  Paolo Alatri, consapevole della propria responsabilità come neo-presidente dell’Associazione, aveva cercato quindi  di zittirmi, senza successo.(ma io non ero più comunista da tempo, e il mio soggiorno nell’Urss non aveva fatto che confermare  le validissime ragioni  di una transfuga.  Del resto anche nel libro della Serri viene registrata la coraggiosa opinione di  un dirigente del Pci, Aldo Tortorella, espressa nel collettivo di Varese nel ’68 : “L’Urss non ha onorato le risoluzioni prese nel XX° congresso del PCUS, e cioè la destalinizzazione, la convivenza pacifica, e il profondo rinnovamento dei partiti comunisti”.
Ho raccontato tutti i dettagli del mio  primo soggiorno in Urss nel IV° capitolo del mio libro “Memorie di di un’eretica”, “Presente e passato: inchiesta sul campo” che spero di pubblicare on line, come E-book). Questo spiega perché il poliziotto   incaricato della sorveglianza in sala aveva registrato  nel suo rapporto il mio  vivace dissenso critico.
Mio padre, sebbene uscito dal Pci  fin dal 1957, aveva continuato a far parte dell’Associazione Italia- Urss, chiedendo, insieme a Franco Fortini, una vera libera informazione e non solo materiale di propaganda. Del ruolo degli intellettuali critici all’interno dell’Associazione si è occupata  di recente una giovane studiosa napoletana, Alessandra Reccia, laureata a Siena, i cui  lavori potrebbero essere molto utili alla signora Serri.
 Conclusione:
Come tu sai, io ho scritto un articolo molto critico su uno dei suoi  libri,  “I redenti”, che si occupava degli intellettuali italiani al tempo del fascismo, passati dal sostegno a Mussolini al Pci, nel quale  citava, fra gli altri, anche  mio padre, parlando della sua collaborazione a Primato, la rivista diretta da  Bottai, il quale aveva sostenuto le leggi del 1938 e la difesa della razza.
 Sulla stessa rivista, in un famoso articolo sul libro di Torquato Accetto  “La dissimulazione onesta” ( un manuale di sopravvivenza scritto al tempo dell’Inquisizione), mio padre rivedeva lucidamente  la propria condizione di antifascista,  che collaborava insieme ad altri  a una rivista di fronda, come Primato. 
Ma la signora Serri non aveva consultato né il casellario giudiziario in cui mio padre era stato indiziato di antifascismo fin dal 1931, quando  all’Università di Napoli aveva difeso Benedetto Croce dagli oltraggi degli studenti fascisti, e costretto a lasciare l’università per iscriversi  a Firenze.
Nel 1933 a casa del suo prof.Luigi Russo aveva conosciuto  Leone Ginzburg, militante di Giustizia e Libertà, che aveva successivamente incontrato a Torino, in casa di Barbara Allason, e  nel 1935 aveva portato  al gobettiano Tommaso Fiore, professore di latino in un  liceo pugliese, un numero del giornale “Giustizia e libertà”.
 Divenuto professore di liceo  a Bisceglie grazie a Fiore, aveva però perduto il posto a seguito di un intervento contro la guerra  imperialista  Etiopica, avendo letto agli scolari un articolo dell’Enciclopedia Treccani in cui si diceva che li  non c’era una goccia di petrolio: impresa  inutile, anche come sfida al Regno Unito, che come  serio paese imperialista sapeva  invece dove andare… (erano solidamente installati in Iraq, fin dal 1920,-aggiungo io.)
Denunciato da uno studente al federale locale (un certo Bellifemmine), aveva dovuto bere l’olio di ricino, per purgarsi dell’antifascismo e aveva perduto il posto, mentre mia madre era già in attesa di me. Quando, dopo aver vinto un concorso, fu costretto a prendere la tessera del PNF per poter  lavorare  in un liceo pubblico a Pescara, era ancora sorvegliato dalla polizia e la sua corrispondenza privata veniva  intercettata. Era difficile vivere in provincia, dove non c’erano nemmeno adeguate biblioteche per studiare.  Decise quindi, come tanti altri intellettuali, (tra cui l’israelita Giorgio Bassani) di tentare i Littoriali della cultura, nel 1939, a Trieste: lì aveva conosciuto Jaime Pintor, e malgrado le leggi razziali, si erano recati insieme alla libreria antiquaria di Umberto Saba, a rendere omaggio al grande poeta ebreo,  negli anni Venti collaboratore del “Baretti, un’altra famosa rivista culturale  antifascista, diretta da Piero Gobetti.
 Grazie al risultato del concorso erano stati poi  invitati a collaborare a Primato, ma non per questo avevano rinunciato alle loro idee. (Si fa presente che Jaime Pintor, specialista di letteratura tedesca, scriveva su Primato, in tempi di guerra, articoli contro la guerra (pubblicati poi  da Einaudi nel “Sangue d’Europa”) ed era entrato  nella staff della giovanissima casa editrice Einaudi, insieme a mio padre e a Leone Ginzburg. E, proprio in quanto collaboratore di Primato, faceva ottenere il visto della censura a tutte le pubblicazioni della casa editrice: un altro esempio di “dissimulazione onesta”,  come il suo breve viaggio in Germania.
Nel ’43, dopo l’8 settembre Muscetta e Ginzburg lavoravano all’Italia Libera, ma furono arrestati il 22 novembre  con tutta la staff del giornale nella tipografia di Via Basento, vennero portati al Terzo Braccio, controllato dai tedeschi, e poi a Via Tasso dove furono interrogati con metodi musclés. Leone, tornato in cella, tutto sanguinante aveva incontrato Pertini, al quale aveva detto:- Non dobbiamo odiare i tedeschi!-
Doveva morire di infarto per le percosse ricevute, il 5 febbraio, mentre mio padre, trasferito nel campo militare della Cecchignola per scavare le trincee ad Anzio e Nettuno, veniva liberato insieme a Siglienti, da mia madre e da Ines Siglienti Berlinguer, sfuggendo di un giorno al massacro delle Fosse Ardeatine. 
Tutti elementi di cui la signora Serri non aveva tenuto conto nel suo libro, malgrado alcuni  fossero  narrati nella biografia di mio padre “L’Erranza” ( Ed. Il Girasole, 1992), ora ripubblicata da Sellerio (2009). Nel mio articolo pubblicato sul Foglio, di G. Ferrara, mi rammaricavo che la sua indagine fosse  solidamente ancorata  a una tesi pregiudiziale, e non basata sul riscontro di altri fatti oggettivi. 
 Ed è per questo che tornerò sul nuovo lavoro di M. Serri, per vedere se il “quadro gustoso” di cui tu parli  sia  ancora ingessato e ristretto in  una fonte esclusiva, non documentato da un incrocio di accertamenti volti a cercare la verità, al di fuori di quella che si ha già nella propria testa
                                          ***
Caro Paolo, da ragazzi per preparare la nostra licenza liceale,  ci siamo entrambi giovati del prezioso insegnamento di Enzo Monferrini,  ebreo piemontese antifascista, cacciato da Mussolini dalle scuola dove insegnava  nel ’38, e costretto a lavorare in quella ebraica.
Nel 1954  in poche lezioni private,  ci aveva fornito un quadro essenziale del pensiero socialista e marxista  dell’Ottocento, utile ancora  a capire il mondo di oggi.  Malgrado le rivoluzioni in Russia, in Cina, come pure in Medio Oriente, in Egitto, in Siria, in Israele, in  Africa e in Europa, la giustizia  e la libertà dal bisogno, sono ancora  in lista di attesa.  Come il Messia per gli ebrei. E  questo è vero per il 99% degli abitanti del pianeta. soprattutto oggi,  in tempi di crisi finanziaria economica e  sociale
             Con i più cordiali saluti 
                  Mara Muscetta

sabato 28 gennaio 2012

Cure da cavallo, e liberalizzazioni

Ci siamo. Dopo tutti  gli scioperi, i blocchi , le manifestazioni   dei taxi a Roma , dei Forconi in Sicilia e dei Tir in tutta Italia  per l’aumento della benzina, del gasolio, e delle spese per poter lavorare,si profila  ora un aumento della spirale inflazionistica  sui beni di prima necessità a più del 2% , cosa di cui non si sentiva nessun bisogno, dopo gli effetti  devastanti e recessivi della manovra Salva Italia in novembre.

 Si poteva evitare che il decreto sulle liberalizzazioni comportasse un simile disastro?

 A)Taxi.

Se la nuova autority deciderà di aumentare le licenze in accordo con i comuni, sulle necessità effettiva per alcuni centri urbani  di avere un maggior numero di taxi,le vere misure da prendere saranno quelle di  rendere assolutamente pedonali i centri storici,  con un no ai veicoli privati, per rendere più conveniente e quindi più frequente l’uso del taxi, con tariffe ribassate, grazie a un prezzo speciale  della benzina, del gasolio accordato al servizio pubblico

Invece di impazzire per i parcheggi che non ci sono, anche per i cittadini sarebbe meglio, e l’aumento del numero delle licenze non sarebbe poi tanto male, se facessero lavorare di più  tutti i taxi drivers, rendendo le corse più rapide. Sarebbero  meglio delle auto blù e con netto vantaggio per i polmoni di tutti.

 Sarebbe anche da istituzionalizzare  il car sharing, collettivo da prenotare via Internet,  sui lunghi percorsi (città- aeroporto-porto, , o dalla periferia alla stazione.

B) I Forconi  si sono rivoltati contro la Regione Sicilia perché la promessa di diminuire il prezzo della benzina fatta in campagna elettorale da Lombardo , sulla base del fatto che il petrolio viene raffinato li, non solo non era stata mantenuta ma addirittura annullata dalla liberalizzazione.

Altre categorie si sono aggiunte, pescatori, agricoltori, che hanno altrettanto bisogno del carburante a prezzi ragionevoli, come pure   tutti quelli rovinati da una generale crisi endemica di lavoro, dopo la chiusura della Fiat a Termini Imerese, e di altre aziende, mentre le risorse regionali, vanno ad aumentare il numero dei funzionari pubblici in funzione clientelare, divenuto ormai l’unico ammortizzatore sociale della disoccupazione cronica.)

I giovani  erano presenti con gli studenti senza futuro delle Università.

Le richieste di Sicilia Libera invece  facevano pensare ad altri tempi, quando alla fine della guerra Finocchiaro Aprile proponeva il separatismo dall’Italia, per fare della Sicilia una stella solitaria, uno stato federale   americano, per farla uscire dal paese: una proposta assecondata dai ricchi agrari, proprietari terrieri, o dalla ricca borghesia, timorosa del vento del Nord. Si concluse con la strage a Portella della Ginestre, il Primo maggio del ’47, contro l’occupazione delle terre incolte).

 Ivan Lo Bello, presidente della Confindustria siciliana, in lotta contro le ramificazioni mafiose dell’imprenditoria sicula, ha segnalato la presenza di ronde intimidatorie in varie città,che ordinavano ai commercianti di chiudere i negozi, per accrescere il disagio e la forza della protesta:  la rivolta sociale venne qualificata di essere rivolta mafiosa, con grande sdegno dei rivoltosi.

Sicilia libera da che? Dalle tasse, dall’Ici, con le rivalutazione degli estimi catastali: si ricorda che 30 anni fa gli esattori in Sicilia erano i fratelli Salvo, noti mafiosi.

Forse dopo l’incontro Lombardo-.Monti il problema è avviato a soluzione per il prezzo del carburante, pur  restando  irrisolti i grandi problemi  economico-sociali dell’isola.

b) Per quanto attiene ai Tir il problema è analogo per il prezzo del gasolio, alle stelle,

destinato ad aumentare ulteriormente in seguito all’embargo del petrolio iraniano, ma  i padroni dei Tir  avranno diritto a tariffe agevolate sulle autostrade.

Non ancora   tuttavia sulle Assicurazioni,  una liberalizzazione non compresa in elenco, che, se fosse stata proposta, avrebbe potuto entrare nella trattativa, visto che i Tir Drivers devono affrontare una concorrenza sleale da parte dei camionisti dell’Est Europeo, con una grave limitazione dei redditi.

Gli interessi del Califfo,proprietario di società assicurative oltreché di una banca hanno frenato il Ministro Passera, ai danni dell’interesse generale.

II° Le Farmacie  e le edicole

Dovranno essere liberalizzate, e aumentare di numero una ogni 3000 abitanti.

Personalmente sarei favorevole perché abitando lontano dal centro cittadino,  in un bel quartiere residenziale, dove non c’è né una farmacia né un’edicola, trovo che sarebbe utile per tutte gli abitanti  anziani poterne disporre. Si potrebbero inoltre  creare posti di lavoro per giovani farmacisti e per nuovi giornalai, anche se  per noi utenti  rimarrebbe inalterato  il costo delle medicine di fascia C e di quelle  omeopatiche,assolutamente spropositato rispetto agli altri paesi europei.

Non tutti comprano i giornali tutti i giorni. Siamo in  crisi.

Che  nell’elenco delle liberalizzazione siano previsti più notai, più avvocati, mi pare una questione secondaria rispetto a quelle importanti, mancate, che appaiono essenziali per la vita quotidiana  dei cittadini e delle imprese,:

a) Assicurazioni e banche

b) Pubblicità televisiva(oggi appannaggio di Mediaset, della Rai e della Sette)

c)Aste delle frequenze (per ora  gratuite, per la Rai e per Mediaset, ma  bloccate per 3 mesi dal Min. Passera.

A) Assicurazioni e banche sono due settori interconnessi, perché non vengono erogati prestiti di alcun tipo (per mutui acquisto casa o personali) se l’Assicurazione non garantisce il rimborso delle somme dovute, in caso di eventuale scomparsa del debitore)

I prezzi delle assicurazioni sui veicoli sono fra i più alti in Europa,quindi un po’ di concorrenza farebbe bene alle nostre tasche.

b) Banche : hanno avuto fiumi di soldi dalla Bce, al tasso dell’1%, grazie a Super Mario Draghi, che ha voluto così arginare la crisi di liquidità e rendere fluido il mercato interbancario.

Hanno potuto ricapitalizzarsi, ma finora non hanno erogato prestiti a mini-imprese in banca rotta, poiché, in periodo di grave crisi non sono sicure di ricuperare i crediti.

Sarebbero quindi urgenti pertanto le seguenti riforme.

a) Una netta separazione fra banche di investimento, disposte a rischiare,  da quelle ordinarie , con i conti correnti delle famiglie e delle società, il cui costo andrebbe ridotto per redditi inferiori a 40.000 euro l’anno.

b) Uno stop agli stipendi megagalattici dei managers commerciali,  e un aumento dello stipendio ai funzionari bancari.

c) Uno stop all’uso improprio di derivati e di altri titoli tossici

d) Uso  sistematico della Tobin tax, per le transazioni internazionali, per arginare l’uso delle evasioni fiscali di grandi capitali a colpi di clics.

In Svizzera ci sono 130 miliardi di euro.

In novembre 2011  a Lugano, in Canton Ticino c’erano le code di macchine, con cassette, titoli,gioielli  e contanti…evasi con grande facilità. Sarebbero  da ricuperare almeno in parte con il sistema della doppia tassazione, come hanno fatto tedeschi e britannici, (fondi ultra necessari  per la riforma del mercato del lavoro, per la quale Fornero dice che non ci sono risorse  sufficienti.)

Ottima quindi, sebbene tardiva,  la decisione del governo di elaborare una banca dati fiscale per controllare il reale stato della ricchezza nazionale a partire da tutti i conti correnti.

Se il risultato porterà alla prossima azione del governo, con l’abbassamento dell’aliquota irpef per i redditi annui inferiori a 40.000 euro,  il favore a Monti crescerà.

III°Mercato del lavoro

La riforma, chiesta a gran voce dall’Europa, richiede attenzione data la complessità della situazione, in periodo di crisi e di licenziamenti a catena.

Si devono stabilizzare i precari,  ma non precarizzare i garantiti, dall’art.18, riducendo l’aberrante numero tipologico dei contratti attuali, sostituendolo con quello unico, a tempo indeterminato dopo  3 anni di apprendistato: la formazione è capitale, per giovani e per adulti.

Un servizio dell’Espresso ha documentato come, le imprese con un numero di addetti superiore a 15 già ignora l’articolo 18,licenziando a tutto spiano, dando luogo a 310.000 controversie legali, anche per motivi salariali,  perché il TFR  dovuto  non viene pagato ai disoccupati .

Nella situazione attuale è  quindi assolutamente vietato scassare la cassa integrazione straordinaria.

Dopo tutto un merito il Governo Monti lo ha avuto: è stata ripristinata l’unità sindacale, distrutta da Sacconi e da Marchionne. Ora il Min.Fornero dovrebbe chiedergli per quale ragione la Fiom non può entrare in fabbrica alla Fiat,perché continua a licenziare e a mettere in Cassa integrazione gli operai,  e quali sono i suoi progetti di investimento annunciati  in Italia  per 20 miliardi: non se ne sente più parlare. Che ci racconta dell’auto elettrica?



Allora, visto lo straordinario lavoro delle Fiamme gialle, che hanno identificato 7000 evasori  del tutto ignoti finora  al fisco,bisognerebbe utilizzare quel denaro, una volta ricuperato, per pagare gli ammortizzatori sociali e il salario minimo garantito in caso di disoccupazione, come si fa in Francia e in Germania.

Attendiamo ancora che venga messa poi  in opera una vera politica industriale per creare nuovi posti di lavoro, come ha fatto la Merkel con le energie rinnovabili.

E ci chiediamo  perché, grazie al decreto mille proroghe  già approvato al Senato, sono stati tagliati i sussidi per il fotovoltaico?Una cretinata voluta dal governo precedente, per favorire i petrolieri nostrani, i quali sono stati  perfino autorizzati a trivellare preziosi fondi marini. Pare che costi meno che fare le guerre. Sembra opportuno invece dare impulso alle energie rinnovabili, prima che il prezzo del greggio in aumento ci porti alla bancarotta. L’Eni è in crescita in borsa.

Siamo d’accordo invece con la decisione secondo la quale la rete di produzione del gas sarà separata dalla Snam, la rete di distribuzione, che è stata così aperta alla concorrenza. Speriamo che sia utile per pagare bollette inferiori per il riscaldamento e l’acqua calda.

Conclusione:

Che cosa mi è piaciuto della linea di Mario Monti :

a)la sua esplicita dichiarazione sugli evasori fiscali, che mettono le mani nelle tasche dei contribuenti onesti, impedendo l’erogazione dei servizi necessari alla comunità. E’ giusto comunicare al paese il proprio pensiero in materia, dopo che il precedente capo del governo aveva dichiarato di evadere le tasse e di avere il diritto di farlo: troppo alte. E se l’aliquota irpef sarà portata al 20% per i redditi medio bassi saremo ancora più felici.

b) Mi sono piaciute le sue dichiarazioni sulle aste delle frequenze televisive, che non devono essere regalate a pochi e sottratte a molti altri. L’etere è un bene comune, come l’acqua.

 Perché allora il Min. Passera le ha solo bloccate per 3 mesi, e non le ha distribuite a chi ne ha fatto esplicita richiesta (come Michele Santoro, per Servizio Pubblico?)

E perché ci vogliono scippare della vittoria sul  referendum per l’acqua pubblica, e riconsegnarla alla costosa gestione privata, visto che anche essa è considerata  bene comune?

c) Mi piace lo stile nuovo nel  muoversi in Europa e il riacquistato prestigio del paese sul piano Internazionale.

E’ positivo che abbia convinto Merkel e Sarkosy sulla necessità della crescita oltre al rigore dell’austerity.  Soprattutto grazie agli euro-project Bond, come voleva Jacques Delors e come sostiene oggi  Fitoussi.

Se la Merkel, preoccupata di ottenere consenso in vista delle prossime elezioni, non vuole pagare i nostri debiti, non ha torto, e quindi ha rimandato l’ampliamento  finanziario del  fondo Salva Stati, finché tutti i paesi europei non abbiano preso  provvedimenti  rigorosi per il loro debito sovrano.

 Tuttavia  è ora convinta che se non c’è sviluppo nell’Europa Mediterranea, nessuno comprerà più i prodotti industriali tedeschi. Quindi il Fondo Monetario Europeo (o Fondo salva-stati)  sarà creato non solo per salvare la moneta unica ma anche l’unità politica ed economica del  Continente, promuovendone la competitività globale. E’ il senso del suo discorso a Davos  mentre Cameron si è confermato ostile alla U.E e alla misura della Tobin Tax, per combattere la speculazione finanziaria.

Nel suo paese non finisce più di accumulare critiche, soprattutto sul piano fiscale, essendo contrario alla tassazione dei grandi patrimoni.  Tutto il paese è sceso in piazza. Nick Clegg gli è contrario, e questo accade mentre Obama sta col 99% degli americani sulle ragioni  di Occupy Wall Street. Nel suo discorso allo Stato dell’Unione  ha aperto la campagna elettorale  dicendo di essere  per una tassazione maggiore delle fortune superiori a 1 milione di dollari.

“Chiamatela lotta di classe, se volete.”

Che cosa dovrebbe fare il governo Monti?

Buttar via un po’ di scorie.

 E’ andato a trovare il Papa e gli ha detto che la situazione italiana è difficile.

Subito dopo il Card. Bagnasco ha dichiarato che evadere il fisco è peccato, e  probabilmente molti conventi- albergo e molti immobili appartenenti al Vaticano dovranno pagare Ici e Iva, cosa che potrebbe essere ribadita l’11 febbraio, in occasione  dell’anniversario del Concordato firmato da Mussolini nel ’29, con tutti i privilegi economici accordati alla Chiesa. Se il Ministro degli Esteri Terzi dell’Agata dovesse rinegoziarlo, dovrebbe chiedere anche il permesso di fare accedere le Fiamme Gialle allo IOR, il più comodo paradiso fiscale nel centro di Roma. Si potrebbero ricuperare soldi oggi indispensabili.

 Dopo l’inchiesta di Nuzi  sulla Sette  nella trasmissione “Gli Intoccabili” che ha reso nota la lettera scritta al Papa dal Monsignore incaricato di sorvegliare i registri economici delle entrate vaticane, Carlo M Viganò, nella quale denunciava le truffe delle alte  gerarchie cardinalizie nella Curia, fedeli al segretario di Stato Bertone, non si può non vedere la sua nomina a Nunzio Apostolico a New York, come un Promoveatur ut amoveatur, cosa da lui paventata,  che  oggi è realtà.

 Ragione di più per un cattolico liberale come Mario Monti di seguire la strada battuta da Prodi (poi  abbandonata dal governo Berlusconi)  di cancellare i privilegi fiscali del Vaticano. Molti cattolici sarebbero d’accordo.

                          ***

Dulcis in fundo: Il niet della Consulta al referendum abrogativo del Porcellum, nel timore di un Vacuum legis.

Una decisione assunta da una Corte Costituzionale radicalmente cambiata  nella sua composizione negli ultimi 5 anni, presieduta da un maestro del diritto Amministrativo, Sabino Cassese, le cui capacità di mediazioni compromissorie sono ben note a tutti.  Fin dagli anni 70 quando insegnava diritto amministrativo ad Ancona, facoltà distaccata dell’Università di Urbino,    era un riformista minimalista, profondamente centro-sinistrato. A Urbino il problema era di dare alloggio in collegi ai 10.000 studenti provenienti dal Sud, perché quello bellissimo costruito da Giancarlo De Carlo ne poteva ospitare solo 1000.

A lui  oggi si deve  la relazione  conclusiva sulle motivazioni del No, che sono andate contro il parere di 100 costituzionalisti, tra cui Zagrebjelski,  favorevoli all’abrogazione  del Porcellum e al ripristino della legge elettorale precedente, voluta da Mattarella. Per loro  non ci sarebbe stato alcun pericolo di Vacuum legis.

Si può immaginare quanti pizzini politici siano arrivati  alla Consulta, per evitare di dover ripristinare la quota proporzionale prevista dal Mattarellum,  che  avrebbe consentito alla sinistra radicale di tornare in Parlamento. Mezzo Pd era contrario.

Vorrei chiedere al Presidente Napolitano che giustamente sollecita le Camere a mettere in agenda la discussione sulla nuova Riforma elettorale, se è veramente convinto che l’attuale Parlamento, gattopardesco com’è, sia veramente capace di raggiungere un accordo per varare una buona nuova legge. Sono convinta che né il Pdl né la Lega vorrebbero rinunciare al comodissimo Porcellum, e che farebbero cadere il governo Monti al momento buono, per tornare alle urne nelle migliori condizioni per loro,  rischiando un’astensione del 45% degli  elettori arcistufi della situazione.

Vedremo come andrà a finire, quale tipo di  legge sarà votata,  e se dovremo ringraziare, oltre ai nuovi membri della Consulta, anche il Presidente,  prof. Cassese per il capolavoro del Niet, uno schiaffo a quel milione e più di firme cittadine per l’abrogazione:  un solenne ceffone alla democrazia.

lunedì 19 dicembre 2011

ACCIAIO “ : UNA T.A.C PER L’ITALIA

Essere come  uno  stelo,
 essere come  l’acciaio,
nella  vita  in  cui tanto  poco  possiamo
con cioccolata curar la  tristezza
e ridere  in faccia  a  chi  passa
Questi  versi potrebbero  essere  la  cifra  poetica  di  due  adolescenti toscane, protagoniste  del  romanzo di  Silvia  Avallone, Acciaio, insieme  alle  loro  famiglie, nella  Piombino popolare di  Via  Stalingrado, all’inizio  del  XXI°  secolo.
I  versi  sono  stati  scritti da  Marina  Tsvietajeva in  Russia, nel 1918,  in  piena  rivoluzione  e  in  piena  guerra  mondiale, quando  la  Russia  aveva  fame  e  freddo,  alla  vigilia  dell’Anno  Nudo. 
Il  romanzo, “Acciaio”,( Rizzoli,  2009),  che  ho letto  di  un  fiato, è per  me  una  vera t.a.c, dell’Italia odierna, di un’Italia  malata,  dove  tutto  è  inquinato :  i  discorsi,  dalle  escandescenze e  dagli  insulti, l’aria, dal  fumo  della  acciaieria, la   Lucchini  S.P.A, le  spiagge  dalla  spazzatura, le  relazioni  familiari dalla  miseria. E senza ideali.
“ La  vita, un  sobborgo dove  non  si  può  vivere”,-  diceva  Marina  T- ,  esule  a  Berlino  nel  1922, col marito al  fronte, capitata, per  carenza  di  mezzi, in  un  quartiere  operaio  di  periferia.
I casermoni  popolari,  costruiti  con  buona  volontà,  dalle  giunte  di  sinistra, con  vista  mare, (e  non  con  vista  fabbrica), guardano  all’Elba  come  al    paradiso  dei  tedeschi  e  dei  milanesi, ma per  tutti  i loro,abitanti  di  Via  Stalingrado,  impossibile.
A  Piombino, - scrive  Silvia  A- .“Il  mare  e  il  muro  dei  casermoni sembrano  la  vita  e  la  morte che  si  urlano  contro …
Sono  tutti  uguali, con  la  facciata  che  somiglia alla  parete  dei  loculi  di  un  cimitero”.
A  Piombino,  l’ex  acciaieria  Ilva,  dotata  di  4  altoforni, ora  ne  ha  solo  uno. Molti  i  licenziati. E  i  casermoni,  costruiti  negli  anni  Cinquanta, completamente  degradati,  nessuno  pensa  a  restaurarli.
Ilva,  era  il  nome  etrusco  dell’Elba,  perché  anche   2   millenni  fa   si  estraeva  il  ferro  dalle  sue  miniere  per fabbricare   armi.
Rispetto a quelli  che  lavoravano  alla  vecchia  Ilva, oggi  i  salariati,  operai  e  impiegati, sono   ridotti  a  1 terzo,perché   un’importante  partecipazione  finanziaria di   capitale    russo  ha  richiesto vistosi   tagli  di  personale. Ed  è  così  che  la  gloriosa  fabbrica del  passato è’  diventata la triste  Lucchini  S.p.a, che  fabbrica  di  tutto:  rotaie, binari, componenti  per  bastimenti, armi, ma  dove  i  top  managers  continuano   a  licenziare gli  italiani,  perché  il  costo  dei    rumeni, ukraini  e  marocchini  è  decisamente  più  conveniente. Delocalizzare dunque.
                                    ***
Marina T.  ha 30  anni  quando  fugge  da  Mosca  per  rifugiarsi a   Berlino,con  sua  figlia Alia , insieme a   tanti  altri  scrittori  e  artisti, privati  della  loro  libertà,  (1922)
Abitava  in  un  quartiere  di  periferia. Lo  vedeva.  C’era  chi  stava   peggio  di lei.  Scrive allora  un  breve  poema:
“Quelli  delle  fabbriche”.
                     “Stanno  con  tetraggine  operaia
                      I  corpi  di  fabbrica  anneriti  dal  fumo
                      Sopra la  fuliggine scuotono  i  ricci
                      I  cieli, mossi  a  pietà.
                     Verso  la  fumosa orfanità  dell’osteria
                    Si  trascina un  berretto  unto di  grasso.
                    L’ultima  sirena  della  periferia
                   Ulula,  chiedendo  giustizia.
                   Il  suo  penoso ululato
                   Azzanna  la  vostra  sazietà  di velluto
                   E  Dio? Affumicato fino  alla  fronte
                              Non  interviene 

 Versi  che potrebbero   essere, a 90  anni  di  distanza,  un  commento  di  fuoco  al  romanzo  di  Silvia  Avallone.        
2)Personaggi  e  vicende.
Enrico, metalmeccanico   grande e corpulento,  a  riposo  in
 un  giorno  festivo,  segue  preoccupato  e  geloso col  cannocchiale  la  figlia  Francesca, sulla  spiaggia  di  fronte.
Orrenda.  “Sabbia  mescolata  a  ruggine,e a immondizia, cumuli  e  cumuli  di  alghe  che  il  Comune  non  rimuoveva, e  quando  il  sole scioglieva  l’asfalto, l’afa ammorbava  l’aria, e le tossi  espulse  dalle  ciminiere della  Lucchini,ristagnavano  sopra  la  testa”.
Il  degrado  ambientale fa  parte  del  quadro..
“Come  cazzo  va  in  giro  conciata tua  figlia ?- urla  Enrico  alla  moglie  Rosa,  che  avvilisce  dentro  un  secchio. mentre, su  un  altro  balcone Arturo,  padre  di  Alessandra,  l’amica  del  cuore  di  Francesca, dice  alla  moglie,  Sandra: 
“Visto  che  sono  stato  licenziato,  perché  rubavo  il  gasolio alla  fabbrica, vado  anch’io  in  spiaggia. Oggi  è  bello.
 Nato  a  Procida,  era  stato  prima  borseggiatore,  poi  operaio  e  poi  caporeparto.
Cera  tutto  da  pagare in  casa : la rata degli  elettrodomestici, l’affitto,  ma  lui  si  era  giocato lo  stipendio  a  poker. Sandra, molto  politicizzata,diffonde i volantini  di  Rifondazione  comunista, lavora, legge  almeno 1  giornale ogni  mattina,  ma  è  sconfortata. Dal  marito  nessun  soccorso. “Perché  lo  ha  sposato,‘sto  disgraziato”?-si  chiede.
Il  sabato  sera   il  loro  figlio  Alessio  esce  dalla  fabbrica, si  precipita  nella  doccia  per  scartavetrare il  nero  Coke  dalla  pelle. Il  lavoro?  Prima  portava  la  ghisa dall’altoforno  ai  convertitori, ma  ora  lavorava  sul  carroponte.
 Uno  da  fuori  non  può  capire che  cosa  significa  trasformare tonnellate  e  tonnellate  di  materia, la  più  dura  che  esista. Alessio è  sfiancato  dopo  il  turno notturno  di  8  ore ,all’interno  dell’altoforno.
“Guardava le  colate continue  dell’acciaio quando  hanno  il  colore  del  sangue ... Acciaio  fuso  che  cola  in  siviere,  acciaio  incandescente che  diventa  prodotto  di  mercato,  profitto,  salario,connessione  fra le  città,fra  luoghi  e  tempi :  che  si  fa  binario.(La vita  è  rotaie: non  piangere!.. –diceva  Marina.)
Alessio  sogna  la  Golf,  e  vota  Forza  Italia:  la  sinistra  è  sfigata,- pensa. Il  sabato  sera però vuole  andare  in  discoteca,  a  cercare  quelle  che  la  danno,non  senza  un  po’  di  cocaina prima.
“Lavorare  tutta  la  vita  là  dentro  avrebbe  senso  se  ti  dessero  5-6 milioni  al  mese – dice  al  suo  amico  Cristiano-
-  Allora si, avrebbe  un  sacco  di  senso-

(Mi  chiedo: qualcuno  ha  regalato  a  Marchionne AD. della Fiat, questo  romanzo?
Brillante  top  manager,  guadagna  420.000 euro  al  mese, a  fronte  dei 1500 euro della  paga   operai.( un dislivello remunerativo mai  raggiunto prima!)
 Ma,- dice,-   sono  3  anni  che  non  va  in  vacanza . Fuma  20  pacchetti  di  sigarette  al  giorno e  lavora  ai  calcoli  con  musica  a  tutto  volume.  Ora  sono  finiti  anche  gli  incentivi dello Stato. Vendere  le  macchine  è  dura,in  un  mondo  globalizzato e  nell’Europa  in  crisi, con   la  agguerrita  concorrenza tedesca . 
E  lui ha  perduto  la  vera  ricchezza  al  mondo: il  tempo  per  vivere,  e  per  ascoltare  coloro che le  macchine  le  fabbricano, (mentre i  politici, ora  che  “i cancelli  dello  zoo  sono  stati  aperti, fanno  a  gara a chi  muggisce  o  raglia  meglio, di  preferenza  in  televisione”)
Ha senso  per  lui  una  vita  così? Beh,  almeno  i  suoi  figli  studiano   in Svizzera  e  respirano l’aria  buona.
 Lo  vedremo  al  prossimo  incontro  con i   sindacati  riuniti,CGIL  e  Fiom  comprese.
Un  patto  sociale, ma  anche  una  legge  sulla  rappresentanza  sindacale, che  dovrebbe  non  escludere la  CGIL,  maggioritaria  per  numero.
Per  il  progetto  di Pomigliano   Marchionne dovrà pure   trovare  ora il  tempo  per  ascoltare  il   dissenso.
E  intanto  un  attentato  telecomandato  contro  la sede della  Cisl,  rinnova la  vecchia  pratica  terroristico-intimidatoria  al  momento  di  stipulare  contratti  di  lavoro. Sacconi  punta  sulla  divisione  sindacale, che  si  è  manifestata  a  Pomigliano,mentre la  Presidente  della   Confindustria,  memore  della  scala  mobile ottenuta  negli  anni  Ottanta, grazie  all’unità  della  Confederazione,  con  Lama, alla  direzione della CGIL,  abbraccia  Epifani  e Camusso, sperando  che  il  miracolo  si  ripeta )
                                                ***
Tornando al romanzo, Alessio, operaio  alla  Lucchini, deve  arrotondare  la  paga, nettamente  insufficiente,  e  col  suo  amico  Cristiano  va a  rubare  cavi  di  rame  da  tralicci  dismessi, alle  Dalmine :  venderli  conviene, almeno  per  la  droga, ma  non  è  abbastanza  per  comprare  una  Golf, la  macchina  dei  sogni.
Non  aveva  il  coraggio  di  cambiare  lavoro,  di  rischiare  mettendosi  in  proprio,  come  gli  consigliava  Arturo, suo  padre. Lui aveva  fatto   così. Commerciava  ora in quadri  d’autore, pagando con  moneta  falsa.
Lui  Alessio   preferiva  invece  restare  operaio  e  “non  inculare  la  gente”.Ma  la  Golf  alla  fine  gliela  compra  suo  padre.
La  scuola a  Piombino: ci  vanno  le  due  adolescenti, Alessandra  e  Francesca,  molto  amiche  e  molto  belle.
Tra  i  compagni   molti  sono  i  ripetenti.  Per  ora  scaldano  il  banco, (come  prescrive  la  legge), ma   fra  due  anni   andranno  a  lavorare alla  Lucchini, a“sollevare  siviere,   e a  perdere  un  braccio,  nel  turno  di  notte”(!)
Per la  bella  Francesca parole  oscene, suggerite dall’ultimo  libretto porno, portato  in  classe,  per  non  morire  di  noia.
Suo  padre  è  contrario alla  scuola :  tempo  perso, deve  restare  a  casa  ad  aiutare sua madre,  e  quando Francesca   va  alla  festa  di  Ferragosto,a  sua  insaputa, la  massacra  di  botte.
Contraddizioni  e  compromessi sono  evidenti, soprattutto  nelle  donne  adulte, le  madri  del  passato, che  non  hanno  il  coraggio  di  affrontare  la  solitudine di  una  vita  autonoma.
Le  storie  sentimentali,le  passioni, gli  incidenti  fino  alla  tragedia  finale, la  morte  di  Alessio  in fabbrica,  tutto si  avvicenda  per  i  personaggi  vorticosamente.
 Non  li  racconterò  per  non  togliere   la  sorpresa.
Lascio   a  voi  il  piacere  della   scoperta  e  dei  commenti.
La  mia  domanda  è:  per  fare  una  vera  letteratura bisogna  fare  la  Tac   alla  realtà? Complimenti a  Silvia  Avallone,  piemontese  di  Biella,  e  dott.ssa.  in  filosofia , per  averlo  osato,  e  per  averci  trascinato  nell’avventura  della  sua  narrazione col suo  stile  sciolto, aggressivo, cinematografico.
Dopotutto  quando si  ama  un  individuo, non deve essere   necessariamente  del  genere  opposto. Questa  è  la  verità alla  quale  approdano  Alessandra  e  Francesca.
Le    due  adolescenti,  arroganti  nella  loro  bellezza  e  aggressive  nei  loro  comportamenti,  inteneriscono  per  la loro  fragilità, e  per  il  loro  bisogno  di  fare  muro a due,  contro   un  mondo  maschile duro, ostile, violento  o, nel  migliore  dei  casi, irresponsabile.
E  L’Elba,  l’Ilva degli  Etruschi , è  pronta  ad  offrire   alla loro  amicizia,  fedele  nonostante  tutto, il  paradiso  necessario  per  respirare.
3) 11  settembre  2001: irruzione  della  storia.
Al  bar, si  affacciano  i   metalmeccanici, fra  un  turno  e  l’altro, dopolavoro  o  prima -del -lavoro, e   vecchi  pensionati.  Biliardino,   e televisione  a  tutto  volume  per  vedere  la  partita. Nessuno  ascoltava  nessuno  se  non  c’erano  di mezzo  sesso  e  soldi
Ma  a  un  certo  punto:  TG, edizione  straordinaria !...
Tutti  parlavano  tutti  insieme.
-Ma  fatemi  sentire, -  dice  il  gestore  del  bar spazientito!.. E  improvvisamente si  fermano  tutti.
Le  immagini : due  Torri, con  una scritta, World  Trade  Center,  una  colonna di  fumo,  e  il  commento  di Giulio  Borrelli  da  New  York:
“Questo  è  il  più  grosso  attacco  terroristico  portato  nel  cuore  dell’America.”
Dopo  42  minuti  crolla il  secondo  grattacielo.
Il  titolo  del  Manifesto “ Apocalisse!”
“Dalla  Lucchini  decine  di  radio  e  televisioni, tutte sintonizzate   sulla  stessa  frequenza. Gli  uomini  in  tuta guardavano  e  contemporaneamente fondevano ferro, carbonio,ghisa  e  acciaio.
A  Manhattan  ora  c’era  un  buco,  e  stava  per  cambiare  la  direzione  del  mondo.”Quello  del  XXI°  secolo.